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Convegno a Washington in vista del Sinodo Panamazzonico

L’Ecologia integrale è da ieri al centro di un incontro internazionale promosso dalla Repam (Rete Ecclesiale Panamazzonica) all’Università Georgetown, a Washington. Titolo dell’incontro: “Ecologia integrale: una risposta sinodale dall’Amazzonia e da altri biomi e territori essenziali per la cura della nostra Casa comune”

Il convegno di Washington vuole aprire spazi accademici di dibattito sull’urgenza di implementare pratiche e politiche di ecologia integrale e su possibili proposte, soprattutto in vista del prossimo Sinodo sull’Amazzonia, che si terrà in ottobre in Vaticano, alla luce dell’enciclica di Papa Francesco ‘Laudato sì’. Alla Georgetown University sono riuniti 100 delegati tra accademici, rappresentanti del Vaticano e di altri organismi ecclesiali di vari Paesi del mondo, come la Repam e la rete continentale Iglesias y Minería, leader sociali e di comunità indigene. Presente al convegno padre Dario Bossi, missionario comboniano in Brasile, coordinatore della Rete Iglesias y Minería che difende le molte comunità colpite dall’estrattivismo minerario, il quale spiega al microfono di Cristiane Murray quali sono le linee di queste giornate di lavori

Ascolta l'intervista a padre Bossi

R. - Sono tre tappe del percorso di questi giorni. In America Latina si usa spesso questa dinamica del vedere, giudicare e agire. Nel primo giorno abbiamo cercato di analizzare la realtà; vedere ed ascoltare la voce di chi tocca con mano il grido delle vittime delle ingiustizie ambientali. Abbiamo ascoltato parecchi popoli, rappresentanti di popoli indigeni, ma anche rappresentanti della Chiesa, quindi vescovi, cardinali; abbiamo ascoltato alcune voci del mondo della scienza e anche delle istituzioni in difesa dei diritti umani. Sono apparse alcune organizzazioni importanti a livello territoriale, come la Rete Ecclesiale Panamazzonica, la Repam, ma anche la Rete Mesoamericana o la Rete Rebaki che riunisce le Chiese intorno al bacino del fiume Congo, in Africa. Sono nuove forme di organizzare territorialmente la Chiesa in risposta più flessibile, dinamica e interattiva alle sfide dei territori. I popoli indigeni in queste giornate sono molto forti; hanno richiesto esplicitamente che la Chiesa si coinvolga, che torni ad essere proattiva, al loro fianco. “Conquistiamo fiducia – hanno detto - quando sentiamo che la Chiesa si trova al nostro fianco. Desideriamo una Chiesa forte, una Chiesa incisiva”. Lo diceva anche in altre parole, Victoria Tauli, la relatrice speciale dei diritti dei popoli indigeni all’Onu. Diceva che le Chiese possono essere una guida morale della società. In questo contesto urgente, in cui ascoltiamo il grido dell’Amazzonia, della creazione intera in tutti gli altri biomi, è urgente che la Chiesa prenda posizione a fianco alle vittime dell’ingiustizia ambientale.



20 marzo 2019, 11:46