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Sinodo dei vescovi 2015 Sinodo dei vescovi 2015 

Storia del Sinodo dei Vescovi

Anche se il primo Sinodo dei vescovi “moderno”, come lo conosciamo oggi, si è svolto nel 1967, esso è, come dice Papa Francesco, “nuovo nella sua istituzione ma antichissimo nella sua ispirazione”.

“Nuovo nella sua istituzione ma antichissimo nella sua ispirazione”. Così Papa Francesco ha descritto il Sinodo dei Vescovi nella EPISCOPALIS COMMUNIO, pubblicata il 15 settembre 2018, solo poche settimane prima del Sinodo sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale.

Un popolo sulla via

Dunque, a cosa si riferiva il Papa? Cominciamo dalla parola.

La parola “sinodo” ha profonde radici nella tradizione della Chiesa. E’ una parola greca formata da due parti: συν (con) and όδός (via). Unendole, si trasmette il significato del “camminare insieme” lungo la strada. Spesso Gesù insegnava ai discepoli mentre erano “in cammino”. Questo concetto era così profondamente radicato tra i primi cristiani che essi furono chiamati i “discepoli della via”.

Due discepoli sulla via

La storia dei discepoli sulla via di Emmaus è un esempio di come i discepoli avessero capito come Egli continuasse a camminare con loro. Tutti conosciamo quella storia. Due discepoli sono tristi per la morte di una persona che credevano fosse il Messia. Sono così delusi da voltare le spalle alla comunità dei discepoli a Gerusalemme. Vanno per la loro strada. Il Signore Risorto si accompagna a loro. Chiede loro di raccontare la loro storia, di spiegargli i motivi della loro tristezza e delusione. Poi Gesù svela loro la Parola di Dio spiegando “cosa era detto nelle Scritture di Lui”. Mentre poi cenavano insieme, Gesù “prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro”. Fu allora che i discepoli riconobbero Chi li aveva accompagnati sulla Via. (Luca 24:13-35).

La Chiesa di Gerusalemme sulla via

Quello che accadde a questi due discepoli cominciò a ripetersi ogni volta che i discepoli del Signore avevano bisogno di un consiglio sulla strada da prendere. Quando la Chiesa delle origini si trovò a dover decidere se i convertiti pagani dovevano essere circoncisi prima di essere battezzati, gli “apostoli e i presbiteri” (i capi della comunità cristiana) si riunirono per discutere la questione. Questa volta, furono Pietro e Giovanni a ricordare ai loro fratelli che Dio aveva rivelato l'inclusione dei Gentili nel Suo piano di salvezza. Insieme arrivarono a una decisione, trovarono la via (Atti degli Apostoli 15:1-35).

La Chiesa del primo millennio sulla via

Come abbiamo visto, “La sinodalità si dispiega sin dall’inizio quale garanzia e incarnazione della fedeltà creativa della Chiesa alla sua origine apostolica e alla sua vocazione cattolica” (La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, no. 24). Quando la Chiesa entrava nel periodo in cui non c’era più nessuno che aveva fatto esperienza della presenza terrena del Signore, questa comprensione ha continuato a svilupparsi. Nel secondo secolo, Ignazio di Antiochia chiamò i cristiani “compagni di viaggio”. Diversi Padri della Chiesa attestano che la Chiesa era già consapevole del fatto che questi “compagni di viaggio” si sentissero più uniti quando si raccoglievano intorno al loro vescovo locale per la celebrazione dell’Eucaristia, per ricevere nutrimento dal pane della Parola di Dio.

Dopo il riconoscimento del cristianesimo, nel IV secolo, e il conseguente moltiplicarsi del numero dei cristiani, la Chiesa si organizzò sotto l’autorità dei vescovi allo scopo di rafforzare la comunione. Questa organizzazione ricalcava quella dell'Impero romano. Per la presenza degli Apostoli e per questo alcune città furono riconosciute come: Rome, Alessandria, Antiochia, Costantinopoli e Gerusalemme. Il primato della Chiesa di Roma è una componente essenziale dell’organizzazione della Chiesa d’Occidente.

I Sinodi della Chiesa e i Concili che indicano la via

I Sinodi della Chiesa furono introdotti come il luogo per risolvere quei casi che il vescovo locale non era in grado di trattare da solo. Si trattava di sinodi erano “provinciali” (cioè, presieduti dal vescovo locale), “metropolitani” (presieduti dal vescovo metropolitano) o “patriarcali” (presieduti dal patriarca). I “Canoni apostolici”, un testo risalente al periodo tra il IV e V secolo, affermano che il vescovo locale non dovrebbe far nulla di “importante” senza l’approvazione del vescovo “superiore” e che anche il vescovo “superiore” non può far nulla “senza il consenso di tutti”.

Ma poi sorsero problemi che riguardavano tutta la Chiesa. Così, nel 325, fu indetto a Nicea il primo “Concilio ecumenico”. Questo Concilio “per la prima volta, attraverso l’esercizio sinodale del ministero dei Vescovi, si esprime istituzionalmente sul livello universale l’ἐξουσία del Signore risorto che guida e orienta nello Spirito Santo il cammino del Popolo di Dio”.

(La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, no. 29). Nel corso del primo millennio si svolsero Concili ecumenici.

La Chiesa del secondo millennio in cammino sulla via

I sinodi permanenti hanno avuto e continuano ad avere un ruolo importante nella vita delle Chiese orientali. Fin dal V secolo, invece a Roma era attivo un sinodo che con il passare del tempo si è evoluto nei Concili che si sono svolti nella Chiesa occidentale durante il Medio Evo. Uno di questi Concili risolse lo scisma d’Occidente (il Concilio di Konstanz) e un altro fu convocato in risposta alla riforma protestante (Concilio di Trento). Per attuare il Concilio di Trento nella Chiesa, esso stabilì che si svolgesse un sinodo ogni anno a livello diocesano e ogni tre anni a livello regionale. Tra il 1869 e il 1870 si tenne in Vaticano un Concilio ecumenico che definì i dogmi del Primato e dell’Infallibilità del Papa.

La Chiesa del 20.mo secolo sulla via

L’esperienza della Chiesa riunita nel Concilio Vaticano II (1962-1965) spinse Paolo VI a “costituire uno speciale consiglio permanente di sacri Pastori, e ciò affinché anche dopo il Concilio continuasse a giungere al popolo cristiano quella larga abbondanza di benefici, che durante il Concilio felicemente si ebbe dalla viva unione Nostra con i Vescovi” (Apostolica sollicitudo). Così, nel 1965, fu istituito il “moderno” Sinodo dei vescovi.

Tutta la Chiesa sulla via

Sia prima che dopo il Vaticano II è stata sviluppata una teologia del laicato. In essa si sottolinea “che «la Chiesa» non s’identifica con i suoi pastori; che la Chiesa intera, per l’opera dello Spirito Santo, è il soggetto o «l’organo» della Tradizione; e che i laici hanno un ruolo attivo nella trasmissione della fede apostolica” (IL SENSUS FIDEI NELLA VITA DELLA CHIESA, no. 41). Il Sinodo dei Vescovi costituisce un canale importante perché la voce del fedele laico possa contribuire all’esperienza vissuta della Chiesa, che ancora chiede risposte al Signore sulle questioni più difficili della vita dell’uomo e della Chiesa.

Papa Francesco descrive bene questo processo sinodale sempre in evoluzione:

“Alla consultazione dei fedeli segue, durante la celebrazione di ogni Assemblea sinodale, il discernimento da parte dei Pastori appositamente designati, uniti nella ricerca di un consenso che scaturisce non da logiche umane, ma dalla comune obbedienza allo Spirito di Cristo. Attenti al sensus fidei del Popolo di Dio – “che devono saper attentamente distinguere dai flussi spesso mutevoli dell’opinione pubblica” –, i Membri dell’Assemblea offrono al Romano Pontefice il loro parere, affinché questo possa essergli di aiuto nel suo ministero di Pastore universale della Chiesa… Quando poi si tratta della verifica della medesima fede, il consensus Ecclesiae … è frutto dell’azione dello Spirito, anima dell’unica Chiesa di Cristo” [29]. (COSTITUZIONE APOSTOLICA EPISCOPALIS COMMUNIO , no. 7)

Fonte utilizzata per questo articolo: Commissione teologica internazionale, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa , 2 March 2018.

05 ottobre 2019, 15:47