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Ucraina, Coronavirus. Shevchuk: la solidarietà cambia forma ma non si ferma

I malati, gli anziani, la guerra nel Donbass, l’impegno delle donne ucraine emigrate in Italia per lavoro. Intervista di Vatican News a Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč, quando anche in Ucraina è emergenza Covid-19

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Chiusi gli spazi pubblici, compresi bar e centri commerciali, fermi i trasporti come autobus, metropolitane, treni e aerei. Queste alcune delle nuove misure del governo dell’Ucraina, annunciate dal presidente Volodymyr Zelensky per combattere la diffusione del Coronavirus nel Paese, dove l’emergenza è cominciata con 5 casi accertati e una vittima. Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, ha chiesto a tutti i fedeli di rispettare le misure di sicurezza e di mantenere la calma, invitando a pregare in casa anche in questo periodo di Quaresima.

Gli anziani, vulnerabili e più esposti

La solidarietà cristiana, “cambia forma in questo momento di coronavirus ma non si spegne”, assicura a Vatican News l’arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč che, pensando alla preghiera del Papa per gli anziani, oggi alla Messa a Casa Santa Marta, ricorda come essi siano “al centro” del servizio sociale della Chiesa anche in Ucraina. Il pensiero di Sua Beatitudine Shevchuk va quindi alle popolazioni delle regioni orientali del Paese, sconvolte da sei anni di guerra: sono quelle maggiormente “vulnerabili”, dice, e ad essere “più esposti” - riferisce - sono proprio gli anziani, che non hanno potuto lasciare le zone di guerra.

L'intervista a Sua Beatitudine Shevchuk

Sua Beatitudine Shevchuk, che momento è per l’Ucraina?

R. – L’Ucraina sta adottando delle misure straordinarie e adesso si discute anche se annunciare lo stato di emergenza. In questi momenti così difficili, come Chiesa cerchiamo di aiutare il nostro Paese anzitutto a prendere coscienza ognuno delle proprie responsabilità per la salute privata e pubblica. Cerchiamo anche di stare vicini a quelle persone che sono più esposte a questa pandemia, promuovendo nuove forme di solidarietà cristiana sia per fermare il contagio sia per assistere quelli che hanno bisogno.

Quali sono le nuove forme di solidarietà a cui fa riferimento?

R. - Abbiamo annunciato la possibilità di seguire le nostre celebrazioni liturgiche on-line, con una preghiera continua per quanti colpiti e in pericolo e per chi assiste i malati.

Queste che lei ha incoraggiato sono delle indicazioni di preghiera in un momento particolare per il diffondersi del coronavirus ma anche in un tempo quaresimale…

R. - Certo, quotidianamente nelle nostre cattedrali - che sono aperte, senza la presenza di fedeli - a mezzogiorno si celebra una preghiera per la salute collettiva, con una riflessione sulla Parola di Dio per aiutarci anche del punto di vista spirituale a vivere questo momento di angoscia e per comprendere e sentire che non siamo soli.

Cosa raccomandate ai sacerdoti? Il Papa ha pregato affinché siano vicini alla gente che soffre…

R. - Anche noi abbiamo raccomandato ai membri del clero di essere vicini a chi soffre, disponibili a visitare la gente che rimane a casa, anche per amministrare i Sacramenti. Abbiamo dato pure delle indicazioni precise per salvaguardare la salute stessa dei sacerdoti, a proposito di una pulizia straordinaria di tutti i luoghi di culto, senza pericoli di contagio.

Francesco in questi giorni ha pregato per i malati, per chi li assiste, per le famiglie e anche per gli anziani che - ha detto - soffrono con una “solitudine” interiore “molto grande”. Ha ricordato come i nonni ci diano “la saggezza, la vita, la storia”. Quale riflessione?

R. - Loro sono al centro della nostra preghiera e dell'azione del servizio sociale della Chiesa. Stiamo incoraggiando i nostri fedeli a occuparsi di chi è solo: diciamo loro, quando vanno a fare la spesa, di bussare alla porta del vicino e interessarsi al suo stato, magari si tratta di un anziano che ha bisogno che qualcuno gli faccia la spesa, perché non esce di casa. La solidarietà cristiana insomma cambia forma in questo momento di coronavirus ma non si spegne!

Cosa significa di fatto il Coronavirus per quelle zone orientali dell'Ucraina che sono ancora in guerra?

R. - Al momento ancora forse non riusciamo a comprenderlo, ma la gente colpita dalla guerra adesso è veramente la più vulnerabile dal punto di vista dell’assistenza sanitaria. Nelle zone di conflitto, quelli che sono rimasti sono soprattutto anziani, che non hanno potuto lasciare le loro terre. Perciò sono i più esposti a questa emergenza. Cercheremo quindi di appoggiare tutti i meccanismi che lo Stato sta cercando di offrire per l’assistenza. Ma anche di sviluppare la rete di assistenza sociale tramite gli organismi della nostra Chiesa, soprattutto attraverso la Caritas, affinché si venga incontro a chi soffre nel modo più adeguato.

Lei ha espresso vicinanza sia all’Italia, dove vivono almeno 220 mila ucraini, forse mezzo milione, sia al popolo italiano. Che pensiero ha rivolto?

R. – Per l’Ucraina, l’Italia è davvero un Paese molto caro. Vogliamo dichiarare la nostra solidarietà, una unità nella preghiera. Anche perché abbiamo una presenza significativa in Italia di sacerdoti, monaci, monache e fedeli. Adesso i nostri fedeli sono veramente una fascia particolarmente esposta, in special modo quelli che accompagnano gli anziani: abbiamo avuto recentemente notizia della morte di una donna ucraina, la prima, che assisteva due anziani, malati di Coronavirus. Preghiamo affinché il Signore possa convertire questo momento di angoscia in un futuro momento di gioia, frutto della comune solidarietà.

Nella sua visita del 2018 alla Basilica di Santa Sofia a Roma, Papa Francesco volle ricordare proprio “il bene che queste donne fanno qui a Roma, in Italia, curando i bambini, o come badanti”, e sottolineò come esse spesso trasmettano “la fede nelle famiglie”. Come vi accompagnano ora le sue parole?

R. - Proprio le nostre donne ucraine spesso sono quelle che portano la luce della Parola di Dio e della speranza nel Signore. Chiediamo che non si scoraggino: anche nei momenti più difficili il Signore non ci abbandona. Il Coronavirus non può spegnere questo vincolo della unità che ci unisce come cristiani e la cui espressione è la preghiera. Essa sia la forza, la fonte che ci porterà la misericordia del Signore.

Vuole lanciare ancora un appello a tutta l'Ucraina?

R. - Il Papa ha affidato l’umanità sofferente di questo momento alla Madonna. Anche noi affidiamo la nostra gente, l’Ucraina e anche l’Italia alla protezione materna della Madre divina.

17 marzo 2020, 15:07