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La beatificazione dei 19 martiri d'Algeria La beatificazione dei 19 martiri d'Algeria  (AFP or licensors)

Martiri Algeria. Ambasciatore italiano: passo per riconciliazione nazionale

Secondo l’ambasciatore italiano in Algeria, Pasquale Ferrara, la beatificazione dei 19 martiri dell’Algeria, celebrata l’otto dicembre a Orano, aiuta il processo di normalizzazione del Paese

“Il ministro degli affari religiosi algerino ha affermato, a mio avviso a ragione, che stiamo facendo la storia. Questa beatificazione, infatti, sul piano interno, dopo le tragiche vicende del terrorismo omicida degli anni ’90, è stata percepita come un’ulteriore tassello di un processo di riconciliazione nazionale”. Ad affermarlo, ai microfoni di Radio Vaticana Italia, all’indomani della beatificazione ad Orano dei 19 martiri dell’Algeria, è l’ambasciatore italiano nel Paese nordafricano, Pasquale Ferrara.

Un evento di valenza civile

“Le vicende del terrorismo – spiega il diplomatico – colpirono non solo cattolici e stranieri ma, vorrei ricordarlo, anche centoquattordici imam che si rifiutarono di avallare questa violenza. E colpirono anche la popolazione civile algerina: si contano oltre centocinquantamila vittime. Dunque la beatificazione dell’otto dicembre è stato un evento religioso che ha avuto anche una grande valenza civile”.

I monaci di Tibhirine erano amati dal popolo

“Paradossalmente – spiega ancora l’ambasciatore Ferrara – la tragica vicenda dei sette monaci di Tibhirine ha anche una valenza interreligiosa. Non dobbiamo infatti dimenticare che questi religiosi erano perfettamente inseriti nel tessuto sociale locale e apprezzati dalla popolazione, indipendentemente dal fatto che fossero stranieri e cattolici. Christian de Chergé, il priore del monastero di Tibhirine, un paio di anni prima di essere assassinato, vedendo approssimarsi una situazione di pericolo, aveva chiaramente distinto quelle che lui chiamava le ‘caricature dell’islam’, incoraggiate da un certo islamismo violento, dal valore più ampio della religione islamica vissuta a livello popolare, non solo in Algeria, ma in tutto il Medio Oriente e in Nordafrica. Anche in questo caso si è trattato di una minoranza violenta, terroristi che non rappresentavano affatto la coscienza nazionale di questo Paese”.

Fratellanza per il Mediterraneo

“Il fatto che sia stata la prima cerimonia di beatificazione celebrata in un paese musulmano ha poi senz’altro un valore storico”, prosegue l’ambasciatore italiani ad Algeri. “Credo che la scelta del Papa sia stata fondamentale per cambiare la narrazione di una cesura che attraverserebbe il Mediterraneo tra l’islam arabo e il cristianesimo europeo, connessa poi al paradigma dello scontro di civiltà. Non a caso, Francesco, nel suo messaggio al popolo algerino, ha scritto che questa beatificazione è un grande segno di fratellanza nel cielo algerino per il mondo intero. Dunque un gesto all’insegna della fraternità per sanare non solo le ferite del passato, ma anche per creare una nuova dinamica di incontro e convivenza e comprensione reciproca, così necessaria oggi in un Mediterraneo attraversato da tensioni e conflitti”.

Liberazione da un incubo

“Per la popolazione algerina la beatificazione di questi diciannove martiri cristiani – conclude l’ambasciatore Ferrara – rappresenta un ulteriore passo verso la normalizzazione, per superare una ferita che è molto presente nella società. Non c’è famiglia che non abbia avuto una vittima, in modo diretto o indiretto. E quindi, paradossalmente, una cerimonia religiosa cattolica come questa ha aiutato un Paese a stragrande maggioranza musulmano come questo a superare una tragedia che è ancora molto sentita”. “Io stesso ho partecipato alle varie celebrazioni ad Orano per quest’occasione – aggiunge il diplomatico – e posso affermare che l’ottanta per cento dei partecipanti erano musulmani che vi hanno preso parte con grande partecipazione e gioia, quasi fosse la liberazione da un incubo che speriamo non ritorni più a colpire nessun paese del Mediterraneo e del mondo”.

Ascolta l'intervista a Pasquale Ferrara
10 dicembre 2018, 14:15