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La devastazione del Volcan del Fuego La devastazione del Volcan del Fuego  (AFP or licensors)

Vescovi Guatemala: tragedia del vulcano aggrava realtà difficile

Dopo l’eruzione del Volcan del Fuego, i vescovi del Guartemala parlano di una catastrofe che aggrava la “già difficile situazione politica e sociale” del Paese oltre che “la povertà e le difficoltà di sopravvivenza”. Intervista con mons. Victor Hugo Palma Paúl, vescovo di Escuintla

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Una tragedia che si aggiunge alla “già difficile situazione politica e sociale del Paese e aggrava la povertà e le difficoltà di sopravvivenza” della popolazione locale. Lo scrive, in una nota, la Conferenza episcopale del Guatemala, dopo l’eruzione del Volcan del Fuego, il cui bilancio è salito a 78 morti accertati. Si tratta di un dato provvisorio perché, secondo l'agenzia nazionale per i disastri, i dispersi risultano almeno 192, con un milione e 700 mila colpiti nella zona a sud-ovest di Città del Guatemala.

L’imprevedibile forza della natura

I vescovi, nel testo firmato dal loro presidente, mons. Gonzalo de Villa y Vásquez, e dal segretario generale, mons. Domingo Buezo Leiva, esprimono la “profonda preoccupazione” per quanto avvenuto, per la sofferenza dei tanti “fratelli e sorelle guatemaltechi” che hanno perso i loro cari, i loro beni e la loro tranquillità a causa “dell'imprevedibile forza della natura”. L'eruzione del Volcan del Fuego, annunciano vulcanologi statunitensi citati dalla Nasa, ha prodotto la più grande quantità di gas tossici, essenzialmente anidride solforosa, da quando esiste un monitoraggio satellitare di questo tipo di fenomeno naturale.

Programmi di assistenza

In tale contesto di emergenza, i presuli ribadiscono il loro impegno negli aiuti e ricordano che prove così dure, lette in un’ottica di fede, appaiono come un’opportunità “per crescere nella fiducia in Dio” e nella “solidarietà a favore degli altri”. Per questo invitano “tutte le comunità parrocchiali” e le realtà pastorali a dare il meglio “per aiutare a superare, per quanto possibile, la situazione attuale”, organizzando “in collaborazione” con gli enti ufficiali e le organizzazioni non governative “programmi di assistenza” nell’immediato e per il futuro. Proprio le riposte a lungo termine sono “le più impegnative”, concludono i vescovi, auspicando che il governo adempia al “proprio obbligo” di dare risposte “concrete e integrali” a chi oggi è nel bisogno.

La testimonianza del vescovo di Escuintla

Ci sono guatemaltechi “che hanno perso tutto” e che si sono rifugiati “nelle parrocchie cattoliche”: lo riferisce, nell’intervista di Sofia Lobos, mons. Victor Hugo Palma Paúl, vescovo di Escuintla, la diocesi più colpita dal disastro, che si trova a 35 km a sud-ovest della capitale (Ascolta l’intervista a mons. Victor Hugo Palma Paúl sull’emergenza in Guatemala). “Come diocesi tentiamo di dare un minimo di sollievo a questa sofferenza, ma il problema è grande, perché hanno perso tutto”, spiega il presule che vuole anche ringraziare dell’attenzione che si sta prestando all’emergenza: “perché - dice - il primo atto di carità è quello di ascoltare la sofferenza dell’altro, come spiega Papa Francesco”, che ha inviato un telegramma di cordoglio per il disastro. Chi volesse contribuire ad “acquistare per queste persone ciò di cui hanno bisogno”, conclude mons. Victor Hugo Palma Paúl, può visitare la pagina www.diocesisdeescuintla.com in cui si trovano gli “orientamenti per inviare qualsiasi tipo di aiuto”.

06 giugno 2018, 17:40