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LIverpool, pesonale sanitario in servizio Liverpool, personale sanitario in servizio   (ANSA)

Regno Unito, cardinale Nichols: medici eroi silenziosi dell’epica lotta di oggi

Celebrando la prima delle Messe volute dai vescovi britannici per malati e operatori sanitari, l’arcivescovo di Westminster ha ricordato quanti con coraggio e generosità servono la vita in questi mesi difficili

Roberta Barbi - Città del Vaticano

Medici e operatori sanitari sono “gli eroi silenziosi dell’epica lotta che si sta combattendo oggi contro il Coronavirus”. Così l’arcivescovo di Westminster, cardinale Vincent Nichols, ha aperto ieri sera la sua omelia per la prima delle Messe dedicate alla preghiera contro la pandemia volute dall’Episcopato britannico e annunciate qualche giorno fa.

“Agli applausi pubblici vogliamo aggiungere la preghiera pubblica – ha detto, riferendosi all’abitudine britannica di affacciarsi a finestre e balconi ogni sera alle 20 per rendere omaggio con un applauso a quanti sono impegnati in prima linea nella lotta al Covid-19 -  così questa sera preghiamo per tutti coloro che di giorno in giorno si trovano faccia a faccia con questo virus, nei nostri ospedali, nelle case di cura, nelle visite domiciliari, nei laboratori di ricerca e negli ambulatori. Li ringraziamo per il loro coraggio e la generosità di cuore che sostiene i loro sforzi. Rendiamo omaggio al loro grande impegno nei confronti dei pazienti che servono in modo così disinteressato”.

L'omaggio a chi è in prima linea

“Coloro che sono in prima linea in questo grande sforzo sanno così vividamente quanto sia devastante questo virus per la salute e la vita umana. Lo vedono ogni giorno. E ogni giorno ritornano in prima linea – ha proseguito il porporato - per la maggior parte di noi, lo sforzo in questa battaglia è molto diverso: sì, le privazioni ci vengono imposte, compreso il fatto di non essere ancora in grado di tornare nelle nostre chiese e di accostarci ai Sacramenti, una privazione che sentiamo molto in profondità”.

“In tutto questo siamo confortati dalla presenza incrollabile di Nostro Signore – ha aggiunto il presidente della Conferenza episcopale britannica - dobbiamo avere occhi per vederlo in ogni luogo e in ogni momento. La nostra preghiera deve essere ferma, perché non c'è dubbio che la potenza di Dio sia necessaria in questa epica lotta. Questa sera rinnoviamo la preghiera che infonda la forza e l’ispirazione da Dio su questi eroi di oggi: gli operatori sanitari in prima linea”.

Le famiglie e il dolore del lutto

Il pensiero va, poi, anche alle loro famiglie e a quelle dei malati o che hanno perso un proprio caro: “Preghiamo anche per coloro le cui famiglie comprendono persone con bisogni speciali ed esigenti, affinché entro i confini delle loro case questo stesso spirito coraggioso e generoso sia rafforzato e sostenuto. Preghiamo per coloro che soffrono per gli effetti di questo terribile virus, per coloro che sono morti e per le loro famiglie e amici in lutto”.

Il cardinale sottolinea poi come prendersi cura dei malati sia un diretto insegnamento di Cristo e dei suoi discepoli: “Questa pratica porta il marchio della fede cristiana. Le caratteristiche di sacrificio e di coraggio e l’impegno a prendersi cura di tutti, specialmente dei più poveri, sono scaturite dalla determinazione a seguire gli insegnamenti di Cristo a servire specialmente i più poveri, i più bisognosi e i meno capaci di aiutare se stessi. La cura e l'assistenza per i poveri, gli ammalati e i moribondi erano molto limitate fino a quando i discepoli di Gesù non cominciarono a fornirle. I poveri erano spesso semplicemente abbandonati al loro destino. Ma la visione del cristianesimo ha modificato questa situazione: servire i poveri e i malati è servire il Signore stesso”, ha detto.

La vocazione dei medici

“Riconosco che oggi molti che servono generosamente lo fanno per molte buone ragioni. Sono di molte fedi diverse. Quando gli viene chiesto perché tornano, o rimangono, giorno dopo giorno, al loro pericoloso compito, alcuni rispondono: ‘È quello che sono’. Sono un'infermiera, un medico". Riconoscono una vocazione, una vocazione, che sta nel profondo di loro. Ciò che facciamo nelle nostre preghiere non è irrispettoso nei loro confronti. Piuttosto, nella nostra preghiera, innaffiamo le radici stesse della loro ispirazione, radici che ci giungono attraverso i secoli e il cui frutto è ora incarnato nei nostri notevoli lavoratori. Possano le nostre preghiere rafforzare il loro istinto e la loro ispirazione, e assicurare che sono profondamente custoditi nel nostro cuore per la nobiltà d'animo che mostrano”, ha concluso.

24 aprile 2020, 09:15