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Lavoro minorile, salesiana in Africa: diamo ai bambini una nuova vita

Dopo la Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, intervista a suor Pascaline Affognon che, da una casa famiglia in Costa d'Avorio, racconta l'opera di riscatto di tanti minori attraverso educazione e gioco: “Qui si sentono amati”

Antonella Palermo – Città del Vaticano

Suor Pascaline Affognon, Figlia di Maria Ausiliatrice, responsabile della Comunicazione Sociale dell'Ispettoria "Madre di Dio" per la regione dell'Africa occidentale, ad Abijan, in Costa d'Avorio, accoglie e rilancia il monito di Papa Francesco contro lo sfruttamento dei minori all’udienza generale del 10 giugno scorso:

“Faccio appello alle istituzioni affinché pongano in essere ogni sforzo per proteggere i minori, colmando le lacune economiche e sociali che stanno alla base della dinamica distorta nella quale essi sono purtroppo coinvolti”

La religiosa racconta che in questa regione i bambini vengono impiegati soprattutto nelle piantagioni di cacao. “Sono costretti a trasportare sulla testa pesi che superano la capacità di forza dei piccoli. Alcuni di loro già all'età di 12 anni vanno nelle miniere. Spesso devono caricare sacchi di pietre, altri bambini devono lavare queste pietre nel lago, con la speranza di trovare oro o altre gemme preziose”. Un altro impiego molto frequente tra i ragazzi è quello del lavaggio delle auto, per le strade, mentre per le ragazze è il lavoro domestico ad essere molto diffuso: “Fanno le pulizie, poi camminano tutto il giorno sotto il sole ardente per andare al mercato, tornano a casa e subiscono altre violenze. Quasi il 70 % dei bambini e delle bambine non va a scuola per questi motivi”, spiega la suora.

Ascolta l'intervista a suor Pascaline Affognon

Il superamento dei traumi

“Essendo educatrici salesiane, siamo impegnate ad accogliere le bambine, ad ascoltare la loro storia”, prosegue suor Affognon, sottolineando che è una attività che richiede tempo, perché le bambine non si fidano, non si aprono facilmente. “Intraprendiamo questo cammino durante il quale si dà la possibilità alla bambina di andare a scuola e, se è già grande, le si offrono corsi di alfabetizzazione e una formazione al mestiere, quello che la giovane desidera fare”. E' un clima familiare quello che si respira nella casa famiglia delle Figlie di Maria Ausiliatrice ad Abidjan, un clima che è sempre mancato alle ospiti. “Facciamo anche in modo che le ragazze svolgano attività sportive e ricreative”, aggiunge suor Pascaline. E cita l'esempio della danza moderna, che le aiuta ad avere fiducia in se stesse. Come si intercettano le situazioni limite? “Il lavoro che portiamo avanti - spiega la religiosa -  è un lavoro di rete con altre organizzazioni che si adoperano per la tutela dei diritti dell'infanzia. Alcuni bambini sono arrivati da noi tramite il BICE (International Catholic Child Bureau) oppure attraverso altri salesiani che lavorano in questo ambito”.

Grace: “Perdono chi mi maltrattava, ma chiedo ai grandi di non farlo”

E' arrivata nella casa famiglia delle salesiane quando aveva 13 anni. Grace ora ne ha 22 e si sta preparando per l’esame del Baccalaureato letterario. Suor Pascaline dice di aver ritrovato il resoconto di un colloquio che fece con lei tempo fa. Grace, da adulta, può dirsi fortunata al punto che si sente come una sorella grande per le piccole che arrivano qui con varie situazioni difficili alle spalle. Accusata di stregoneria, fu poi cacciata dalla famiglia. Venne accolta da un'altra famiglia ma “presso di loro – aveva raccontato - sono diventata una schiava, di fatto. Quando avevo solo 7 anni dovevo alzarmi presto la mattina, prima di tutti gli altri, per iniziare i lavori di casa: lavare i piatti, spazzare ovunque, andare a cercare l’acqua, poi procurare la legna. Ogni volta dovevo allontanarmi parecchio”. “Quando ritornavo a casa, era già ora, per gli altri bambini di questa famiglia, di andare a scuola. Io invece dovevo rimanere in casa per continuare i lavori domestici. Quando li finivo, dovevo andare a vendere i prodotti che la donna di casa mi dava. Al mercato del villaggio vendevo mais e fagioli. Dovevo trasportare pesi troppo grandi per me. A volte non mi davano nemmeno la colazione e se non riuscivo a vendere la quantità di merce che mi imponevano di vendere, venivo picchiata”. Ora la sua vita con queste suore è cambiata. Si sono occupate di lei e le hanno fatto scoprire il desiderio di continuare a studiare. “Oggi sono contenta”, dice Grace con gratitudine, ma anche con un richiamo al mondo dei grandi: “Chiedo agli adulti, a quelli che maltrattano i bambini, di smettere di sfruttarli. Oggi sono cresciuta, ho perdonato e vorrei andare avanti con coraggio, perché con Dio sono forte”.

Restituire speranza ai piccoli, con le difficoltà della pandemia

Suor Affognon racconta che in questo tempo di paura per il contagio da coronavirus non è facile occupare tutta la giornata di queste bambine e ragazze, ma si è cercato di riorganizzare il loro tempo inserendo attività ludiche come la danza tradizionale e moderna, il disegno, senza trascurare la celebrazione della Parola di Dio. “C’è stato anche un lavoro di sensibilizzazione per spiegare qual è la situazione, come bisogna proteggersi: lavare le mani, mettere le mascherine, rispettare la distanza gli uni dagli altri. All'inizio non è stato semplice, ma ora hanno preso l’abitudine”. I traumi con cui convivono i minori sono profondi, si rende necessario pertanto un accompagnamento psicologico, che dalle religiose viene assicurato, così come le visite mediche. La malnutrizione crea problemi. “Cerchiamo di provvedere al cibo quotidiano per le bambine e le ragazze, paghiamo le tasse scolastiche e per la formazione, cerchiamo un contatto con le famiglie, sia con quella biologica che di adozione, questo facciamo. Organizziamo momenti di preghiera semplici, che permettono alle bambine di imparare a parlare a Dio: sanno che possono raccontargli la loro vicenda e che possono trovare senso alla loro vita, perché si sentono amate da Dio”.

15 giugno 2020, 10:37