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Beatificazioni Chiara Lubich e don Benzi: chiusa la fase diocesana

Si concludono le fasi diocesane delle cause di beatificazione e canonizzazione di due grandi testimoni della fede del XX secolo: Chiara Lubich e don Oreste Benzi. I rispettivi processi proseguiranno ora presso la Congregazione delle Cause dei Santi in Vaticano. Grande la soddisfazione del Movimento dei Focolari e della Comunità Papa Giovanni XXIII

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Due belle notizie per la vita della Chiesa, ma non solo, diffuse nella serata di ieri. Riguardano Chiara Lubich e don Oreste Benzi per i quali si conclude la prima fase, quella diocesana, delle rispettive cause di beatificazione e canonizzazione.

Chiara Lubich: un luminoso esempio 

Per Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, l’ultima sessione dell’Inchiesta diocesana presieduta da monsignor Raffaello Martinelli, vescovo di Frascati, si svolgerà presso la cattedrale di San Pietro, a Frascati, alle 16.30 di domenica 10 novembre prossimo. L’iter per l’avvio della causa era iniziato il 7 dicembre 2013, a cinque anni dalla morte di Chiara, con la presentazione della richiesta ufficiale al vescovo di Frascati da parte dei Focolari. Il 27 gennaio 2015 monsignor Martinelli aveva dato seguito alla richiesta aprendo solennemente la causa. “In quell’occasione Papa Francesco – si legge in un comunicato pubblicato dall'Ufficio Comunicazione dei Focolari - si fece presente con un messaggio in cui ricordava il luminoso esempio di vita della fondatrice del Movimento a quanti “ne conservano la preziosa eredità spirituale”. Inoltre esortava “a far conoscere al popolo di Dio la vita e le opere di colei che, accogliendo l’invito del Signore, ha acceso per la Chiesa una nuova luce sul cammino verso l’unità”.

Un carisma per l'unità 

Chiara Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920 e muore a Rocca di Papa il 14 marzo 2008. Giovane insegnante, sente la chiamata a scegliere Dio come il tutto della sua vita. Attorno a lei si forma ben presto una comunità fatta di uomini e donne che vogliono vivere radicalmente il Vangelo nel quotidiano, mettendo al centro il comandamento dell’amore reciproco portato da Gesù. Nasce il Movimento dei Focolari il cui obiettivo è l'unità tra i popoli e la fraternità universale. Nata nella Chiesa cattolica, la Lubich è nota per la sua infaticabile azione in favore della comunione, della fraternità e della pace tra persone di Chiese diverse, fedeli di molte religioni e anche tra quanti non si riconoscono in un preciso credo religioso. Il suo pensiero porta un nuovo stile di vita anche in campo civile, in economia e nella politica. Il Movimento dei Focolari è oggi diffuso in 182 Paesi del mondo. Waldery Hilgeman, olandese, vice postulatore della causa di beatificazione della Lubich, ci racconta il lavoro svolto fin qui.

R. – Dopo la conclusione di questa prima parte della causa, per Chiara Lubich significa adesso entrare in una fase nuovissima. Significa la chiusura di una fase di raccolta di documenti, di testimonianze per entrare in una fase di studio sul merito. Significa che adesso la Santa Sede inizia l’approfondimento di quello che è la vita, la vita luminosa, il carisma di Chiara che ora verrà analizzato.

Come si è svolto il lavoro delle persone incaricate di visionare i documenti relativi alla Lubich? Immagino si sia trattato di un’infinità di materiale tra scritti, video, audio...

R. – Sì, è stato un lavoro immenso, un lavoro sfidante. L’ambito nel quale ci siamo dovuti muovere è un ambito molto rigido di raccolta e di consegna. Evidentemente qui ci sono state delle deroghe perché è impossibile consegnare alla Congregazione delle Cause dei Santi tutto l’archivio di Chiara Lubich, non ci sarebbe il posto per contenerlo... Già questa è stata una sfida immensa per i tecnici, dover applicare il criterio di una scelta, senza trascurare nulla e senza omettere nulla. Ci sono riusciti, sono state persone qualificate, nominate dalla diocesi di Frascati.

Lei come vice postulatore della causa di beatificazione di Chiara ha avuto la possibilità di conoscerla profondamente, che cosa l’ha colpita di più?

R. – E' vero, noi, come équipe, siamo stati privilegiati. Abbiamo trovato documenti interessantissimi, bellissimi, inediti. Ci colpisce il fatto che Chiara Lubich abbia ricevuto un dono immenso da Dio, un carisma che è la preghiera di Gesù: "Che tutti siano uno". Chiara ha avuto il desiderio e lo scopo fino alla fine che tutti fossero uno. E per questo desiderio lei ha speso tutta la sua vita e lo ha tradotto anche in un percorso di santità, in un percorso di santità insieme, dove lei non avrebbe potuto raggiungere questa meta di camminare verso Dio da sola, ma comunitariamente, con gli altri.

Come è stata accolta dal Movimento dei Focolari la notizia di questo evento, di questa chiusura della prima fase della sua causa?

R. – Con grande gioia. Noi abbiamo iniziato questo percorso quasi 5 anni fa. A gennaio prossimo sarebbero 5 anni esattamente dall’inizio dell’apertura, quindi è una grande gioia per tutti, e anche un grande raccoglimento davanti a una tale notizia. Gioia, preghiera. Adesso attendiamo il giorno della cerimonia di chiusura ma nella consapevolezza che è soltanto la prima fase, quindi bisogna rimanere nell’attesa che si vada avanti nel processo.

Ascolta l'intervista a Waldery Hilgeman

Don Oreste Benzi: la santità dei piccoli

Il 23 novembre prossimo sarà invece la data di chiusura ufficiale della fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione di don Oreste Benzi. E’ stato il vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi, ad annunciarlo al termine della preghiera per la pace in Siria che si è svolta il 14 ottobre sul sagrato del Duomo della città romagnola. La causa per don Oreste era stata aperta il 27 settembre 2014. Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, di cui don Benzi è stato il fondatore, commentando la notizia definisce don Benzi “un profeta che ha condotto un popolo di laici sulla via della santità”.

Una vita per gli ultimi

Don Oreste Benzi è nato il 7 settembre del 1925 a Rimini e morto il 2 novembre 2007. “Ha speso tutta la sua vita - si legge in una nota della Comunità - a favore degli ultimi. Giovane sacerdote nell'Italia martoriata del dopoguerra, si impegnò da subito a favore dei giovani, cui propose ‘un incontro simpatico con Cristo’. Nel 1968 con un gruppo di giovani ed alcuni sacerdoti diede vita all’Associazione Papa Giovanni XXIII. Nel 1973 aprì la prima Casa Famiglia a Coriano, sulle colline riminesi. Il carisma di don Benzi, la condivisione della vita con gli ultimi, è oggi diffuso in 42 Paesi nei 5 continenti”. Forte l'impegno verso le vittime della tratta e della prostituzione per il quale Papa Francesco ha espresso apprezzamento e gratitudine. La soddisfazione oggi della Comunità attraverso le parole del suo presidente:

Ascolta l'intervista a Giovanni Paolo Ramonda

R. – E’ una grande gioia perché dopo appena 12 anni dalla morte si conclude la fase diocesana che certifica le virtù eroiche di don Benzi, la sua vita spesa in mezzo ai poveri per testimoniare l’amore di Dio. Quindi è una festa. Don Oreste lasciandoci aveva scritto: siate santi, cioè cercate di amare tutti nell’amore del Vangelo, di Gesù, i piccoli, i poveri, siate apostoli di pace, di condivisione, di benevolenza, di condivisione dei beni. Questa è una festa che faremo il 23 di novembre, in concomitanza con la beatificazione di Sandra Sabatini che è proprio una discepola di don Oreste, una ragazza giovane della Comunità Papa Giovanni che nel 1984 è morta prematuramente e che sarà la prima beata fidanzata, quindi proprio un dono di don Oreste a tutta la Chiesa.

Una santità quella di don Benzi, lei vuol dire, che porta altri sullo stesso cammino?

R. – Sì, è una santità che ha suscitato un popolo, soprattutto un popolo di laici, ma anche di consacrati, di sacerdoti, però è per la povera gente. La santità è accessibile a tutti, ai piccoli, ai poveri, agli ultimi. Don Oreste è venuto proprio a confondersi con gli ultimi per dire che la bellezza del Vangelo è per ognuno ma va vissuta insieme come popolo, come famiglia, come comunità, come Chiesa.

Come è stato portato avanti il lavoro fin qui?

R. – Da parte della commissione diocesana preposta c’è stato l’ascolto di circa 130 testimoni e poi tutta la lettura dei molteplici scritti di don Benzi, soprattutto diversi testi, libri, molti diari, molti scritti su foglietti volanti, perché quando lui incontrava le persone annotava tutto, aveva una sete di conoscenza, di sapere, era come un bambino che imparava da tutti e quindi questa fase ha raccolto tutte queste testimonianze molto corpose.

Che cosa vi augurate, quali tempi per la chiusura definitiva del processo di beatificazione e canonizzazione?

R. – Adesso sia noi della Comunità Papa Giovanni ma anche chi ha sentito parlare di lui, della sua vita, chiediamo di pregare, anche se ci sono necessità di persone che sono in situazioni di grave malattia, come dice la Chiesa, di chiedere al buon Dio, di “strappare” un miracolo al buon Dio per l’intercessione di don Oreste Benzi. Siamo sicuri che lui sarà molto sensibile, soprattutto verso situazioni di estrema povertà.

16 ottobre 2019, 14:33