Versione Beta

Cerca

Vatican News

Due anni fa moriva Padre Hamel: martire della Chiesa di oggi

Sgozzato mentre celebrava il sacrificio della Croce di Cristo. Con la parole di Papa Francesco ricordiamo padre Jacques Hamel a due anni dalla sua tragica morte. Il suo esempio come quello di tanti altri martiri cristiani nel mondo

Gabriella Ceraso- Città del Vaticano

Brutalmente assassinato da due ragazzi affiliati al sedicente Stato Islamico mentre celebrava la Messa nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray a Rouen nel nord della Francia. Così due anni fa moriva padre Jacques Hamel “uomo mite, buono, che faceva fratellanza”, come disse nella Messa di suffragio, Papa Francesco, il 14 settembre del 2016 a Casa Santa Marta, davanti ai familiari del sacerdote 86enne e ai pellegrini giunti dalla Normandia insieme al vescovo di Rouen mons. Dominique Lebrun.

Iniziative laiche e religiose

Oggi a Rouen, a ricordarlo, una serie di iniziative religiose con la recita del Rosario, una piccola marcia silenziosa e una Messa  nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray celebrata dall'arcivescovo Lebrun nell'orario dell'assassinio di padre Jacques, le 9.00 del 26 luglio 2016. “Padre Hamel – ha detto all’omelia mons. Lebrun - irradiava con il suo esempio, l’esempio di un servitore fedele e discreto, nel cuore della famiglia, della sua parrocchia, nel cuore di questa città. Abbiamo accolto a sufficienza – ha chiesto il presule - ciò che Jacques Hamel voleva trasmettere? La tentazione è forte di voler reinventare la vita. È la tentazione dell’orgoglio”. Intorno alle 9.55, dopo aver distribuito la comunione, come riferisce il quotidiano La Croix, mons. Lebrun si è fermato e ha dichiarato: “Come raccontano i testimoni, è a questo punto della Messa che è avvenuta la tragedia”. È seguito un lungo momento di silenzio. Alla celebrazione eucaristica ha partecipato anche la sorella del sacerdote assassinato, Roselyne Hamel. Dopo la celebrazione, alle 10.30, sulla piazza di Saint-Étienne-du-Rouvray la “cerimonia repubblicana per la pace e la fraternità” alla presenza anche del ministro dell'Interno Jacqueline Gourault.

Sgozzato sulla Croce

Un "martire" cristiano tra i tanti della Chiesa di oggi “che sono assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo”: “una catena”, la definì due anni fa il Papa nella Cappella di Casa Santa Marta, che giunge fino a padre Jacques il cui cammino di beatificazione prosegue dal 13 aprile del 2017 grazie alla dispensa papale dei cinque anni necessari per aprire il processo. Postulatore della causa è padre Paul Vigouroux e - ha riferito mons. Lebrun stamane - sono state trovate centinaia e centinaia di omelie scritte da padre Hamel, “brevi, ordinate, che spiegavano semplicemente il Vangelo, instancabilmente”.

Martirio è testimonianza, non fa paura

"L’odio non ha trionfato e non trionferà”: è quanto afferma ricordando la morte di Jacques Hamel, padre Rebwar Audish Basa caldeo, testimone dell'assassinio di tanti sacerdoti come lui nel martoriato Iraq.(Ascolta l'intervista a padre Basa sui martiri crisiani) "Da loro ho imparato che l'amore vince, noi siamo per la vita e non per la morte. Martiri sono persone oneste che camminano sulla via del Signore pronti a dare la vita per il fratello". Commentando poi la parola "martirio" e ricordandone l'originario significato di "testimonianza", padre Basa fa notare che sono tanti i cistiani che perdono la loro vita ogni giorno, spesso nel silenzio e nell'indifferenza internazionale. Succede in Iraq, in Pakistan, nelle Filippine, in Africa: per la minoranza irachena per esempio - dice - è "grazie alla solidarietà del Papa che abbiamo potuto resistere, non ce l'avremmo fatta altrimenti".

L'ideologia dell'odio

Padre Jacques morì accusando l’autore delle persecuzioni:“Vattene Satana” e durante la Messa di suffragio del 2016 Francesco parlò di “crudeltà satanica che chiede l’apostasia", auspicando che tutte le confessioni dicessero che “uccidere in nome di Dio è satanico”. Ha tanti nomi, ma "l'aggressore è unico": anche padre Basa torna su questo concetto, per ribadire che è l'ideologia dell'odio, la non accettazione dell'altro la causa delle persecuzioni.  I nomi possono essere Isis o Boko Haram, ma il denominatore è comune. Il sacerdote iracheno mette poi in guardia , riprendendo anche la parole di Francesco, da quanti usano la religione e il nome d Dio per portare avanti progetti personali, giochi di corruzione, piani politici e ribadisce quanto sia importante lottare per il rispetto dei diritti umani anche dei musulmani stessi. 

26 luglio 2018, 08:30