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Ambiente emissioni e scarichi industriali - immagine di archivio Ambiente emissioni e scarichi industriali - immagine di archivio 

I vescovi coreani: agire ora per contrastare i danni all’ambiente

La preoccupazione dei presuli della Corea del Sud per il post pandemia e per gli effetti devastanti delle vecchie politiche economiche sul clima. L’uomo non è il padrone della Terra, necessario cambiare stile di vita ed impegnarsi per la riduzione delle emissioni di gas

Davide Dionisi - Città del Vaticano

“Gli effetti del cambiamento climatico creeranno danni irreversibili e permanenti all’intero ecosistema e saranno causa della diffusione di altri virus”. Dalla Corea del Sud, i vescovi,  in un comunicato, esprimono preoccupazione per la ripresa delle attività economiche e industriali e gli effetti che una drastica accelerazione della produzione, dopo le tante vittime e la crisi che questa pandemia ha provocato, possa causare sofferenze e problemi ancora più grandi. “Se continuiamo a promuovere politiche economiche come quelle che hanno segnato il periodo pre-COvid 19, saremo chiamati ad affrontare disastri ben più gravi”, tuonano i presuli facendo  riferimento al Rapporto del Consiglio intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) che parla di un innalzamento della temperatura media di un grado e mezzo.

Previsioni infauste

“Con questo trend - proseguono - raggiungeremo il picco nel 2030 e a farne le spese saranno le popolazioni che non hanno risorse idriche, tutto il settore agricolo e, di conseguenza, saremo chiamati a far fronte ad una crisi alimentare senza precedenti”.  La conferma del dato allarmante pubblicato dall’IPCC, è arrivata anche da Copernicus climate change service (C3S), il programma per l’osservazione della Terra dell'Unione Europea, secondo cui quello appena trascorso è stato il mese più caldo mai registrato al mondo  con temperature molto alte soprattutto in Eurasia, Groenlandia e Antartide.

La Terra non è nostra

“Nel frattempo l’uomo continua ad essere il padrone di questa nostra terra e ad abusarne saccheggiandola” riprendono i vescovi coreani. “La Casa comune è in pericolo e continua ad essere minacciata - avvertono -. La terra non è nostra. Siamo chiamati perciò ad amministrarla convivendo e proteggendo le altre specie che la popolano. Fino ad oggi non è stato così, per questo siamo chiamati a cambiare stile di vita”. I vescovi, successivamente, indicano la strada maestra da seguire perché “non è ancora troppo tardi, ma è necessario agire subito”. Le raccomandazioni della Chiesa locale partono da un appello a tutti i cristiani: “sentiamoci coinvolti - scrivono - in un approccio diverso nei confronti dell’ambiente”. Ai cittadini di buona volontà e alle istituzioni si chiede infine di “impegnarsi per ridurre le emissioni di gas e di puntare sulle energie rinnovabili” e di istituire una “agenzia nazionale” che si occupi della crisi climatica.

06 maggio 2020, 12:50