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"Maria Mae da Vida”, una casa per le ragazze madri

A Fortaleza, nel nordest del Brasile, opera l’associazione diocesana ‘Maria Mae da Vida’, gestita dalle suore missionarie camilliane, che si occupa di dare accoglienza a ragazze madri provenienti dalle favelas

Eugenio Serra – Città del Vaticano

Il primo grande aiuto che gli operatori di ‘Maria Mae da Vida” offrono alle ragazze è quello di superare la paura di non sentirsi amate. Si tratta di giovani donne, spesso adolescenti, incinte che sono state allontanate dalle loro case o che vivono in situazioni economiche ad alto rischio.

“Maria Mae da Vida” al servizio delle giovani madri

L’associazione diocesana brasiliana garantisce cure mediche, propone corsi di formazione professionale, attività ludiche, ricreative e culturali. “I corsi che offre durano da 6 mesi a un anno. Al termine ricevono un attestato, e con questo tentano di entrare nel mondo del lavoro e hanno più possibilità di trovarlo. Nutrono la speranza di poter mantenere i propri figli". Lo racconta Tania De Luchi, 23 anni, vincitrice della VI edizione del concorso: “In un altro mondo”, progetto promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con la Caritas Italiana, dedicato a ragazzi e ragazze, tra i 20 e i 30 anni, che vogliono vivere un mese da volontari in alcune realtà all'estero. La giovane volontaria veneta, per tutto il mese di agosto, segue le ragazze madri accolte dall’associazione “Maria Mae da vida”.

Ascolta l'intervista a Tania De Luchi

Ragazze con passati difficili

“Mi ha sorpreso – spiega ancora la volontaria - una ragazza, ospitata dalle suore camilliane per pochi giorni, dopo aver frequentato l’associazione qualche anno fa. Negli ultimi due anni si è un po’ allontanata ed è entrata nel giro della droga. Ho visto una foto di com’era qualche anno fa e rispetto ad allora, adesso era magrissima, persa nel suo mondo. Il problema principale nelle favelas è la droga, la prostituzione e poi c’è la violenza, ogni ragazza con cui ho parlato l’ha subita almeno una volta. È tutto un circolo vizioso alla fine: la droga porta alla prostituzione e l’alcool porta alla violenza”.

L’importanza di saper ascoltare

“Seguirò le esperienze delle ragazze – conclude Tania - perché è un po’ questo lo scopo del progetto: ‘In un altro mondo’. Cercherò di portare in Italia le storie che ascolto e di raccontare la realtà dei progetti Caritas. La mia funzione sarà soprattutto quella di ascoltare, di lasciarle parlare, di conoscerle”. Di solito sono abituata a fare; osservare e ascoltare per me è un'esperienza nuova, ma ne sto cogliendo l'importanza".  Tania De Luchi documenta la realtà di queste giovani donne con post quotidiani sul web. 

14 agosto 2019, 09:30