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Bambine in una scuola cilena Bambine in una scuola cilena  (AFP or licensors)

Cile: no a insegnamento facoltativo della religione a scuola

In Cile, l’insegnamento della religione non sarà più obbligatorio, ma facoltativo per gli studenti del terzo e quarto anno delle scuole medie, pari alle scuole superiori in Italia. Lo ha deciso il Consiglio nazionale dell’educazione, ma la scelta viene contestata da rappresentanti delle Chiese e delle comunità religiose del Paese

In una dichiarazione - pubblicata sul quotidiano “El Mercurio” e firmata dalla Conferenza episcopale cilena (Cech), insieme ai rappresentanti delle Chiese riformate (evangelici, battisti, luterani, dei Santi degli ultimi giorni, avventisti), della comunità ebraica e di quella islamica - si evidenzia come l’insegnamento della religione contribuisca “alla formazione di un cittadino democratico, responsabile, etico, critico, libero, solidale, con una visione della cultura e della religiosità della società in cui vive”.

Promuovere la formazione integrale

Secondo i leader religiosi, passare da un piano formativo obbligatorio della religione a due ore facoltative, presentate in alternativa ad altre tre proposte, “crea una concorrenza artificiale e iniqua, favorendo l’eliminazione della disciplina dal corso di studi”, e privando così gli studenti della possibilità di una “formazione integrale” e di uno “sviluppo etico, sociale e culturale che proprio la Legge generale dell’educazione dichiara di perseguire”.

Appello a riconsiderare la decisione presa

Perciò, i firmatari invitano il Consiglio nazionale dell’educazione a “riconsiderare la sua recente decisione”, riconoscendo che l’insegnamento della religione “è lo spazio formativo privilegiato per prendersi cura e formare la dimensioni spirituale, etica e morale di uno studente”. (Agenzia Sir)
 

15 luglio 2019, 11:59