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Sudafrica, lettera dei vescovi ai malati: tutti preziosi al cospetto di Dio

Oltre diecimila casi di contagio generano preoccupazione nei presuli del Paese specie per l'isolamento cui la popolazione è costretta e per le conseguenze che ne derivano. Da qui una lettera piena di vicinanza e speranza

Roberta Barbi - Città del Vaticano

Ieri, nel giorno in cui la Chiesa ha fatto memoria della Beata Vergine di Fatima, i vescovi del Sudafrica, attraverso il sito dell’Episcopato, hanno trasmesso un messaggio di conforto agli ammalati di Covid-19 presenti nel Paese in cui si sono superati i diecimila casi di contagio.

I momenti di difficoltà condivisi

“Siamo preoccupati in modo particolare per i nostri numerosi fratelli e sorelle che stanno vivendo lo stress in questo momento di isolamento – scrivono i presuli - per sconfiggere la pandemia e proteggere i nostri cari siamo fisicamente tagliati fuori dalla consolazione, dalla compagnia e dalla gioia che si vivono assieme agli altri. Tutti attraversiamo momenti di difficoltà nella vita: funerali, divorzi, relazioni povere, povertà, precarietà, insicurezza, crisi finanziaria, cattive condizioni abitative e disperazione, ma normalmente possiamo chiamare gli amici, sederci a tavola con i nostri cari, far visita ai parenti, visitare una chiesa, inginocchiarci davanti al Signore e la domenica riunirci come comunità intorno al sacerdote, alla Parola e all'Eucaristia”.

Isolati, invece, è come se sentissimo che la nostra umanità è diminuita: “Privati dei legami sociali ci sentiamo impotenti e incapaci. La vita ci sta scavalcando. In passato siamo stati capaci di alzarci e di rispondere alle sfide, ma ora ci sediamo a porte chiuse. Ci si può sentire inutili – proseguono i vescovi – invece no, noi siamo utili, siamo preziosi al cospetto di Dio, nostro Padre, preziosi per noi stessi. Il Signore non ha nessun altro unico come noi. Dio non ama la nostra ‘utilità’; Dio è amore e si rallegra della nostra stessa esistenza, come una madre si rallegra semplicemente della presenza del suo bambino, così Dio gioisce in noi.  Il sorriso e l'amore del bambino sono la ricompensa della madre”.

L'attesa e la speranza

Una delle problematiche principali individuate dai vescovi in questo momento è l’attesa che sembra non finire mai: “Il nostro stile di vita moderno non apprezza l'attesa. Ma ci sono segni che l'attesa e la speranza producono grandi frutti. I figli di Abramo hanno aspettato quarant'anni nel deserto per entrare nella Terra Promessa. Gesù ha vissuto nascosto al mondo come falegname a Nazareth per trent'anni. Maria Maddalena aspettava fuori dal sepolcro e i discepoli nella sala superiore. Ciò che è venuto da queste attese è stata la trasformazione della vita”.

I presuli hanno ricordato, poi, la memoria della Beata Vergine di Fatima: “A Fatima Maria ha chiesto ai bambini piccoli di pregare e di fare penitenza. Ha mostrato che molti sono perduti a Dio perché non hanno nessuno che preghi e faccia penitenza per loro. Anche ora possiamo fare cose meravigliose per gli altri e per il mondo con la nostra preghiera e sopportando con fede la penitenza dell'impotenza. Siamo intrecciati nel corpo di Cristo, non siamo soli, e ovunque persone Sante pregano per noi”.

Un pensiero va anche a tutti coloro che sono depressi: “Non siamo autosufficienti, da soli ci affanniamo, abbiamo bisogno del Signore, come gli antichi navigatori avevano bisogno delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche della nostra vita. Consegniamo a Lui le nostre paure, affinché le possa conquistare. Come i discepoli nella tempesta nel lago sperimenteremo che con lui a bordo non ci sarà alcun naufragio. Perché questa è la forza di Dio: rivolgere al bene tutto ciò che ci succede, anche le cose brutte. Egli porta serenità nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai".

14 maggio 2020, 10:07