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Vatican News

I missionari scalabriniani inaugurano a Piacenza il Museo dell’emigrazione

Sabato 30 novembre sarà inaugurato a Piacenza il Museo dell’emigrazione Scalabrini. Intervista di Vatican News a padre Gaetano Parolin, tra gli ideatori del nuovo spazio

Giada Aquilino - Città del Vaticano

L’emigrazione italiana è stata “un fenomeno che abbiamo un po’ rimosso dalla coscienza nazionale”, manca “la memoria di quello che hanno sofferto i nostri connazionali” che, lasciando la patria in cerca di un futuro migliore altrove, hanno poi comunque “contribuito parecchio alla crescita dell’Italia e dei Paesi di accoglienza”: “questa è stata la nostra storia e ci auguriamo che diventi la storia anche di quelli che arrivano oggi in Italia”. È la riflessione di padre Gaetano Parolin, tra gli ideatori del Museo dell’emigrazione Scalabrini (Mes), che sarà inaugurato questo sabato a Piacenza presso la Casa madre dei missionari scalabriniani, per poi aprire al pubblico da domenica 1° dicembre (Ascolta l'intervista a padre Parolin).

Migrazioni di ieri e di oggi

“Il Museo - spiega padre Parolin a Vatican News - è un percorso multimediale sull’emigrazione italiana, piacentina ed emiliano-romagnola in particolare, con uno sguardo sia alle migrazioni attuali sia all’immigrazione in Italia. È diviso in quattro sale. La prima - riferisce il missionario scalabriniano - è dedicata alla partenza dell’emigrato, ad esempio con la riproduzione di una stanzetta dell’Appennino in cui la gente viveva prima di partire. La sala successiva è la ricostruzione della terza classe delle navi, dove gli emigrati viaggiavano perché era quella che costava meno. Un lungo viaggio compiuto in condizioni piuttosto miserevoli, perché lì mangiavano, dormivano, facevano tutto”, fino all’arrivo ad esempio negli Stati Uniti, ad Ellis Island, a New York. “In base a dati ufficiali, dal 1876 fino al 2017 sono partiti più di 28 milioni di italiani. Se - aggiunge - poi consideriamo le stime di quelli partiti tra il 1850 e il 1870, si arriva a 30 milioni di partenze dall’Italia”.

Il Beato Scalabrini

La figura del fondatore della congregazione, il Beato Giovanni Battista Scalabrini, conosciuto come il “padre degli emigranti”, è riproposta nella terza sala del Museo. Nato l’8 luglio 1839 nel Comasco, divenne nel 1876 vescovo di Piacenza. “Nella sua prima visita pastorale - racconta padre Parolin, che ha curato l’ideazione del Mes con l’architetto Manuel Ferrari e Twin Studio di Milano - monsignor Scalabrini si accorse che mancava dalla diocesi l’11% della popolazione, cioè 28 mila persone. Si chiese dove fossero: erano emigrate per la povertà, la crisi dell’agricoltura, la miseria, la fame. All’epoca - riferisce il missionario - il motto era: o rubare o emigrare”.

Lo sfondo del mare

Il percorso si conclude nella quarta sala, dedicata alle migrazioni odierne, attraverso i dati raccolti dagli scalabriniani presenti in oltre 30 Paesi del mondo, “perché dopo che l’emigrazione italiana è diminuita, a parte una ripresa degli ultimi anni, noi scalabriniani continuiamo ad assistere moltissimi gruppi etnici: adesso frequentano i centri che una volta avevamo costruito per gli italiani, come chiese, asili, scuole”, secondo una carità che si fa cultura dell’accoglienza verso una casa comune. “C’è tutta una parete dedicata alla stampa di emigrazione, a tutti gli articoli cioè che sono apparsi sull’emigrazione in generale, con due video che rappresentano il cammino delle migrazioni odierne. Comprende anche una serie di interviste fatte a immigrati della zona di Piacenza. E termina - ci tiene a precisare il missionario - con lo sfondo del mare, dove poi verranno affissi dei passaporti (in facsimile, ndr) che la gente dovrà compilare e apporre per ricordare chi appunto ha fatto un’esperienza migratoria e chi purtroppo è morto durante le traversate in mare”. Si vuole ricordare insomma che “in Italia ci sono persone che vengono un po’ da tutti i Paesi poveri del mondo, persone che hanno sofferto un viaggio difficile” per fuggire da povertà, conflitti, violenza, sfruttamento, persecuzione.

Un fenomeno strutturale

Col percorso museale, aggiunge padre Parolin, si è voluto “un po’ riassumere quella che è stata l’emigrazione, emigrazione che ancora continua e che corrisponde alle intuizioni che aveva avuto monsignor Scalabrini, il quale è stato un po’ profeta in questo senso: quando si diceva che l’emigrazione era un fenomeno passeggero, il vescovo Scalabrini diceva invece che era un fenomeno strutturale. Per questo ha fondato la congregazione dei missionari e delle missionarie di San Carlo Borromeo, scalabriniani e scalabriniane, ha fondato l’associazione laica del San Raffaele per l’assistenza ai porti di sbarco, a cui si è aggiunto poi un istituto di missionarie secolari scalabriniane in Svizzera. È proprio questa sua attenzione agli ultimi che lo fa somigliare in un certo senso a Papa Francesco”, figlio di emigranti piemontesi in Argentina, Paese anch’esso presente al Museo attraverso testimonianze dell’“arrivo al porto di Buenos Aires” o della “casa di accoglienza della capitale argentina”.

27 novembre 2019, 14:12