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Nigeria: i funerali delle vittime della violenza a Mbalom Nigeria: i funerali delle vittime della violenza a Mbalom  (AFP or licensors)

Vescovi Nigeria: lo Stato garantisca la sicurezza di tutti

Grido di allarme lanciato dai vescovi nigeriani, ieri, giorno nel quale si sono celebrate le esequie delle 17 vittime - tra cui due sacerdoti - del massacro commesso il 23 aprile nel villaggio di Mbalom, nello Stato di Benue

Lo Stato deve proteggere tutti i cittadini, qualunque sia la loro affiliazione etnica o religiosa, altrimenti la Nigeria rischia di cadere nel caos e nel terrore generalizzato. È il grido di allarme lanciato dai vescovi nigeriani nel giorno delle esequie delle 17 vittime del massacro commesso il 23 aprile nel villaggio di Mbalom, nello Stato di Benue. Tra le vittime vi sono due sacerdoti, don Joseph Gor e don Felix Tyolaha. In concomitanza con i funerali, la Conferenza episcopale nigeriana ha promosso una giornata di mobilitazione per protestare per i continui massacri di cristiani commessi dai pastori Fulani.

Card. Onaiyekan: uccidere nelle chiese o nelle moschee è un affronto a Dio

“Come esseri umani siamo immersi nel dolore e molti di noi non si riprenderanno dallo shock per un tempo molto lungo. Ci sono state inspiegabili e imperdonabili ondate di omicidi a Benue prima del 23 aprile, quando questi martiri sono stati uccisi e altri sono stati uccisi in seguito” ha detto il card. John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, nella sua omelia durante i funerali delle vittime del massacro di Mbalom, presso il Se Sugh U Maria Pilgrimage Centre, ad Ayati, nello Stato di Benue. "Non si può permettere di continuare questo stato di cose. Ogni vita umana è preziosa per Dio che ci ha fatto a sua immagine. Una vita uccisa è una di troppo. Non è il momento di contare il numero dei morti, ma uccidere persone nelle chiese o nelle moschee è un affronto a Dio” ha aggiunto il cardinale che riaffermato che le autorità devono intervenire per garantire la sicurezza di tutti.

Ai nostri microfoni il card. Onaiyekan ha chiesto la fine delle violenze

“Alla grande Messa di Requiem per le 17 persone uccise un mese fa c'erano tanti vescovi, - ha detto il porporato ai microfoni di Vatican News - una grande folla di gente. C'erano anche le autorità civili, anche il vice-Presidente del Paese è venuto in segno di solidarietà con noi. Abbiamo sollevato il problema della sicurezza nel Paese. Da 3, 4 anni, abbiamo assistito a numerosi stragi, quasi ogni giorno. Non è sopportabile. Le cose devono cambiare. Questa è la responsabilità del governo, delle autorità nazionali. credo che la gente si è sentita incoraggiata da ciò che abbiamo detto ieri".

La Chiesa esorta il Presidente a salvare il Paese dalla guerra tribale o religiosa

Un concetto ribadito da mons. Alfred Adewale Martins, arcivescovo di Lagos, durante una Messa di suffragio per le vittime di Mbalom. “Il Presidente Muhammadu Buhari dovrebbe agire velocemente e cercare di ripristinare la fiducia della gente; è l'autorità e il padre della nazione. Esortiamo il Presidente a intervenire su questo problema per salvare il Paese dalla guerra tribale o religiosa, lo diciamo con il dovuto senso di patriottismo per la nostra nazione, la Nigeria, perché crediamo nella forza e unità della Nigeria ", ha detto Mons. Martin.
Dopo il massacro di Mbalom i vescovi avevano pubblicato un duro comunicato nel quale chiedevano al Presidente Buhari di farsi da parte se non era in grado di garantire la sicurezza di tutti i nigeriani. (Agenzia Fides)

 

23 maggio 2018, 13:46