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I vescovi italiani: dare un senso spirituale alla pandemia

Un documento della Commissione episcopale per la dottrina, l’annuncio e la catechesi mette in relazione gli avvenimenti degli ultimi mesi con il Mistero pasquale. Monsignor Bulgarelli: “Il testo non confeziona risposte, ma si mette in ascolto. Tutti noi abbiamo bisogno di sentirci di più comunità”

Federico Piana-Città del Vaticano

Si può dare una spiegazione soprannaturale al dolore, allo sconforto e allo smarrimento dell’anima provocato dalla pandemia? Ci prova la Conferenza episcopale italiana con un documento dedicato in particolar modo a quanti sono impegnati sul fronte dell’evangelizzazione e che dal titolo già trasuda gocce di speranza: ‘E’ risorto il terzo giorno’. La riflessione inizia con le domande sul senso profondo della vita, della morte e della sofferenza di chi sta vivendo sulla propria pelle la drammaticità della situazione: uno studente, un bambino, un’impiegata, un cappellano, un medico, una casalinga, un volontario e una segretaria.

Sullo sfondo, il Mistero pasquale

“La prospettiva interessante del testo è quella di non voler confezionare delle risposte, ma innescare un ascolto attento ai bisogni degli uomini e delle donne dei nostri giorni” dice monsignor Valentino Bulgarelli, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale della Cei. I vescovi leggono i tragici fatti legati alla diffusione del virus, ponendoli in relazione al Mistero pasquale di Gesù. Bulgarelli, infatti, spiega che “si è partiti da una analisi del Triduo Pasquale, centro della nostra vita liturgica, centro della nostra esperienza di fede. I vescovi lo hanno definito il dramma del Venerdì Santo. Che raccoglie tutta la drammaticità di quello che abbiamo vissuto”.

Ascolta l'intervista a monsignor Bulgarelli

Dopo la tragedia, la resurrezione

Poi c’è l’attesa del Sabato Santo, giorno di apparente silenzio, che prelude alla risurrezione. Scrivono i vescovi nel documento: ”Una lettura pasquale dell’esperienza della pandemia non può prospettare il semplice ritorno alla situazione di prima. La croce e il sepolcro possono diventare cattedre, che insegnano a tutti a cambiare, a convertirsi, a prestare orecchio e cuore ai drammi causati dall’ingiustizia e dalla violenza, a trovare il coraggio di porre gesti divini nelle relazioni umane: pace, equità, mitezza, carità”.

La strada della speranza

Una prospettiva, assicura monsignor Bulgarelli, che viene offerta a tutti: a credenti e non credenti. “Nel testo vengono richiamati quei gesti eroici, di carità, che medici, infermieri e anche tante comunità cristiane hanno vissuto nel silenzio, nel nascondimento, proprio per sostenere ed accompagnare chi stava sperimentando la tragedia” Poi conclude: “Questo tempo ha svelato anche un segno di speranza: ci ha fatto capire che tutti noi abbiamo bisogno di essere più comunità. Stiamo davvero sulla buona strada”.
 

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28 giugno 2020, 17:01