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Padre Paolo Dall'Oglio,  il gesuita italiano rapito in Siria nel 2013 Padre Paolo Dall'Oglio, il gesuita italiano rapito in Siria nel 2013 

Sei anni fa il rapimento di padre Dall'Oglio: oggi una conferenza stampa a Roma

E' necessario tener viva l'attenzione su padre Paolo Dall'Oglio rapito nel 2013 in Siria. L'iniziativa di tenere oggi a Roma una conferenza per ricordare la sua figura si deve ai famigliari del gesuita italiano. Padre Dall'Oglio era fermamente convinto nella possibilità di una convivenza pacifica tra cristiani e musulmani nel Paese

Fabio Colagrande - Città del Vaticano

6° anniversario del rapimento del padre gesuita Paolo Dall’Oglio, rapito a Raqqa in Siria, il 29 luglio 2013. Per l'occasione, a Roma, presso la sede dell'Associazione Amici di Padre Paolo Dall'Oglio si tiene stamattina una conferenza sul tema "Padre Dall'Oglio - Sei anni dal sequestro", con i fratelli Francesca, Immacolata e Giovanni, per fare il punto sulla sua vicenda. Al microfono di Radio Vaticana Italia, Francesca Dall'Oglio spiega il motivo dell' iniziativa:

Ascolta l'intervista a Francesca Dall'Oglio

R. –Il fatto che oggi sia proprio la ricorrenza dei sei anni dal sequestro di mio fratello Paolo, ci ha portato – e mi ha portato – a pensare che fosse doveroso promuovere un evento che potesse in qualche mondo alzare l’attenzione su di lui come persona e anche su quello che è accaduto sei anni fa a Raqqa.

Come vuole ricordarlo come persona a chi non lo ha conosciuto?

R. - Paolo per me rappresenta qualcuno che ha cercato di dare sempre un senso alla sua vita, di essere coerente e di testimoniare l’amore per l’altro che lui vedeva incarnato proprio nella relazione tra musulmani, cristiani, ma tra esseri umani che soprattutto si relazionano gli uni con gli altri anche nelle situazioni più difficili e conflittuali.

Recentemente Papa Francesco ha inviato una lettera al presidente siriano Assad, chiedendo di mettere in salvo la popolazione che ancora subisce bombardamenti a Idlib, chiedendo anche attenzione per le persone scomparse durante il conflitto come ha ricordato il cardinale Parolin. Lei come ha accolto queste parole del Papa?

R. - Ho sentito questo come un messaggio molto importante, di grande rilievo. Mi sento, come sorella di Paolo, in qualche modo sorella, vicino a questa popolazione che soffre e in particolare a tutte le famiglie, di chi ha dei parenti vicino a sé scomparsi o detenuti in Siria senza avere notizie. Questa è una vera tragedia sulla quale è importante che ci sia l’attenzione internazionale. A questo riguardo Papa Francesco ha mandato un messaggio forte; anche il fatto che sia stato portato dallo stesso Nunzio apostolico in Siria, il cardinale Zenari e dal cardinale Turkson.

L’attualità del messaggio, delle parole di padre Paolo in questo momento del conflitto siriano, mentre non abbiamo notizie sulla sua sorte, sembrano mantenere una fortissima attualità. È d’accordo?

R. - Mi permetto di confermare ciò che lei dice. Ricordo di avere letto e ascoltato l’ultima intervista che mio fratello Paolo ha lasciato il 28 luglio del 2013, un giorno prima di essere rapito a Raqqa ad una tv locale. In quell’intervista lui sottolinea quello che sta accadendo, ma ribadisce anche il bisogno di arrivare ad una società inclusiva; parla di federazione, che non vuol dire appiattire le identità delle diverse comunità, ma creare una cittadinanza capace di includere tutte le diversità.

29 luglio 2019, 12:27