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Manifestazione contro la depenalizzazione dell'aborto Manifestazione contro la depenalizzazione dell'aborto  (AFP or licensors)

Ecuador. Depenalizzazione aborto. Vescovi: tutelare vita

In Ecuador, si discute sulla depenalizzazione dell’aborto. L’appello dei vescovi a tutelare la vita nascente i quali sottolineano che il dibattito si concentra sulla pena da imporre a chi viola la legge e non sul fatto che l’aborto è un delitto

Isabella Piro – Città del Vaticano

“Senza etica, la scienza medica si trasforma in crudeltà, la legge in tirannia, la politica in corruzione e la religione in condanna rigorosa e spietata”: è quanto scrivono i vescovi dell’Ecuador in una nota diffusa il 3 gennaio. Il documento episcopale arriva dopo che, il 19 dicembre scorso, la Commissione di giustizia dello Stato ha approvato la relazione informativa per un primo dibattito relativo alla riforma del Codice penale.

Cosa propone la riforma del Codice penale

Tra gli argomenti al cento della riforma, c’è anche la depenalizzazione dell’aborto in caso di “violenza, malformazioni letali per il feto, stupro, incesto e inseminazione non consensuale”. Gli altri temi in esame sono le norme anticorruzione, il maltrattamento di animali, il contrasto del traffico di farmaci falsificati o scaduti, le nuove procedure per i casi di violenza di genere. Si tratta – spiega la relazione – di un’opportunità, per questi argomenti “altamente sensibili”, di essere discussi in Parlamento.

La società non sia ai margini del dibattito politico

Ma a tal proposito, i vescovi dell’Ecuador sottolineano: “Come società, abbiamo il diritto di conoscere bene tali temi, di riflettere su di essi e di discuterli. Le organizzazioni sociali, politiche, economiche e religiose devono, per tanto, assumermi questo importante compito con determinazione e responsabilità, senza rimanere ai margini del dibattito come semplici spettatori passivi o indifferenti”.

Tutelare la vita

Di qui, l’appello a tutti gli uomini di buona volontà, ai “pastori del popolo di Dio” ed alle famiglie ad “esporre con chiarezza e coraggio i loro argomenti scientifici, etici e legali, liberi da ogni posizione fondamentalista, che si di natura sociale, politica o religiosa”. “La vita umana – scrivono i vescovi – è al di sopra di ogni schieramento politico o religioso, o di posizioni erroneamente qualificate come conservatrici o progressiste”. Per questo, i presuli ribadiscono la necessità di “assicurare la dimensione etica della vita umana, in particolare la sua dignità e libertà”.

L’impegno della Chiesa

Sottolineando, quindi, il “fermo impegno” della Chiesa ad “amare e difendere la vita umana in ogni sua fase”, i vescovi pubblicano un piccolo dossier, per offrire spunti di riflessioni sui bambini non ancora nati e sulla necessità di tutelare le loro vite. In esso, la Conferenza episcopale dell’Ecuador parte da un presupposto fondamentale: “La biologia molecolare e la genetica dimostrano che la vita umana ha inizio con il concepimento”.

Riforma contraria ai principi costituzionali

Di questo presupposto, discendono tutti gli altri elencati nel dossier, come ad esempio: il legame tra etica e giustizia, e tra etica e rispetto dei diritti umani; l’ambiguità di un’espressione come “aborto sicuro e gratuito” riferito all’interruzione volontaria di gravidanza, dato che - spiegano i vescovi – bisogna domandarsi “chi ottiene benefici economici da politiche pubbliche favorevoli all’aborto”. E ancora: i vescovi dell’Ecuador ricordano che “la Costituzione nazionale garantisce a tutte le persone il diritto alla vita e all’integrità fisica e psicologica, sin dal concepimento e fino alla morte naturale”.

L’aborto è un delitto

Inoltre, spiegano ancora i presuli, così come viene presentato attualmente, il dibattito si concentra sulla pena da imporre a chi viola la legge e non sul fatto che l’aborto è un delitto. Ma se quest’ultimo punto viene ignorato – sottolinea la Chiesa – “allora, automaticamente, decadono sia la colpa e la responsabilità, sia la pena e la sanzione”.
Al contrario, i presuli suggeriscono di puntare su alcuni principi: la “formazione dei giovani alla dimensione affettivo-sessuale” della persona, “nell’ambito di una pedagogia dell’amore e del rispetto reciproco tra uomini e donne”; la promozione di una partecipazione attiva dei genitori nell’elaborazione dei programmi educativi orientati al rispetto del diritto alla vita; la certezza della pena per chi commette reati di stupro, incesto, violenza e inseminazione non consensuale. Infine, i vescovi suggeriscono di rafforzare l’operato dei Centri di aiuto per le donne in gravidanza che si trovano in difficoltà, supportandole con solidarietà e rispetto.

 

05 gennaio 2019, 07:45