Cerca

Vatican News
Basilica di Collemaggio Basilica di Collemaggio   ((C) 2015 {RaBoe}, all rights reserved)

Padre Cantalamessa: bellezza di Gesù è misericordia che salva il mondo

No alla mentalità “usa e getta”. La misericordia salva anche ciò che di più fragile e prezioso c’è in questo momento nel mondo, il matrimonio e la famiglia. Ne ha parlato il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, alla conferenza alla Basilica di Collemaggio in vista della Perdonanza celestiniana

Debora Donnini – Città del Vaticano

Il Magnificat come scuola di conversione che porta ad avere un nuovo sguardo sul mondo: si tratta di “un rovesciamento avvenuto nella fede” infinitamente più serio di un cambiamento sociale e che ha provocato “una silenziosa ma radicale rivoluzione”. Così padre Raniero Cantalamessa, nella conferenza tenuta oggi pomeriggio nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L’Aquila, al termine del biennio mariano indetto dall’arcivescovo della diocesi, il cardinale Giuseppe Petrocchi. Un intervento in vista anche della 725.ma Perdonanza celestiniana che annualmente si tiene nella città abruzzese il 28 e 29 agosto. Si tratta di un rito solenne con l’indulgenza plenaria perpetua che Papa Celestino V concesse a tutti i fedeli che, confessati e comunicati, avessero visitato in quei giorni la Basilica di Collemaggio. 

Conferenza di padre Cantalamessa
Conferenza di padre Cantalamessa

E la Perdonanza richiama proprio quella misericordia di cui parla il predicatore della Casa Pontifica nel suo discorso sul tema: “La sua misericordia di generazione in generazione. Il Magnificat di Maria uno sguardo nuovo su Dio e sul mondo”. “Un cantico senza censure”, lo definisce il frate cappuccino, composto da due movimenti, dallo sguardo di Maria che si posa su Dio e sul mondo. Quello di Dio è un amore come dono quando crea il mondo e, dopo il peccato dell’uomo, “dalla misericordia come dono si passa alla misericordia come perdono”, spiega. Il peccato produce, infatti, una ferita e l’amore di donazione diventa di sofferenza tanto è vero che nell’Antico Testamento Dio parla di “compassione”, “si commuove”. Dio poi ha parlato “per mezzo del Figlio” e Gesù è proprio “il volto visibile della misericordia”, dice ancora il frate cappuccino richiamandosi alla Misericordiae Vultus di Papa Francesco.

Non una rivoluzione sociale ma nella fede

Il Magnificat, prosegue padre Cantalamessa, getta luce non solo sulla misericordia di Dio ma anche sull’anima di Maria e sul mondo. Maria descrive infatti un radicale mutamento delle parti fra gli uomini: “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili…”. Ma, rileva padre Cantalamessa, non c’è stata una rivoluzione sociale: quel rovesciamento è avvenuto nella fede. “Si è manifestato il regno di Dio e questa cosa ha provocato una silenziosa, ma radicale rivoluzione” che padre Cantalamessa paragona alla scoperta di un bene che svaluta la moneta corrente e così il ricco si è trovato povero e “i poveri e gli affamati, al contrario, sono avvantaggiati, perché sono più pronti ad accogliere la nuova realtà, non temono il cambiamento; hanno il cuore pronto”.

Un rovesciamento che deve avvenire nel cuore

E se l’annuncio che Dio ha fatto nella storia della salvezza è distinto dalla realtà sociale, le due prospettive però non sono senza influsso reciproco: “Più che ‘un incitamento a rovesciare i potenti dai troni per innalzare gli umili’, il Magnificat è un salutare ammonimento rivolto ai ricchi e ai potenti circa il tremendo pericolo che corrono”, spiega il frate sottolineando l’attualità del Magnificat nei Paesi ricchi quanto nei poveri. Maria, che parla profeticamente per la Chiesa, ha quindi “messo a nudo la grande povertà della ricchezza di questo mondo”. Non si tratta però solo di qualcosa da “predicare”, ma da praticare perché il rovesciamento di cui parla deve avvenire anzitutto nell’intimo di chi prega il Magnificat per cui l’uomo è chiamato a non vivere per se stesso: Dio rovescia dal trono, mettendone a nudo la non-verità, l’uomo il cui Dio non è il Signore ma il proprio “io”. In questo senso la preghiera del Magnificat mette in guardia dalla tentazione di bramare le ricchezze ed è “una scuola di conversione continua”, uno specchio che se tenuto verso gli altri, come fece Archimede, incendia mentre rivolto verso sé stessi aiuta a vedere il proprio volto e a correggerne le brutture.

Collemaggio
Collemaggio

La cultura della misericordia

Conseguenza diretta del perdono di Dio è il perdono reciproco. Si tratta delle opere di misericordia e di far crescere una “cultura della misericordia”, come Papa Francesco stesso ricordava nella Lettera Apostolica Misericordia et misera, alla fine dell’Anno giubilare sulla misericordia. Riprendendo, poi, il discorso di Dostoevskij sulla bellezza che salverà il mondo, padre Cantalamessa ribadisce che “la bellezza di Gesù è la sua misericordia ed è essa che salverà il mondo. Non dunque l’amore della bellezza, ma la bellezza dell’amore”.

No a mentalità “usa e getta” nel matrimonio

La famiglia è l’ambito sul quale si concentra la sua riflessione perché è proprio la misericordia che può salvare il matrimonio, che non è solo perdono degli sbagli altrui ma anche pazienza, comprensione, tenerezza. “Il matrimonio risente oggi della mentalità corrente dell’’usa e getta’”, avverte ricordando che serve invece quella dell’”usa e rammenda” e richiamando le esortazioni di San Paolo a portare i pesi gli uni degli altri. La perdonanza quindi deve cominciare dentro casa fra marito e moglie, fra genitori e figli e, come evidenzia Papa Francesco, “la cultura della misericordia si forma nella preghiera assidua, nella docile apertura all’azione dello Spirito”.

Card. Petrocchi: comunione e tenacia

La preparazione alla Perdonanza è iniziata ieri con l’accensione del Fuoco del perdono, conosciuto come Fuoco del Morrone in onore di Celestino V, nel piazzale della Basilica di Collemaggio. In questa occasione l’arcivescovo, il cardinale Giuseppe Petrocchi, ha ricordato che l’anima della perdonanza è l’esperienza di riconciliazione e di comunione con Dio, con sé stessi e con gli altri, e ha esortato, a 10 anni dal terremoto che devastò l’Aquila, ad avere quella tenacia che non si arrende per ripartire da capo, con una cultura della condivisione.

24 agosto 2019, 19:30