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8 febbraio, Giornata contro la tratta. La preghiera per le vittime

Si celebra domani la VI Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, istituita nel giorno che ricorda la memoria liturgica di santa Bakhita, suora di origine sudanese, divenuta il simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la tratta. Intervista con suor Gabriella Bottani

Francesca  Sabatinelli – Città del Vaticano

Donne, bambine e bambini, ma anche uomini, tutti possono essere vittime della tratta che, indipendentemente se per sfruttamento sessuale o per lavoro forzato, non fa distinzioni né di età, né di genere. Sono 40milioni le persone nel mondo che si trovano in questa drammatica situazione, la maggioranza, oltre il 70% sono donne, mentre circa il 20% sono minori, ma sono numeri mai sinceri e purtroppo per difetto. Non solo il fenomeno è cresciuto soprattutto nei contesti di guerra e di migrazioni forzate, ma vede anche un aumento dei minori coinvolti, sia maschi che femmine. Talitha Kum, la Rete internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone, documenta che nel 2018 è riuscita a fornire assistenza a vario titolo a 15mila persone, sopravvissute alla tratta in varie parti del mondo.

Talitha Kum è un progetto dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG), la comboniana suor Gabriella Bottani ne è la coordinatrice internazionale ed è lei ad anticipare le iniziative pensate per la Giornata mondiale contro il traffico degli esseri umani, domani 8 febbraio a Roma: una veglia di preghiera alle 18.30 nella Basilica di Sant’Antonio di Padova in Laterano e per domenica 9, alle 10, la marcia “Insieme contro la tratta”:

Ascolta l'intervista a suor Gabriella Bottani

R. – In questi sei anni abbiamo imparato quanto sia importate fermarsi a pregare e a riflettere insieme, quest’anno abbiamo riproposto il tema  “Insieme contro la tratta”, perché è importante costruire insieme ed è importante ampliare questa parola ‘insieme’, un insieme che non si esaurisce dentro quelli che sono i gruppi legati comunque alla Chiesa cattolica, quanto un insieme che ci deve abituare ed educare, a collaborare veramente con tutti, ad unire le forze, a pregare insieme, perché la tratta termini. E’ importante parlarne, perché continua a trasformare persone, soprattutto donne, bambine e bambini, ma anche uomini, in oggetti da sfruttare, in merce da vendere a fini di lucro. Questa è una vergogna, non possiamo abituarci, non dobbiamo abituarci,  e la preghiera è quello che ci sostiene, ciò che ci aiuta a trovare il coraggio, ogni giorno, per continuare e per non assuefarci alla banalità del male.

Tra le cause che favoriscono, o che addirittura fanno in modo che la tratta persista, è facile immaginare che ci siano la povertà, le situazioni di conflitto, di guerra, le diseguaglianze sociali, ma ce  ne sono delle altre, più nascoste e forse più difficili da identificare…

R. – Sì, le cause sono diverse, sono le stesse che provocano altre violazioni dei diritti umani. Quando ci siamo riunite come religiose in Assemblea generale, in modo particolare, ci siamo rese conto che la diseguaglianza di potere tra uomo e donna continua ad essere una delle principali cause della tratta, dove donne e bambine, che sono la maggioranza delle vittime, vengono – lasciatemi usare una parola – ‘offerte’ proprio per produrre guadagni, per mantenere la famiglia, per aumentare la ricchezza di gruppi, e non solo i gruppi delle organizzazioni criminali che le sfruttano, ma anche di tutto un ambiente, un contesto, che ne ha un beneficio, che può essere la famiglia, ma anche la società.

Voi che percezione avete di questo fenomeno a livello globale?

R. – A livello globale, il continente più colpito in termini assoluti è l’Asia, in modo particolare la zona del sud e del sud-est asiatico, si tratta del continente  con il maggior numero di popolazione mondiale, e quindi è anche connesso a questo. L’Africa, soprattutto l’Africa subsahariana, si trova ad essere la prima nella lista se riferiamo il numero delle vittime al totale della popolazione. Mi riferisco ad una tratta che non necessariamente arriva a raggiungere lo sfruttamento nei nostri territori europei, che è poi quella che noi vediamo di più. Quello che noi osserviamo, come Rete mondiale, è di come la tratta sia soprattutto locale: le persone vengono reclutate, trasferite e sfruttate, dentro uno stesso territorio, uno stesso Paese, o superando i confini seguendo i flussi migratori. Noi sappiamo che il principale numero di persone sono migranti interni espulsi dalle regioni rurali o a causa del land grabbing (accaparramento delle terre ndr) o a causa delle catastrofi naturali, o perché attratti dalle grandi città, alla ricerca di lavoro o di condizioni di vita migliori. Ecco che la tratta di persone si innesta e si mescola con quelli che sono i flussi migratori internazionali e nazionali, ed è interessante vedere – per esempio – come le comunità migranti, soprattutto quelle che vengono espulse e si ritrovano senza documenti riconosciuti, quindi i cosiddetti ‘indocumentati’, si trovino, di fatto, a rischio reclutamento e sfruttamento, e quindi potenziali vittime della tratta, questo lo vediamo con le popolazioni venezuelane, ma anche a causa di ciò che sta accadendo adesso in America centrale,  con le carovane che partono dall’Honduras,  o che cercano di uscire da contesti particolarmente violenti come il Salvador e si mettono in cammino tentando di raggiungere gli Stati Uniti

Da quando, nel 2015, è stata istituita questa Giornata, avete sempre avuto al fianco il Papa. Quali risultati sono stati raggiunti, grazie anche all’incoraggiamento di Francesco?

R. – Papa Francesco lo sento e lo sentiamo come un fratello che ci motiva e ci incoraggia, che prende anche la leadership, l’iniziativa, nel chiedere alla Chiesa, e non solo alla Chiesa, di attivarsi per contrastare e combattere la tratta di persone. Sicuramente, c’è una consapevolezza maggiore da parte della chiesa locale, c’è un invito anche a coordinare, a collaborare meglio e di più a livello ecclesiale. Sicuramente il suo impegno e la sua testimonianza hanno dato un impulso importante a livello internazionale, penso alla firma congiunta tra i leader di diverse religioni , il 2 dicembre del 2014 (Casina Pio IV – firma della dichiarazione contro la schiavitù da parte dei leader religiosi ndr). Quello che noi tentiamo di fare è di dare concretezza, di dare presenza a questo impegno per la giustizia. Il contributo che noi donne, noi suore, stiamo dando è una costruzione della giustizia che parta dalla ‘cura’, la cura della vita, delle persone, delle realtà, e che diventa la voce di denuncia verso una realtà che invece sfrutta.

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Domani Giornata di preghiera contro la tratta
07 febbraio 2020, 07:00