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Il vescovo ausiliare di Managua mons.  Bàez ferito mostra il braccio ferito dai colpi ricevuti durante l'aggressione Il vescovo ausiliare di Managua mons. Bàez ferito mostra il braccio ferito dai colpi ricevuti durante l'aggressione 

Nicaragua: aggrediti il cardinale Brenes e il nunzio Sommertag

Tre alti prelati della Chiesa nicaraguense sono stati colpiti da sostenitori del presidente Ortega, per la loro solidarietà ad un gruppo di sacerdoti che aveva dato rifugio ad alcuni oppositori nella chiesa di San Sebastiano a Diriamba. Le violenze anti governative nella scorsa settimana sono state represse nel sangue: almeno 14 le vittime.

Marco Guerra – Città del Vaticano

“Assediato da gruppi inferociti che volevano entrare nella Basilica di San Sebastián in Diriamba, sono stato ferito al braccio, colpito allo stomaco, mi sono state strappate le insegne episcopali e aggredito verbalmente. Sto bene grazie a Dio. La basilica è stata liberata e anche coloro che si trovavano lì. Grazie a tutti per la vostra solidarietà e preghiere”. Così su Facebook mons. José Silvio Baez, racconta dell’aggressione di cui è stato vittima insieme a cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, e al nunzio apostolico, mons. Waldemar Stanisław Sommertag.

L’assedio dei filogovernativi alla chiesa San Sebastiano

I fatti sono avvenuti ieri davanti alla chiesa di San Sebastiano di Diriamba, dove i tre erano accorsi insieme ad altri religiosi per aiutare i sacerdoti locali, che avevano accolto un gruppo di oppositori che si erano rifugiati nell’edificio.

Decine di manifestanti e alcuni paramilitari filogovernativi, urlando  “assassini” e “terroristi” al cardinale Brenes  e al gruppo che lo accompagnava, hanno colpito i religiosi, ferendo monsignor Baez ad un braccio e mons. Miguel Mantica al collo. Aggrediti anche diversi giornalisti presenti in chiesa, a quali sono stati inoltre rubati cellulari e distrutti apparecchi  fotografici.

La condanna della Conferenza episcopale

Il cardinale Brenes, che è anche presidente della conferenza episcopale del Nicaragua, ha detto alla stampa che si è sentito "contento degli insulti, delle mie debolezze, di quanto ho sofferto, delle persecuzioni subite, perché sono quelle sofferte da Cristo", aggiungendo che "è quando sono più  debole che sono forte".

La Conferenza episcopale locale ha condannato fermamente l’accaduto: “La Chiesa del Nicaragua ripudia e deplora profondamente l'aggressione fisica e verbale” contro i presuli – si legge nel comunicato - "la delegazione episcopale ha adempiuto la missione di Gesù Cristo, restando al fianco del popolo sofferente, compiendo una visita pastorale a sacerdoti e fedeli di una zona vittima di polizia, paramilitari e scontri che producono morte e dolore”.

Solidarietà della Chiesa del Costa Rica

Ai vescovi nicaraguensi è giunta anche la solidarietà della Conferenza episcopale del Costa Rica, guidata dall’arcivescovo di San Josè, mons. José Rafael Quirós Quirós, che condanna “la costante recrudescenza della repressione da parte del governo nicaraguense contro il suo popolo”.

Le violenze del fine settimana, 14 morti

Le località di Diriamba e Jinotepe sono state lo scenario di violenti attacchi da parte di unità antisommossa della polizia e gruppi irregolari durante lo scorso fine settimana, che hanno lasciato un bilancio di almeno 14 morti, che si aggiungono agli oltre 300 uccisi dall'inizio delle proteste di piazza, nell'aprile scorso. Nel loro ruolo di mediatori, i vescovi hanno chiesto nuove elezioni. Dal canto suo il capo dello Stato, Daniel Ortega,  ha reso noto che non intende tornare alle urne, frenando così il dialogo nazionale avviato in precedenza per cercare di porre fine alle proteste.

I motivi delle tensioni

All’origine delle violenze, la riforma delle pensioni proposta dal governo sandinista di ispirazione marxista del presidente Ortega, che prevedeva l’aumento dei contributi e assegni pensionistici ridotti rispetto al passato. Anche se poi è stato ritirato, il provvedimento ha scatenato le proteste popolari che chiedono chiaramente le dimissioni del capo dello Stato, al potere dal 2006, dopo aver cambiato la costituzione per abolire il limite dei due mandati.

 

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Le immagini dell'aggressione in Nicaragua
10 luglio 2018, 12:45