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I cristiani in Giappone nel tempo del coronavirus

In Giappone le mascherine sul volto non sono una novità, ma la paura del contagio da Covid-19 si respira anche nel Paese del Sol Levante dove il governo ha disposto misure di cautela straordinarie. Anche la Chiesa cattolica fa la sua parte sospendendo incontri e celebrazioni pubbliche. Ma la vita della fede va avanti, afferma ai nostri microfoni padre Andrea Lembo

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Tutto il mondo oggi si sta confrontando con il diffondersi del Covid-19. Non tutti allo stesso modo e con la stessa urgenza, anche perchè, fortunatamente, non tutti i Paesi e i continenti sono colpiti nella stessa misura. La regione maggiormente sotto i riflettori dall'inizio del contagio è quella asiatica: la Cina, naturalmente, da cui tutto ha avuto inizio e poi la Corea del Sud e il Giappone. Conclusa la vicenda della nave Diamond Princess con il suo carico di viaggiatori contagiati o in quarantena, il cui capitano Gennaro Arma, è rientrato nei giorni scorsi in Italia, il Paese del Sol Levante si trova ancora a fare i conti con altri ammalati, circa 1500, mentre si avvicina la scadenza delle prossime Olimpiadi per le quali Tokyo.ha lavorato e continua a lavorare.

A Tokyo cristiani isolati, ma la fede va avanti 

Il governo ha deciso di frenare il contagio adottando misure drastiche e anche la diocesi della capitale giapponese ha disposto la sospensione delle Messe. Padre Andrea Lembo, missionario italiano del Pime da oltre 10 anni in Giappone, responsabile locale dell'Istituto missionario e parroco della comunità della Sacra Famiglia di Fuchu, un quartiere della metropoli di Tokyo, ci racconta come si vive in questi giorni nella capitale nipponica e come reagiscono i cristiani alle difficoltà di questo momento. "Il virus come in altre parti del mondo - dice padre Lembo - ha avuto il suo inizio qui qualche settimana fa. Certamente la società del Giappone è sempre stata pronta a queste cose, perché per noi le mascherine, il disinfettarsi le mani sono cose all'ordine del giorno, quindi queste non sono state misure al di sopra della quotidianità. Certo, c'è paura anche qui e il governo ha preso delle decisioni molto drastiche come chiudere le scuole, chiedere alle persone di non avere assembramenti. Anche la diocesi di Tokyo ha deciso quindi di sospendere tutte le celebrazioni domenicali e infrasettimanali, proprio per aiutare la società che punta a combattere la propagazione di questo virus".

Ascolta la testimonianza di padre Andrea Lembo

Papa Francesco e la cura della vita

La decisione che è stata presa dall'arcivescovo di Tokyo, monsignor Tarcisius Isao Kikuchi, insieme al consiglio presbiterale, non è stata una decisione facile, spiega padre Lembo, ma stiamo costatando, ancora una volta, la forza dei cristiani del Giappone. "Noi abbiamo ancora in mente - osserva il missionario - le immagini e le parole di Papa Francesco che è passato qui alla fine di novembre e che ha invitato la società giapponese a difendere la vita, ad avere cura della vita. Ecco allora che questa decisione certamente difficile, ha dato valore al Vangelo, al Vangelo della vita, proprio perché serve a difendere la vita delle persone. Dunque anche noi come cristiani viviamo una situazione di isolamento, una situazione che però non è nuova ai giapponesi, basti pensare ai periodi della grande persecuzione, anche allora i cristiani non potevano incontrarsi nelle chiese, ma portavano avanti la fede nelle famiglie. Ancora una volta i cristiani stanno dimostrando in Giappone che la fede può essere portata avanti, la fede va avanti, la fede viene rinsaldata nei rapporti familiari: questo penso che sia bellissimo. Da parte mia, come parroco, ogni sabato sera invio un messaggio vocale, che viene poi mandato sui network della parrocchia, sul Vangelo della domenica e ricevo tante telefonate, tante messaggi e tante email di ringraziamento".

Il mondo: un villaggio comune con tanti disequilibri

Padre Lembo condivide con noi una riflessione che nasce dalla volontà di guardare oltre i propri confini per guardare al mondo. Il coronavirus può essere, dice, uno stimolo ad accorgerci di tante cose a cui abbiamo fatto l'abitudine, ma che sono contrarie alla giustizia e all'umanità. "Sì, in questi giorni - afferma padre Lembo - noi stiamo scoprendo che il nostro villaggio comune, il mondo, è un villaggio che vive assieme. Possiamo condividere in maniera velocissima le notizie via internet, Facebook, WhatsApp e purtroppo ci troviamo oggi a condividere anche una malattia che si sta propagando in maniera inaspettata. Viviamo una solidarietà umana forte che è fatta di positività, ma anche di debolezze e di negatività. Pensiamo a quanto nel nostro primo mondo giustamente sta facendo notizia questo coronavirus, ma pensiamo anche a quante persone stanno soffrendo in questi decenni per la fame, per le malattie, per l’ebola in Africa. Pensiamo a tutte le persone che stanno scappando dalle guerre. Perché solo questo virus ci sta facendo comprendere che siamo un villaggio comune dove esiste un grande disequilibrio sociale e nel quale noi ci troviamo a vivere la quotidianità?".

Gesù è morto per tutti, non si può guardare solo a se stessi

Insieme a vivere una solidarietà umana nella difficoltà di una malattia, possiamo cominciare a pensare - è l'invito di padre Andrea Lembo -, a una solidarietà della salvezza che trascende ogni cultura, ogni religione, perché la morte di Gesù sulla croce è stato un evento universale. "Noi possiamo vivere una solidarietà nella salvezza, una solidarietà - afferma - nella quale noi come cristiani possiamo comprendere che Cristo ha salvato tutti. Forse incominciamo a comprendere che il cristianesimo non è solo andare alla domenica a messa, che molti di noi non vanno più e adesso ci manca ma non perché lo sentiamo nel cuore ma perché abbiamo paura, mentre partecipare al banchetto dell'Eucaristia è una comunione di solidarietà innanzitutto con il Cristo crocifisso che ha accettato su di sé tutte le fatiche del mondo e le accetta ancora adesso". E di fronte a possibili chiusure dice: "Mi permetto di ricordare che è stato uno 'straniero' a salvarci, Dio ha scelto quella terra, quel momento che non era la nostra terra e non era il nostro momento. I cristiani della mia parrocchia - conclude padre Lembo - li sto abituando a pensare in questo senso e mi è piaciuta molto una telefonata che ho ricevuto proprio ieri sera da un mio giovane che mi ha detto: “Io ringrazio Dio di essere cristiano perché ho capito che devo essere vicino non solo al mio popolo, ma a tutto il mondo che, in questo momento, sta soffrendo.

20 marzo 2020, 07:51