Cerca

Vatican News

L'appello da Lampedusa: non dimenticare i migranti

Nonostante l’emergenza sanitaria mondiale del coronavirus, continuano gli sbarchi nel Mediterraneo. Ma con il rischio dei contagi l’accoglienza diventa sempre più complicata. Con noi don Carmelo La Magra, parroco di San Gerlando a Lampedusa

Marina Tomarro - Città del Vaticano

Non si fermano gli sbarchi sulle coste italiane, nonostante nel Paese si viva l’emergenza sanitaria del Coronavirus. In particolare molti di questi barconi di fortuna arrivano a Lampedusa. I migranti stremati da queste traversate rischiose vengono trattenuti sul molo per ore, per poi essere condotti nell’ hotspot che ha raggiunto un numero massimo di presenze e dove, a causa del coronavirus, la paura dei contagi è sempre più grande.

La paura non prenda il sopravvento sull’accoglienza

“In questo periodo più che in altri momenti – spiega don Carmelo La Magra, parroco di San Gerlando a Lampedusa - le indicazioni ce le ha date anche il Papa: dovremmo comprendere che siamo davvero tutti sulla stessa barca, la sicurezza di uno, il benessere di alcuni, non possono compromettere la vita, la sicurezza, e la salute di altri. E questo vale per tutti noi, che condividiamo la stessa nazione Italia, lo stesso territorio, ma vale per tutte le persone del mondo. L’occasione che questo tempo di grande sofferenza sta dando è quello di poter comprendere anche la sofferenza degli altri. Purtroppo non sempre ci stiamo riuscendo. E allora la paura che ha il sopravvento, e rischia di far aumentare le chiusure più che la condivisione. Invece credo che stiamo vivendo una grande occasione per metterci nei panni dell'altro e quindi con prudenza, con tutte le norme di sicurezza possibili, non possiamo tralasciare in questo tempo anche la qualità, l'accoglienza, la fraternità umana.

Ascolta l'intervista a don Carmelo La Magra

Qual è la situazione in questo momento? Ci sono nuovi sbarchi?  

R .– Ci sono stati nei giorni passati. L’isola certamente è impreparata a gestire una situazione di questo tipo, soprattutto in questi giorni di quarantena. Purtroppo i migranti arrivati sull'isola sono stati costretti a passare anche la notte sul molo al freddo, nell'attesa dei mezzi che li portavano sulla terraferma. Alcuni poi sono stati messi in quarantena nell’hotspot dell'isola. Naturalmente non ci sono le strutture necessarie per una quarantena o una giusta accoglienza. Non c'è stato pericolo per gli abitanti dell'isola, anche se la tentazione di qualcuno è sempre quella di far emergere la paura e di trovare l'occasione per cercare un capro espiatorio delle nostre sofferenze. Al momento non siamo in particolare pericolo semplicemente bisognerebbe trovare il modo di salvaguardare tutte le cose importanti, cioè la sicurezza, la salute, e la vita delle persone. Purtroppo ci troviamo davanti con momento in cui tutti hanno dichiarato i porti non sicuri. E allora chi sta in mezzo al mare rischia di rimanere li, come porte chiuse da tutti i lati… Abbiamo dimenticato l'umanità in mezzo al mare, forse dovremmo trovare altre soluzioni che non guardino solo dal nostro punto di vista.

Don Carmelo cosa si potrebbe fare di più?

R. – Intanto si potrebbe pensare di ragionare tenendo conto della vita dei poveri, dei migranti, e non come si sta facendo ora, dettando regole come se non esistessero. In questo momento così delicato una delle soluzioni che si propongono, è quella di mettere delle navi di soccorso direttamente al centro del Mediterraneo che possano salvaguardare sia la vita delle persone sia la sanità pubblica. Ma penso che si possano trovare tanti i modi per fare in modo di essere prudenti, senza però escludere gli altri dalla salvezza. Credo che nel momento della difficoltà che tutti noi stiamo provando, chiudere il cuore agli altri significa aumentare il peso che dobbiamo portare non certamente diminuirlo.

Ma come stanno vivendo i migranti già presenti nell'isola questo momento così particolare?

 R. – I migranti presenti sull’isola sono in quarantena all'hotspot. Anche a loro è impedito di uscire non viene a mancare il necessario, però sono come tutti noi chiusi in quel luogo, che certamente è meno confortevole delle nostre case, ma al momento è l'unica cosa che comunque l’isola riesce ad offrire. Un posto così piccolo ha difficoltà a gestire i numeri che con del tempo potrebbero diventare più grande. Se dovessero arrivare altre persone anche quelli presenti sull'isola dovranno essere condotti in altri luoghi più grandi fuori da Lampedusa. Per ora l’isola è deserta per tutti, condividiamo anche in questo periodo la sorte di tutti.

11 aprile 2020, 16:36