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Papa Celestino V, Bolla del Perdono Papa Celestino V, Bolla del Perdono  

Petrocchi: Perdonanza Celestiniana, esperienza di conversione

L’arcidiocesi di L'Aquila celebra dal 25 al 29 agosto l'indulgenza di Celestino V. Il 16 agosto l'inizio delle manifestazioni civili con l’accensione della fiaccola del Perdono. L’apertura della Porta Santa a Collemaggio affidata al cardinale Zuppi

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Prende forma il programma della 726.ma Perdonanza Celestiniana, l’indulgenza plenaria concessa con una bolla da Celestino V nel 1294 a chi tra il 28 e il 29 agosto visita la Basilica di Collemaggio, associando la recita di Credo, Padre Nostro, Ave Maria e Gloria secondo le intenzioni del Papa, e ancora confessione e comunione eucaristica.

Il programma

Dal 25 agosto al via le celebrazioni religiose e i momenti di preghiera. Il 28 agosto, ad aprire la Porta Santa della Basilica, che è tradizione oltrepassare per lucrare l’indulgenza, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, che alle 18.30 presiederà la Messa. Alle 22 appuntamento con la Perdonanza dei giovani, degli scout, delle aggregazioni laicali e degli operatori pastorali e la Messa celebrata da monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo di Teramo-Atri. A seguire la veglia nella notte della Perdonanza. Il 29 agosto, nell’arco dell’intera giornata, si svolgeranno le liturgie per i lavoratori, per i religiosi e le religiose, per le forze armate e le forze dell’ordine, e ancora per le famiglie i catechisti, i ragazzi, gli studenti e gli insegnanti e infine per i malati e le confraternite. Nelle 24 ore del Giubileo Celestiniano, sul prato antistante la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, ci sarà la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione; diversi i confessori che saranno disponibili per quanti vorranno chiedere perdono a Dio per i loro peccati. A chiudere la Porta Santa, sempre il 29 agosto, sarà l’arcivescovo di L'Aquila, il cardinale Giuseppe Petrocchi.

Il senso della Perdonanza

La Perdonanza Celestiniana, pensata nel rispetto delle norme anti-Covid, condurrà i fedeli alla Basilica di Collemaggio dopo i difficili mesi dell’emergenza coronavirus e i recenti incendi che hanno devastato circa 800 ettari di vegetazione del Parco del Gran Sasso e della provincia di L'Aquila, oltre ad avere minacciato la stessa città. Il cardinale Giuseppe Petrocchi spiega qual è il senso profondo del tradizionale evento e come viverlo:

Ascolta l'intervista al cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo di L'Aquila

R. - La Perdonanza è anzitutto esperienza di conversione, di cambiamento interiore sulla base degli insegnamenti e della forza che ci vengono dal Vangelo. É molto importante maturare atteggiamenti saggi di fronte alle situazioni che rappresentano una sfida - spesso un trauma -, perché non è soltanto la condizione avversa esterna che “dentro” ci ferisce, ma gli atteggiamenti con cui viviamo queste situazioni di conflittualità. Perciò, se nell’anima maturiamo modi di pensare, di sentire e di agire che sono illuminati dalla verità e da una volontà di bene, i problemi che incontriamo esternamente riusciamo non soltanto a fronteggiarli - e a non lasciarci abbattere - ma li trasformiamo in opportunità di crescita. Allora la Perdonanza Celestiniana è un appello alla comunità ecclesiale e civile dell'Aquila, ma anche a tutti, perché impariamo a vivere da cristiani tutte le situazioni della nostra esistenza, quelle positive come quelle segnate dalla sofferenza. Anzi, è proprio un segno di autenticità il fatto di saper mantenere la pace e un sano ottimismo anche in mezzo alle tribolazioni.

In che modo sono state ripensate le celebrazioni religiose per rispettare le norme anti-Covid?

R. - Sono state adottate metodologie organizzative che intendono garantire una partecipazione ampia e al tempo stesso ordinata: rispettosa delle norme che sono state emanate per la sicurezza. In questa dimensione va sottolineata la piena collaborazione con le istituzioni civili: con la prefettura, che coordina anche il servizio reso dalle forze dell’ordine, con le autorità comunali, che hanno mobilitato il personale e messo a disposizione le attrezzature. É stato predisposto un piano, molto accurato, per fare in modo che le vie di scorrimento possano essere in linea con le prescrizioni che sono state date.

La Perdonanza proporrà momenti speciali per determinate categorie, ad esempio per i giovani. Come guarda a loro l’arcidiocesi? 

R. - I giovani sono i primi destinatari del messaggio evangelico, perché sono chiamati ad essere le sentinelle del futuro: quelle che oggi consentono di “interpretare” creativamente il presente, avendo la capacità di investire sull’avvenire. La Chiesa è vicina ai giovani e la Perdonanza porta un messaggio in sé perennemente giovane, perché è il messaggio dell’amore e l’amore evangelico non subisce alterazioni, non invecchia, mantiene la sua costante attualità. I giovani sono chiamati a vivere rapporti riconciliati, anzitutto con sé stessi, e quindi con gli altri, a essere portatori di una cultura del dialogo, dell’incontro, del confronto, diventando abili nel gestire anche le situazioni di difficoltà. Perciò la Perdonanza diventa una grande scuola, non soltanto in senso dottrinale - perché ci sono insegnamenti molto forti che vengono trasmessi - ma diventa anche un’esperienza di prossimità, di solidarietà, di comunità, che aiuta a rendere le nuove generazioni una speranza per il mondo che viene.

Nel dicembre dello scorso anno l’Unesco ha inserito la Perdonanza Celestiniana nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Che cosa significa questo riconoscimento per la Chiesa aquilana?

R. -  Significa che il valore sul piano etico-antropologico che ha il messaggio evangelico della Perdonanza è stato giustamente riconosciuto ed è stato proposto a livello planetario. Quindi l’Unesco promuove una prospettiva centrata sul perdono che è anche una prospettiva di pace, perché, come ci hanno ricordato i sommi pontefici negli ultimi decenni, non ci può essere pace senza perdono, come non c'è giustizia senza misericordia. Riconoscere, sul piano culturale, la Perdonanza come un evento che ha un messaggio alto e forte da dirigere al mondo, rappresenta il punto di arrivo di un cammino che si è svolto nei secoli, ma al tempo stesso l’assunzione di una responsabilità in chiave universale, per fare in modo che questi - chiamiamoli - “talenti” preziosi, che ci sono stati dati, sul piano ecclesiale e sociale, possano essere messi a disposizione di tutti, per una crescita integrale che aiuti gli uomini ad essere più fedeli alla loro identità e alla loro vocazione. 

Qual è il messaggio che quest'anno, in particolare, la Perdonanza vuole dare?

R. - La Perdonanza è capacità di vivere una grazia che viene donata. Perdonanza significa, anzitutto, accogliere un perdono che ci viene offerto. Vivere la Perdonanza, perciò, comporta fare pace con sé stessi e in sé stessi: è un'impresa ardua, non scontata. Da soli, in questa avventura dell’incontrare noi stessi per diventare buoni alleati di noi stessi, saremmo perdenti senza l’aiuto di Dio. La Perdonanza sviluppa la capacità di superare le fratture che ci portiamo dentro, per fare unità nell’anima ed essere interi nelle situazioni che affrontiamo all’esterno. Soltanto uomini in loro stessi resi autentici - perché capaci di mobilitare in senso positivo le risorse che hanno - possono essere costruttori della civiltà dell’amore e della fratellanza. In particolare vorrei dire - siamo in tempo di Covid - che il virus della avversione, del rancore, della vendetta, se è lasciato libero di agire dentro di noi produce guasti grandissimi, provoca “infezioni” etiche, spirituali, psicologiche e relazionali, che, a loro volta, generano patologie nel modo di valutare le cose, ma anche nelle scelte e nelle condotte che vengono messe in campo. Allora, la Perdonanza, soprattutto quest’anno, è invito a fare in modo che la grande “medicina” del perdono, che abbiamo ricevuto, possa aiutarci gradualmente a sanarci dal negativo che ci portiamo addosso, per renderci così persone in grado di volere il bene secondo il Vangelo e per questo pronte a costruire, giorno per giorno, una società migliore.

La Perdonanza celestiniana è aperta a tutti, ma come far giungere la misericordia di Dio agli ultimi, i dimenticati o i carcerati? 

R. - La Perdonanza non vuol dire venir meno agli impegni della giustizia, non significa cancellare in modo improprio gli obblighi derivati dal dovere di impegnarsi affinché un ordine violato venga ripristinato. La Perdonanza è sinergica con la giustizia, quella autentica. Ma la giustizia non è mai solo vendicativa e repressiva. La giustizia autentica è promozione della persona, è offrire a chi ha sbagliato opportunità di riscatto, possibilità, cioè, di riaprirsi a percorsi di piena onestà, congrui con la chiamata alla bellezza che ciascuno di noi porta nel proprio cuore. La Perdonanza, soprattutto per le categorie che vivono una marginalità, costituisce un appello a dire un “sì” alla verità, al bene, in tutte le sue dimensioni. Ma anche la sicurezza che un “sì” viene detto dalla Chiesa e dalla società a loro, nel senso di una prossimità donata e di un affiancamento che viene garantito perché si cammini verso il meglio. Così possono aprirsi situazioni di approdo a novità autentiche e promettenti, nella vita propria e nel rapporto con gli altri. 

Le manifestazioni civili

Le celebrazioni religiose della Perdonanza Celestiniana saranno precedute da una serie di manifestazioni civili e rappresentazioni storiche. Il 16 agosto, sul monte Morrone sarà accesa la fiaccola del Perdono, a ricordo del tragitto verso L’Aquila percorso da Pietro Angelerio nel 1294, quando fu eletto 192.mo Papa assumendo il nome di Celestino V. La fiaccola, dopo aver fatto tappa in svariati comuni, raggiungerà il capoluogo abruzzese il 23 agosto. Il comune di L’Aquila ha voluto dedicare la 726.ma Perdonanza a quanti hanno profuso il loro impegno a vario titolo contro il Covid-19, a coloro che sono stati vicini agli ammalati e alla gente e ai giovani che hanno trascorso l’ultimo anno di scuola in un contesto di emergenza sanitaria.

La Perdonanza Celestiniana è Patrimonio Unesco

Inclusa dall’Unesco nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità perché simbolo di riconciliazione, coesione sociale e integrazione, riflettendo l’atto di perdono tra le comunità locali, promuovendo i valori di condivisione, ospitalità e fraternità e rafforzando le relazioni tra le generazioni, la Perdonanza avrà il suo momento clou nel corteo storico della Bolla del Perdono che il 28 agosto dal centro cittadino raggiungerà la Basilica di Collemaggio. Tra i figuranti hanno particolare rilievo: la Dama della Bolla, che ha il compito di portare il documento di Celestino V, il Giovin Signore, che la accompagna con un ramo d’ulivo, utilizzato poi nell’apertura della Porta Santa, e la Dama della Croce che reca il dono - appunto una Croce - con il quale la città di L’Aquila ringrazia colui che aprirà la Porta Santa. Le Dame e il Giovin Signore simboleggiano i valori tradizionali della celebrazione: l’ospitalità, la solidarietà e la pace.

Il corteo storico omaggio a quanti si sono spesi nell'emergenza coronavirus 

Quest’anno la Dama della Bolla, il Giovin Signore e la Dama della Croce rappresenteranno, in particolare, donne e uomini in prima linea nelle corsie ospedaliere, nei supermercati sempre aperti durante il lockdown, e i giovani, futuro del territorio, provato da 11 anni a causa del terremoto del 6 aprile 2009, che non hanno potuto festeggiare i 100 giorni dalla maturità né organizzare le tradizionali gite scolastiche. La cerimonia, al termine del corteo, prevede la consegna della Bolla da parte della Dama che l’ha sorretta al sindaco di L’Aquila, che ne dà lettura, e poi l’apertura della Porta Santa ogni anno affidata a un cardinale che per tre volte, con il ramo d’ulivo donatogli dal Giovin Signore, percuote la Porta schiudendola, rendendo così possibile l’ingresso alla Basilica e dando inizio all’indulgenza. Infine il porporato viene ringraziato dal sindaco con il dono consegnatogli dalla Dama della Croce.

Le Dame e il Giovin Signore di quest’anno e la chiusura dell'evento

A vestire i panni degli storici personaggi saranno gli aquilani Desiree Biccirè, medico, 35 anni, all’ultimo anno della scuola di specializzazione in anestesia e rianimazione, in prima linea nel complesso dell’ospedale San Salvatore, allestito per ricoverare i pazienti contagiati dal coronavirus; Angela Marrone, 19 anni, appena diplomatasi al liceo linguistico “Cotugno”; Massimiliano Fornella, da 15 anni dipendente di un ipermercato, sempre presente a lavoro sia durante tutto il periodo del lockdown, sia subito dopo la riapertura della struttura di vendita dopo il terremoto 2009. A chiusura della 726.ma Perdonanza, il 30 agosto, un concerto, quest’anno dedicato al compositore Ennio Morricone scomparso lo scorso 6 luglio.

08 agosto 2020, 10:20