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Uomo o cyborg? Bassetti: la tecnica sia sempre al servizio della persona

Il presidente della Cei al convegno di Scienza&Vita sul futuro dell’uomo: serve un “nuovo umanesimo” vicino agli ultimi e custode della vita umana. No ad un nuovo “Adamo tecnologico”, perché se la scienza non ha limiti, si sostituisce all’ uomo, e “il robot diventa più importante di chi l’ha costruito”

Alessandro Di Bussolo  - Città del Vaticano

Affrontare la sfida di un “nuovo umanesimo” che sappia “umanizzare la tecnica, rendendola al servizio dell’uomo, e custodire la vita umana in ogni istante dell’esistenza”. Solo così si frenerà l’ascesa del “transumanesimo”, che promuove l’uso della scienza per aumentare le capacità fisiche e cognitive delle persone, fino ad arrivare ad una possibile trasformazione post-umana. Lo sostiene il cardinal Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, che ha aperto a Roma i lavori del XVI convegno annuale dell’associazione Scienza & Vita, “Homo Cyborg. Il futuro dell’uomo, tra tecnoscienza, intelligenza artificiale e nuovo umanesimo” . “Il nuovo umanesimo” spiega Bassetti, è “una grande sfida, non solo per la Chiesa, ma per l’umanità intera”.

Una società che esalta il potere taumaturgico della tecnica

“Il nuovo potere tecnico non è solo un’applicazione economica della scienza nella vita quotidiana ma è una concezione filosofica del mondo e una visione parareligiosa della vita comune”. Di qui l’esortazione a intellettuali e scienziati “a dare una nuova forma e un nuovo senso a quell’umanesimo cristiano e laico che per secoli ha caratterizzato la vita quotidiana del continente europeo”. La nostra, denuncia il cardinal Bassetti , è una società in cui viene esaltato “il potere taumaturgico della tecnica” che rende disponibile ciò che prima era indisponibile, “ovvero la creazione della vita”, e “lo strapotere dell’economico nella vita degli uomini” assurto a “criterio di giudizio” anche nelle questioni eticamente sensibili. Di fronte al rischio di un “nuovo Adamo tecnologico” occorre, come ha in più occasioni affermato il Papa, “un nuovo umanesimo europeo vicino agli ultimi”. Un umanesimo, conclude Bassetti, “non di facciata”, ma “estremamente concreto, che si proponga di umanizzare la tecnica, rendendola al servizio dell’uomo”.

La scienza non si può sostituire alla dignità dell'uomo

A Vatican News , poi, il presidente della Cei aggiunge che la Chiesa apprezza “tutti gli sviluppi della scienza, quello che l’intelligenza può apportare per migliorare le condizioni in tutti i sensi della vita dell’uomo. Ma mai però una scienza che si sostituisca a quella che è la dignità di ogni uomo o di ogni donna. Se la scienza non ha limiti, non ha confini, si sostituisce all’uomo, e per assurdo il robot diventa più importante di chi l’ha costruito”.

Gambino: l'intelligenza artificiale non sa fare balzi in avanti

Il giurista Alberto Gambino, presidente nazionale di Scienza & Vita, spiega così a Vatican News, le ragioni della scelta del tema del convegno: “Ci troviamo davanti a delle tecnologie spesso sostitutive delle facoltà anche intellettuali. E’ giusto che le tecnologie possano aiutare, pensiamo alla disabilità, pensiamo a tutte le situazioni in cui possono semplificare la vita, ma attenzione quando si gioca sull’intelligenza artificiale, perché questa è legata a fattori che appartengono al passato. I dati, i nostri comportamenti, le tracce che lasciamo, e quell’intelligenza li rielabora e ci proietta davanti a scelte. Ma l’umanità, anche nella storia, ha spesso rappresentato dei momenti rivoluzionari in senso positivo, con una irrazionalità. E qui entra il tema del trascendente. Spesso quella irrazionalità è stata ispirata anche da una visione del mondo legata alla fede. Questo viene annientato da quel tipo di tecnologia, l’algoritmo per intenderci, che predice il futuro guardando il passato. Invece l’umanità riesce e fare dei balzi in avanti disattendendo la regola del passato. Questo è un elemento che non rientra nel dibattito pubblico delle tecnologie, ma che invece noi vogliamo riaffermare fino in fondo.

Samek Lodovici: il transumanesimo e l'immortalità

Il filosofo Giacomo Samek Lodovici, direttore scientifico del convegno, spiega a Vatican News che “il senso di questo convegno è riflettere in particolare sul transumanesimo, che è questa temperie culturale, scientifica e tecnologica su cui sono già stati investiti e vengono investiti finanziamenti milionari. Una prospettiva che non si prefigge meramente la cura, la terapia, ma l’alterazione,  in una sorta di superomismo, il potenziamento globale dell’essere umano, attraverso nano tecnologie, microchip, riversamento dell’identità, fatta coincidere con la memoria, in supporti che consentano di preservarla per i secoli dei secoli attraverso la crioconservazione e poi il risveglio di soggetti in stato di ibernazione. Per raggiungere alla fine l’immortalità”.

La vita per sempre donata solo da Dio

“In questa temperie affascinante e inquietante – chiarisce Samek Lodovici - una delle questioni fondamentali è quella della sua sintonia ma anche discontinuità con la religione cristiana. Perché certamente al fondo di questa visione c’è un ansia soteriologica, di salvezza, c’è un desiderio di felicità, che vengono mal riposte perché vengono identificate con una immortalità terrena,  che l’uomo consegue da solo, senza alcun aiuto soprannaturale e con una felicità che coincide con la sommatoria quantitativamente illimitata del benessere. Laddove invece nella visione religiosa e in particolare in quella cristiana, la felicità, la perfezione è una condizione sì di immortalità, ma di immortalità soprannaturale,  escatologica, non prodotta autarchicamente dall’uomo ma donata da Dio. Ed è una condizione di comunione intensiva con Dio”. “In genere la nostra creaturalità è un dato di fatto – conclude il filosofo - che non dobbiamo stravolgere, per non pensare e credere di essere noi stessi diventati dei”.

La tecnologia non ha sentimento, l'uomo sì

Sul potenziamento fisico, legato alle biotecnologie, interviene ancora Alberto Gambino, al microfono di Vatican News.  “Non c’è dubbio – spiega - che ci sono moltissimi aspetti positivi. Anche qui bisogna solo far attenzione che non ci sia un eccessiva esaltazione del perfetto. Perché quello che potrebbe essere perfetto dal punto di vista fisico-estetico, non è perfetto da un punto di vista esistenziale. Altrimenti avremmo trovato la felicità. Ma quante persone, pur in grande agio dal punto di vista delle loro fattezze e  funzionalità, sono profondamente tristi e spesso anche non appagate dalla vita. La tecnologia non ha sentimento, gli esser umani sì. Quindi molto bene quando è di ausilio, anche dal punto di vista fisico, mai sostitutivo”. “E’ il tema della realtà virtuale – conclude il presidente di Scienza & Vita - ottimo per percorrere la storia, rivedere questa realtà aumentata, le opere d’arte di allora attualizzate. Ma mai ritenere che quella sia la nostra esistenza e facciamo attenzione alle generazioni più fragili, adolescenti e più giovani. Perché lì ci potrebbe essere una doppia realtà, dove prevale quella virtuale rispetto a quella reale. E questa è una patologia”.

25 maggio 2018, 16:06