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Sud Sudan: escalation di violenze, appello ecumenico alla pace

Il Consiglio delle Chiese del Sud Sudan, in una nota, condanna con forza gli omicidi e la distruzione di case in quasi tutti gli Stati del Paese, già provati da anni di guerra civile, e chiede al “governo rivitalizzato di transizione per l’unità nazionale”, insediato il 22 febbraio, e a tutti i gruppi di opposizione di interrompere ogni violenza

Isabella Piro – Città del Vaticano

Delle violenze commesse bisognerà rendere conto a Dio: è questo il monito lanciato dalla Consiglio delle Chiese del Sud Sudan (Sscc), in una nota diffusa nei giorni scorsi e riportata dal blog dell’Amecea (Associazione dei membri delle conferenze episcopali dell'Africa orientale). Nel testo, si fa riferimento all’escalation di brutalità perpetrate “in quasi tutti gli Stati” del Paese: in particolare, si condanna “fortemente l’aggravarsi delle perdite di vite umane e la distruzione di proprietà appartenenti a popolazioni già impoverite da precedenti conflitti”.

Dio ci riterrà responsabili di questa brutalità

Episodi drammatici che “rattristano profondamente” le Chiesa del Sud Sudan, prosegue la nota. Di qui, il richiamo al fatto che “Dio ci guarda e ci riterrà responsabili della mancanza di rispetto nei confronti della sacralità della vita". Al contempo, l’organismo ecumenico invita alla “costruzione della pace”, esortando il governo a trovare il modo di fermare gli scontri in corso e a far sì che la gente abbracci la via della riconciliazione.

I politici siano fedeli agli accordi firmati

"Chiediamo al governo rivitalizzato di transizione per l’unità nazionale – scrive il Sscc - e a tutti i gruppi dell'opposizione di porre fine con effetto immediato a questa violenza devastante e molteplice". Ma anche la popolazione viene inviata alla “coesistenza armoniosa, perché siamo tutti legati dal destino e dall'amore reciproco in questa nostra amata terra". Rivolgendosi poi ai leader politici, il Consiglio delle Chiese raccomanda loro di “essere fedeli agli accordi e alle dichiarazioni che hanno firmato e ad assicurarne la piena e tempestiva attuazione". "Facciamo appello, in nome di Dio – prosegue il testo - a tutti i nostri leader politici affinché valorizzino il popolo al di là del potere e degli interessi di partito. Pertanto, chiediamo l'immediata cessazione delle ostilità e la formazione di governi provinciali".

Pentimento, perdono e riconciliazione con Dio

Forte, inoltre, il richiamo ad un sentimento di pentimento collettivo per una guarigione delle ferite del passato: “Chiediamo al popolo del Sud Sudan di pentirsi dei propri peccati, di perdonarsi l'un l'altro e riconciliarsi con Dio". Dal suo canto, le Chiese assicurano che rimarranno fedeli al loro “ministero di riconciliazione”: “Continueremo a pregare e a lavorare per il nostro Paese, perché crediamo che ci sia ancora speranza. Non arrendiamoci", concludono i leader religiosi.

La guerra civile scoppiata nel 2013

Formatosi il 22 febbraio di quest’anno, il governo di transizione per l’unità nazionale è definito anche “revitalizzato” poiché riprende in parte quello del 2011, presieduto da Salva Kiir e con il suo diretto rivale Riek Machar tra i vicepresidenti. Lo scontro tra i due leader ha provocato, nel 2013, lo scoppio di una guerra civile protrattasi per diverso tempo, anche a causa del riaccendersi di tensioni etniche e tribali.

24 giugno 2020, 17:46