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Migranti in attesa di entrare negli Usa Migranti in attesa di entrare negli Usa 

Vescovi Usa contrari alle restrizioni sui visti per sei Paesi

La Chiesa cattolica statunitense condanna il nuovo provvedimento annunciato dal presidente Donald Trump che limita il rilascio di visti per immigrati a persone provenienti da Myanmar, Eritrea, Kirghizistan, Nigeria, Sudan e Tanzania. In un comunicato, la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (Usccb) esorta il governo a revocare questo provvedimento e a considerare i gravi costi umani e strategici di questi divieti

Alina Tufani – Città del Vaticano

"L’annuncio che limita l'immigrazione compromette ulteriormente gli sforzi di ricongiungimento familiare e renderà più difficile garantire il sostegno all'immigrazione forzata in questi Paesi", hanno detto i vescovi in una nota rilasciata dopo la decisione dell'amministrazione Trump di sospendere i visti per gli immigrati in questi sei Paesi.  Il provvedimento è infatti in linea con la norma presidenziale 9645, nota anche come divieto di viaggio, che non consente l'ingresso ai cittadini di Paesi che non collaborano con gli Stati Uniti in materia di sicurezza nazionale. Sono già in lista l'Iran, la Libia, la Corea del Nord, la Siria, il Venezuela, lo Yemen e la Somalia.

Il dramma delle separazioni familiari

I vescovi affermano che questo decreto è un "doloroso richiamo" al divieto del 2017 che minacciava "la libertà religiosa, principio fondante dello Stato". La dichiarazione sostiene anche che, mentre per i Paesi che sono stati vietati i visti, negli ultimi tre anni non sono mai state applicate esenzioni, come la malattia di un membro della famiglia, negli ultimi tre anni non sono mai state applicate. "Notiamo con particolare tristezza e abbiamo assistito in prima persona - osservano i vescovi - al trauma della separazione familiare che si verifica con i divieti di viaggio e che non farà che aumentare con questo nuovo annuncio.

Un provvedimento che fa male a famiglie innocenti

Il comunicato della Conferenza episcopale riconosce la sfida che rappresenta per una nazione, garantire la sicurezza dei suoi cittadini, ma avverte che "divieti mal concepiti, come questo, fanno male a famiglie innocenti". La nota si conclude ricordando le parole del presidente dell'episcopato, l'arcivescovo José Gómez: "L'accoglienza delle famiglie ha permesso al nostro Paese di integrare le generazioni successive di immigrati nel tessuto della vita americana, permettendo loro di contribuire con la loro fede, i loro valori e i loro talenti, a rendere grande questo Paese”.

Oltre al vescovo Mario Dorsonville, vescovo ausiliare di Washington e presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza dei vescovi cattolici statunitensi, la dichiarazione è stata firmata dal vescovo Joseph Bambera, vescovo di Scranton e presidente del Comitato per gli affari ecumenici e interreligiosi; dal vescovo Jaime Soto, vescovo di Sacramento e presidente del Catholic Legal Immigration Network, insieme a Sean Callahan, presidente del Catholic Relief Services, e da suor Donna Markham, presidente della Catholic Charitie-Usa. 

Le norme dalla Casa Bianca sui visti non legati all’immigrazione

La nuova restrizione su Myanmar, Eritrea, Kirghizistan, Nigeria, Sudan e Tanzania, annunciata venerdì scorso, entrerà in vigore il 22 febbraio e, secondo i funzionari governativi, è stata presa in risposta al "rifiuto" o all'"incapacità" di questi Paesi di soddisfare i criteri per i processi di identificazione, la condivisione delle informazioni e gli standard di sicurezza stabiliti nel 2017. La Casa Bianca ha anche spiegato in una dichiarazione che la nuova restrizione non si applicherà ai viaggi turistici, d'affari o ad altri viaggi non legati all’immigrazione.

04 febbraio 2020, 14:56