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Padre Lo Bello: chiamateci anche solo per fare due chiacchiere

Una parrocchia dove la comunità è unita e solidale con le persone più fragili. E' quella di San Paolo Apostolo nel cuore di Siracusa. In questi giorni di forzato isolamento, il parroco assicura assistenza e sostegno in varie forme ai suoi parrocchiani in necessità, come distribuzione di cibo o rifornimento di farmaci, ma per contrastare la solitudine ha avviato un call center affidandolo ai suoi giovani

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Sulla porta della chiesa parrocchiale dedicata a San Paolo Apostolo e in tutto il rione, da qualche giorno è comparso un foglio con questa scritta: "Per evitare la diffusione del virus, anche la parrocchia di S. Paolo evita incontri ed assembramenti di persone. Tuttavia, oltre a fornire assistenza, vi lasciamo i nostri numeri telefonici a cui potete chiamare se vi sentite soli. Se avete qualcosa da segnalare, se semplicemente volete fare due chiacchiere". La firma è quella del parroco, padre Rosario Lo Bello. Seguono i nomi di tre ragazzi e i loro rispettivi numeri di cellulare. Sono Giuseppe, Aleksander e Francesco in prima linea nel portare avanti una sorta di call center dedicato alle persone più sole del quartiere di Ortigia, nel centro storico di Siracusa. La solitudine è infatti uno dei rischi e, probabilmente, una delle condizioni di tanti in questi giorni. I ragazzi fanno parte di un bel gruppo di liceali che collaborano con le iniziative della parrocchia.

L'idea del call center in parrocchia

Iniziative che a San Paolo sono tante, prima fra tutte la preparazione e la distribuzione di pasti caldi ai più poveri a cui i giovani contribuiscono, alternandosi con il gruppo degli adulti. E ora mettendo a disposizione il loro tempo per rispondere a chi chiama il loro numero, anche solo per fare una chiacchierata. "In un momento come questo - ci dice padre Rosario - , ho avvertito il rischio che la comunità si spezzetti e allora ho pensato che, non potendoci incontrare, dovevo  essere io e i miei collaboratori a raggiungere soprattutto i più soli, tramite il telefono e così abbiamo messo in piedi due servizi: uno fatto dai ragazzi che ricevono le telefonate di chi appunto ha bisogno, mentre gli adulti della comunità chiamano gli anziani di cui abbiamo i numeri e che già conosciamo". 

Ascolta l'intervista a padre Rosario Lo Bello e a Aleksander

La gente deve avvertire che la Chiesa è vicina

Le due iniziative hanno ricevuto un ottimo riscontro, racconta il parroco, dicendo che gli capita di ricevere anche dei messaggi sul cellulare da parte di qualcuno che gli conferma di essere stato chiamato e lo ringrazia perchè sente che la parrocchia è presente e c'è chi si informa del suo stato di salute o delle sue eventuali necessità. Padre Rosario ci tiene a sottolineare l'importanza di questa testimonianza. "Il mio problema in questo momento - afferma - e lo dico anche a qualche confratello che mi ascolta, è la credibilità della Chiesa che deve dimostrare che c'è. Noi stiamo scommettendo molto. Se in questo momento noi non siamo presenti nel nostro tessuto, il rischio è che la gente pensi che la Chiesa serve a poco. E' quello che ha fatto il Papa: camminare per strada, normalmente, perchè la gente ha bisogno del conforto della Chiesa, ha bisogno di sentire che la Chiesa in Italia è ancora capace di costruire un tessuto sociale. La gente ha bisogno di percepire la Chiesa come chiesa di popolo".

Aleksander: l'importanza di sentirsi comunità

Accanto al parroco, mentre parliamo al telefono, c'è Aleksander, uno dei giovani che si è messo a disposizione. Ci racconta: "Abbiamo fatto questo call center per non disperdere il legame tra noi e comunque per far star sereni soprattutto gli anziani: noi raccontiamo le nostre avventure, quello che facciamo e poi loro magari dicono che non stanno benissimo e quindi noi cerchiamo di consolarli". Aleksander si dà da fare in parrocchia anche per la preparazione dei pasti, lavorando in cucina. "Secondo me - ci dice - aiutare le persone che hanno bisogno è molto importante soprattutto perché nel mondo di oggi ci sono poche attività che permettono alle persone che non hanno tanti soldi, oppure non hanno una casa di far parte di una comunità". Alla domanda se la sua è una grande parrocchia, Aleksander dice di no, poi aggiunge che però, "la comunità al suo interno è grande".  

17 marzo 2020, 15:03