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La celebrazione del Natale ortodosso in Lettonia La celebrazione del Natale ortodosso in Lettonia  (ANSA)

Le Chiese orientali celebrano il Natale

Sono tanti i cristiani, in gran parte ortodossi, che si apprestano a festeggiare la nascita di Gesù il 7 gennaio. Tra questi anche quelli dell'Alto Egitto, a cui si uniscono i copti cattolici. Nella nostra intervista, padre Boules Garas parla del suo Paese, inserito in un contesto di tensioni politiche e sociali, e al suo popolo augura soprattutto la pace

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Martedì 7 gennaio è il giorno di Natale per le Chiese orientali cattoliche e le Chiese ortodosse che seguono il calendario giuliano. Lo è quindi per quelle del Medioriente, ma anche per la Chiesa cattolica greco-ucraina e per i cristiani ortodossi che vivono in Russia, Bielorussia, Serbia, Croazia, Macedonia e per altri ancora. Particolare la situazione in Egitto, dove i cattolici del Cairo e di Alessandria, con le rispettive province, hanno già celebrato la nascita di Gesù il 25 dicembre, mentre quelli che vivono nell’Alto Egitto la festeggeranno il 7 gennaio, insieme agli ortodossi.

L'inaugurazione della chiesa ortodossa a Minya

Nella provincia egiziana di Minya, per i copti ortodossi quest’anno c'è stato un motivo di gioia in più: la riapertura, il 5 gennaio, della chiesa di Anba Moussa al-Asswad, appena restaurata. Si tratta di una delle 84 chiese che vennero distrutte dai Fratelli Musulmani nel 2013, dopo il colpo di Stato con cui l’esercito, il 3 luglio, deponeva il presidente della Fratellanza, Mohamed Morsi. La sua restituzione al culto costituisce per tutti i cristiani un bel segno di speranza.

L'augurio di pace per l'Egitto

Padre Boules Garas, segretario generale del Consiglio delle Chiese d’Egitto, è un sacerdote cattolico che vive a Il Cairo. Ai nostri microfoni descrive il clima con cui ha celebrato il Natale, le speranze per il 7 gennaio e l’attuale situazione del suo Paese:

Ascolta l'intervista a padre Boules Garas

R. – La notte di Natale mi sono chiesto perché ci fosse così tanta sicurezza intorno alla nostra chiesa, alla nostra parrocchia. Sono uscito fuori ed ho trovato tanta polizia che mi chiedeva di mandare dei boy scout insieme a loro - perché conoscono la gente -, per controllare le borse delle donne. Mi domandavo: "Ma perché tutta questa paura? Viviamo in un Paese tranquillo". Mi hanno detto che c’è molta tensione intorno; che bisognava stare molto attenti. Invece noi abbiamo celebrato tranquillamente la Messa, la chiesa era piena fino a tardi, la festa è stata bellissima. Speriamo ora che vada tutto bene anche per la celebrazione del Natale nell’Alto Egitto.

Nell’agosto del 2013 i Fratelli Musulmani distrussero 84 chiese cristiane nella provincia egiziana di  Minya. Proprio in questi giorni si è festeggiato la riapertura della chiesa ortodossa di Anba Moussa al-Asswad, la più importante di queste chiese. Ma tutte ormai sono state restituite al culto. Che significa questo per la Chiesa in Egitto?

R. – Significa che in Egitto, lo Stato, il governo, il presidente e l’esercito stanno cercando di dire ai copti, ai cristiani: “Voi siete membri attivi della società egiziana. Noi rispettiamo la vostra presenza nel nostro Paese, noi rispettiamo il vostro culto e le vostre chiese”.

Lei è il segretario generale del Consiglio delle Chiese dell'Egitto. Quali sono oggi i rapporti tra cattolici e ortodossi nel suo Paese?

R. - Stiamo facendo grandi passi in avanti per un reciproco rispetto. Io ho ricevuto il Patriarca ortodosso, cioè Papa Tawadros II, lo scorso 25 dicembre quando è venuto a farci gli auguri e, insieme a Sua Eminenza il Patriarca cattolico Ibrahim Isaac Sidrak e ai vescovi, andrò alla Cattedrale ortodossa il 7 gennaio per fare gli auguri a Sua Santità Tawadros. Quindi, i rapporti tra i cristiani stanno migliorando, stanno facendo grandi passi in avanti.

Per quale ragione i copti cattolici celebrano il Natale in due date diverse a seconda della regione in cui vivono?

R. - Semplicemente perché nell’Alto Egitto i cristiani sono una minoranza. All’interno di questa c’è una minoranza ancora più piccola cattolica; in una sola famiglia si possono trovare membri cattolici e ortodossi. Allora festeggiano insieme, perché se i cattolici festeggiassero da soli in Alto Egitto, l’atmosfera del Natale non si sentirebbe tra i bambini e tra la gente. Invece, questi cristiani uniti insieme – cattolici, ortodossi, protestanti – festeggiano il Natale il 7 e la festa si sente per tutti.

Nella Bibbia, l’Egitto è spesso citata come luogo di accoglienza, anche il Nuovo Testamento nomina la terra egiziana perché lì si rifugiarono Maria e Giuseppe con il piccolo Gesù per sfuggire alle persecuzioni di Erode. Quanto è presente nella coscienza della Chiesa copta tutto questo?

R. - Nella celebrazione della festa della visita della Santa Famiglia, una settimana fa, ho scritto e ho detto che l’accoglienza è una parte importante della nostra cultura orientale. Noi abbiamo accolto più di tre milioni di sudanesi che sono ancora qui in Egitto. Abbiamo accolto i siriani, i palestinesi; non abbiamo mai fatto un campo per i rifugiati, ma per noi sono fratelli e li troviamo a lavorare insieme a noi, a fare commercio nelle strade e non si sentono mai stranieri o rifugiati in Egitto. Ci sono quartieri in diverse città che sono interamente siriani o iracheni. Abbiamo sempre ricevuto tutti. Quindi, quello che dice la Bibbia è un segno per noi per continuare su questa linea, perché prima abbiamo ricevuto Giuseppe, Giacobbe e le 12 tribù di Israele. Per noi accogliere è un segno cristiano e profondamente evangelico.

Padre Boules Garas, che augurio si sente di fare per l'anno nuovo all’Egitto e ai cristiani del suo Paese?

R. - La pace! La pace e la prosperità. Qui in Medio Oriente c’è un’aria molto turbata; in Libia al nostro ovest, a Gaza ad est, nel Sudan a sud, e adesso con quello che sta facendo la Turchia. Il clima intorno a noi è veramente pericoloso e minaccioso. Quindi, l’augurio per noi è di mantenere la pace e la serenità.

ULTIMO AGGIORNAMENTO: 7 gennaio

05 gennaio 2020, 09:37