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Frei Peret: in Brasile le miniere non si fermano, lavoratori a rischio

Mentre il Covid-19 arriva anche nelle piccole città, l’estrazione mineraria prosegue a Minas Gerais e, in modo illegale, anche in Amazzonia, mettendo a rischio chi lavora e le comunità vicine alle miniere. Il francescano di Uberlandia: “Il governo mette al primo posto le banche e le aziende, non crediamo le miniere siano un servizio essenziale”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Nell’appello della Repam, Rete ecclesiale panamazzonica, a difesa delle popolazioni e dell’ambiente della Regione, a rischio per la pandemia, per le violenze, con omicidi di leader e contadini indigeni per l’occupazione della terra, cresciuti del 250 per cento, e per il disboscamento (più 29,9% a marzo rispetto al 2019), si punta il dito anche contro i progetti di estrazione mineraria in Amazzonia, che il governo brasiliano potrebbe presto approvare.

Il Covid-19 si espande nelle piccole città e nei villaggi indigeni 

Il tutto mentre la pandemia di Covid-19, dopo aver flagellato metropoli come Manaus, miete sempre più vittime nelle piccole città e nei villaggi indigeni. Ne abbiamo parlato con il minore francescano frei Rodrigo Peret membro della Commissione per la pastorale della Terra a Uberlandia, nello Stato minerario di Minas Gerais, della rete Iglesias y Mineria e inserito nel Gruppo di lavoro minerario della Cnbb, la conferenza dei vescovi brasiliani.

Prosegue il lavoro nelle miniere, con rischi per lavoratori e popolazione, foto Marcelo Cruz
Prosegue il lavoro nelle miniere, con rischi per lavoratori e popolazione, foto Marcelo Cruz

Estrazione mineraria, nel 2019 la tragedia della diga di Brumadinho 

Un anno fa, in Vaticano, frei Peret ha partecipato all’incontro su “L’ industria mineraria per il bene comune”, organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, che ha visto confrontarsi i rappresentanti delle industrie minerarie e quelli delle comunità locali. Ha accompagnato da Papa Francesco, Dari Laurindo Pereira, un sopravvissuto al disastro minerario della diga di Brumadinho, del gennaio 2019, che ha fatto 290 vittime tra i lavoratori e gli abitanti dei villaggi.

Ascolta l'intervista a frei Rodrigo Peret

R. - La situazione del contagio è grave e quella dell’assistenza è molto precaria. Il governo brasiliano non adotta misure sanitarie in modo pianificato, per affrontare la grande minaccia del Covid-19, specialmente all'interno delle comunità isolate. Dopo essersi diffuso attraverso le metropoli e grandi centri urbani il coronavirus inizia ad arrivare e a fare vittime a un ritmo preoccupante nelle piccole città del Brasile. Nelle ultime tre settimane c'è stato un aumento molto grande, circa il 50% di nuovi casi, nei comuni che hanno fino a 20 mila abitanti. E’ importante ricordare che in questo Paese non esiste un’infrastruttura sanitaria pubblica ben attrezzata per rispondere a questi casi di coronavirus.

Che impatto ha sull’economia e il sostentamento di queste comunità il blocco delle attività imposto per frenare il contagio? Il blocco ha interessato anche l’attività delle miniere?

R.- Per quanto riguarda le attività minerarie questo blocco non esiste in Brasile. Per comprendere il pericolo connesso al mantenimento dell'attività estrattiva è importante considerare due rischi vissuti dai lavoratori e dalle comunità vicine alle aree minerarie. La prima situazione di rischio è che le attività di estrazione mineraria sono legate all'assembramento e alla circolazione di centinaia di lavoratori e quindi contribuiscono alla diffusione del contagio del coronavirus e la seconda situazione di rischio riguarda il fatto che i lavoratori del settore e le comunità circostanti vivono storicamente con vari problemi di salute. Principalmente sono problemi respiratori dovuti all'emissione di polveri, legata al processo di estrazione mineraria. Quindi questi due fattori di rischio implicano che le aziende dovrebbero sottoporsi a tutte le misure mediche e sanitarie di isolamento sociale, bloccando le loro attività. Però non lo fanno. Nonostante tutti questi rischi le aziende continuano, non hanno sospeso le loro attività in Brasile. Ciò significa che continua la circolazione dei lavoratori sugli autobus, tra le città vicine alle aree minerarie, l'assembramento nei luoghi di lavoro e le caffetterie per mangiare. L’estrazione mineraria è uno dei settori più malsani del mondo. Tutti i lavoratori del settore e le comunità circostanti hanno vissuto storicamente questo problema quindi c'è una urgenza. Però non c’è il blocco.

 

I vescovi dell’Amazzonia hanno criticato con forza i progetti governativi che consentono l’estrazione mineraria sui territori indigeni. Ma voi denunciate che in mancanza dei controlli di polizia, sta aumentando anche l’attività estrattiva illegale…

R. - Le attività minerarie continuano, le aziende mettono a rischio i propri lavoratori e le comunità circostanti. Tutto questo con il sostegno del governo brasiliano. Il governo Bolsonaro ha considerato l'estrazione mineraria un servizio essenziale. La commissione per l'ecologia integrale ed estrazione mineraria della Conferenza Episcopale del Brasile è fortemente in disaccordo con questa decisione. Ci domandiamo: “Per chi l'attività mineraria è essenziale? In verità non è essenziale per la popolazione nel suo insieme, né per lo sviluppo o la crescita della ricchezza nei territori. Al contrario tutta la ricchezza estratta va al di fuori del territorio, mentre l'attività estrattiva mette a rischio i lavoratori e le comunità. Se ciò non bastasse, con l’irresponsabile sostegno del governo federale, l’estrazione illegale sta avanzando in regioni come l'Amazzonia e ha già un impatto sulla vita delle popolazioni indigene dal momento che queste regioni non dispongono di infrastrutture di qualità per l'assistenza sanitaria pubblica. E’ un grosso problema: il governo brasiliano ha creato un conflitto tra la vita umana e l'economia. Cos'è un servizio essenziale? c'è un dibattito. I capitalisti, le imprese estrattive, contestano la definizione comune di quali sono le attività essenziali che non dovrebbero essere fermate. Il governo che non crede nella pandemia non cerca una via per preservare la vita e per le politiche di aiuto delle emergenze reali, come la politica del “reddito minimo”, di base. Quello che vuole il governo è dare maggiori risorse alle banche, alle aziende e vuole solo fare girare l'economia come prima.

 

Da dove si trova, riesce a mantenere i contatti con queste comunità, per proseguire la sua attività pastorale e di promozione umana?

R. - Mantenere il contatto con le comunità è una grossa sfida, durante questo periodo. Qui nello Stato di Minas Gerais, dove abbiamo il maggiore numero di aree minerarie del Brasile, noi della rete Iglesias Y Mineria, Chiese ed estrazione mineraria, che è formata dalla Commissione per la pastorale della Terra, il Consiglio missionario indigenista, il Consiglio pastorale dei Pescatori, la Caritas e alcune altre provincie ecclesiastiche o diocesi, coinvolte in queste questioni, ci incontriamo on-line una volta alla settimana per scambiare informazioni, valutare ciò che succede, riflettere sulla situazione e cercare di prendere alcune decisioni. Ma devo confessare che questo è molto complicato.

 

Cosa pensa cambierà nella vita di queste comunità, dopo la pandemia?

R. - Io credo che la crisi non finisca. Il coronavirus è un aggravamento della grande crisi sistemica che era già in atto, che è la crisi socio-ambientale che colpisce l'intero Pianeta. In questa prospettiva, credo che dobbiamo guardare alle iniziative che esistono e che nascono nelle comunità. Io credo infatti che alcuni problemi torneranno molto più pesanti e gravi di prima della pandemia. Al primo posto il problema della diseguaglianza sociale, poi quello del cambiamento climatico, la questione ambientale e infine il problema delle politiche sociali sanitarie e la questione della democrazia. Per questo è importante osservare le comunità e coinvolgerci come Chiesa nelle azioni di solidarietà e cura che emergono dalle popolazioni periferiche nelle favelas e in quelle che sono colpite da questa economia estrattivista nella quale noi viviamo e nella quale l'estrazione mineraria è un elemento importante. Infatti le comunità cercano di rispondere con un’azione alle emergenze, e in questo credo che abbiamo un embrione di nuove relazioni e lotte. E queste azioni, a mio avviso, costituiranno la base di ciò che il Papa ci invita ad attuare e a pensare, che è la cosiddetta economia di Francesco. Un'economia che non è fatta di numeri ma di relazioni nuove, che nascono dalle risposte alle emergenze, e che già esistono. Sono risposte concrete alla fame che cresce, alla mancanza di infrastrutture, a tutta questa precarietà che stiamo vivendo e che vivremo. Queste relazioni sono qualità femminili, per questo io direi che noi dobbiamo pensare ad un’economia meno patriarcale. Quindi non basta un'economia di Francesco ma serve un'economia di Francesco e Chiara.

18 maggio 2020, 15:21