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Vescovi Repubblica Dominicana: non si legalizzino aborto e eutanasia

All’apertura dell’Assemblea Plenaria, i vescovi dominicani hanno denunciato i rischi di una società sommersa nella violenza, nella corruzione e nella povertà: “Le realtà umane hanno bisogno di essere illuminate dal Vangelo di Gesù Cristo”

Alina Tufani - Città del Vaticano

“Sembra che siamo costantemente minacciati dalla presenza del male che allontana l’armonia e la pace che vogliamo cercare e di cui abbiamo bisogno”. Queste le parole di mons. Ramon Benito Angeles, segretario generale della Conferenza episcopale dominicana, durante l’omelia della Messa di apertura, ieri, dell’Assemblea plenaria dei vescovi.

"Le nostre realtà umane - ha affermato mons. Angeles - hanno bisogno di essere illuminate dal Vangelo di Gesù Cristo". In particolare, ha aggiunto, devono esserlo "di fronte alle scene di violenza, alla corruzione, alla tossicodipendenza, all'omicidio, al femminicidio, all'estrema povertà, alla disoccupazione”. Ma anche di fronte “al disordine morale e sessuale, alla disuguaglianza sociale, culturale ed educativa, alle politiche statali che minacciano il matrimonio e la vita familiare”. Hanno anche bisogno di essere illuminate di fonte “ai migranti, ai bambini esclusi, ai malati e abbandonati in cui è calpestata la dignità umana, dove si manifesta l'irresponsabilità nella cura e il mancato rispetto per l'ambiente”.

Sconfiggere la minaccia delle morte

Il segretario dell’episcopato ha ricordato che il Vangelo trasforma le realtà in missione e l’impegno pastorale diventa una scelta che mostra carità con solidarietà e solidarietà con giustizia. Quindi l’appello per sconfiggere la temibile minaccia per la vita umana. “Siamo sicuri - ha detto - che i nostri legislatori e il nostro Stato, mai e poi mai, possano arrivare a legalizzare la morte nella nostra nazione, né con l'aborto né con l'eutanasia”.

Alzare il grido di una nuova speranza

Mons. Angeles ha ricordato infine l’esortazione di Papa Francesco per rinnovare il vigore della fede e della fecondità della evangelizzazione, per “rompere gli schemi noiosi” in cui si tenta di rinchiudere Gesù Cristo e di “sorprenderci con la sua costante creatività divina”. “Dobbiamo alzare il grido di una nuova speranza che ci trasformi – ha concluso il presule – e che converta i nostri cuori e ci faccia uomini e donne   impegnati per la nostra società e l'umanità e, in particolare, per i più vulnerabili e bisognosi”. 

03 luglio 2018, 17:50