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Le bandiere di Etiopia ed Eritrea Le bandiere di Etiopia ed Eritrea   (AFP or licensors)

Natale di pace nel Corno d’Africa

Mons. Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, parla del prossimo Natale nella tormentata regione africana dove le speranze di pace si fanno più concrete dopo il riavvicinamento dell’Eritrea a Etiopia e Gibuti. Il presule esalta il coraggio degli Emirati Arabi e di Francesco per la prossima visita papale nella Penisola arabica

Olivier Bonnel - Città del Vaticano

“Ci prepariamo con gioia e speranza a questo Natale, dopo i grossi cambiamenti politici che stanno portando la pacificazione nel Corno d’Africa”. Così mons. Giorgio Bertin commenta con ottimismo alla situazione nella regione africana teatro di aspri conflitti negli ultimi decenni. La normalizzazione delle relazioni tra Gibuti ed Eritrea, concordata dopo 10 anni di rapporti interrotti, costituisce infatti un passo importante verso il raggiungimento della pace, dello sviluppo economico e della stabilità del Corno d’Africa. Così come la ripresa dei rapporti tra l’Etiopia e l’Eritrea che il 9 luglio scorso hanno firmato un accordo di pace che ha posto fine allo stato di guerra tra i due Paesi, in vigore dal 6 maggio 1998, per la demarcazione dei propri confini.

Mons. Bertin spiega come ci si sta preparando al Natale nel Corno d’Africa dove non si festeggia solo il 25 dicembre ma anche il 7 gennaio perché la maggior parte dei cristiani in questi Paesi sono ortodossi

Ascolta l'intervista a mons. Bertin

R. – Qui nel Corno d’Africa bisogna tener conto che abbiamo la maggior parte dei cristiani, soprattutto in Etiopia e in Eritrea, che sono ortodossi e dunque celebreranno il Natale il 7 gennaio. Nelle altre parti, soprattutto qui a Gibuti e in Somalia naturalmente in una forma molto discreta, ci prepariamo a celebrare il 25 dicembre, ci prepariamo nella gioia e nella speranza tenendo conto anche degli avvenimenti di questi ultimi mesi che hanno portato dei grossi cambiamenti dal punto di vista politico, soprattutto con l’apertura del primo ministro etiopico verso l’Eritrea e verso la Somalia e anche nei confronti di Gibuti. Ci sono stati degli incontri. E dunque per noi il Natale arriva carico anche di speranze per questi popoli, per questi Stati, perché possano sviluppare legami di amicizia e di pace.

Una domanda, mons. Bertin, sulla prossima visita di Papa Francesco negli Emirati Arabi, nel prossimo mese di febbraio. Quali sono le sue attese per questa visita in Paesi tanto vicini al Corno d’Africa?

R. – Devo dire che sono stato veramente sorpreso quando ho letto questo annuncio: sorpreso in modo molto positivo. L’arrivo del Papa per questa conferenza internazionale ad Abu Dhabi è un segno di grande speranza per le relazioni soprattutto tra cristiani e musulmani e devo dire che è un grande atto di coraggio da parte delle autorità degli Emirati Arabi Uniti e da parte di Papa Francesco. Quindi noi accompagneremo senz’altro, perlomeno con la preghiera, la visita del Santo Padre ad Abu Dhabi e l’accompagniamo soprattutto con una grande speranza perché questo gesto dovrebbe aiutare veramente le popolazioni sia nella penisola araba sia nel Corno d’Africa a vedere come è possibile lavorare insieme e costruire un mondo migliore.

 

18 dicembre 2018, 12:11