Versione Beta

Cerca

Vatican News

La gioia di diventare sacerdote al servizio di Dio

Domani diventeranno uomini di Dio. Ad accomunarli una sola parola: gioia. Una felicità immensa che traspare dai loro volti e dai loro sorrisi. Le storie di alcuni dei futuri sacerdoti

Luisa Urbani – Città del Vaticano

Per sedici diaconi il grande giorno è arrivato. Il coronamento del loro sogno sta per compiersi. Domani verranno ordinati sacerdoti da Papa Francesco in occasione della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Gioia e trepidazione sono le sensazioni che si percepiscono.  Tra le tante persone raccolte in preghiera,  nel Seminario Romano Maggiore, spiccano i loro sorrisi radiosi e gli occhi che brillano. Sono carichi di speranza e pronti a portare il messaggio di Dio in tutto il mondo, dal Perù all’India. Un entusiasmo contagioso che ridona speranza e che risponde a quanto chiesto dal Papa che, nel corso del suo pontificato, ha più volte sottolineato l’importanza della gioia. Bisogna “essere preti della gioia - ha ricordato spesso Francesco - perché non si può essere tristi o duri quando si annuncia l’amore supremo e invincibile di Dio che è Padre”.

Renato: quel cammino di Santiago che gli cambiò la vita

“Ero un avvocato, insegnavo all’università ed ero fidanzato con una ragazza”. Così inizia la storia di Renato Tarantelli Baccari, che con i suoi 41 anni è il più grande dei cinque ordinandi del Seminario Romano Maggiore. “Un giorno feci il cammino di Santiago. Partii da Lourdes a piedi, d’inverno. Impiegai 40 giorni”. E furono proprio quei 40 giorni a cambiargli la vita. “Quella è stata la chiave di volta della mia esistenza. Ho riletto tutta la mia storia e mi sono sentito amato dal Signore. Dopo quel primo cammino ne ho fatti altri 18. Ad ogni pellegrinaggio scoprivo qualcosa di più di questa vocazione e di questo amore che avevo ricevuto e che non potevo contenere. Volevo diffonderlo. Così ho iniziato a raccontare la mia storia alle persone che incontravo lungo il percorso. Vedevo che la loro vita si trasformava e mi sentivo proprio inviato a questa missione. Così ho iniziato il discernimento con il mio padre spirituale e ho lasciato tutto. Ora - racconta con occhi sorridenti e gioiosi - sono felice”.

William: il figlio ribelle che stupì tutta la famiglia

Una gioia che viene trasmessa anche dalla grinta di William Humberto Mezones Shelton, il figlio ribelle, come lui stesso si definisce. Nato in Perù, attualmente vive nella comunità di Chaclacayo, a Lima. “ Da ragazzo - spiega - ascoltavo i miei amici e non i miei genitori, ero il ribelle di casa. A 16 anni poi decisi di diventare prete. La mia scelta sorprese tutta la famiglia. Grazie alla chiamata del Signore ho cambiato la mia vita e il modo di vedere il mondo”.

Gabriele: una vocazione tra ricerca e tribolazione

La vocazione, però, oltre alle rose ha anche le sue spine. È questa la storia di Gabriele Nasca, il 29enne formatosi anche lui al Romano Maggiore. “La chiamata è arrivata quando avevo 16 anni, ma ne ho preso possesso verso i 24 anni, dopo anni di tribolazione. Quelli del seminario furono anni difficili, di lotta e di ricerca, ma è proprio qui che mi sono sentito ricercato da Dio ed ho capito il desiderio profondo”.

Sathiyaraj: futuro sacerdote grazie alle preghiere della madre

Commovente la storia di Sathiyaraj, che diventerà sacerdote grazie alle invocazioni di sua mamma. Arrivato dall’India in Italia per completare la sua formazione spirituale, al momento sta facendo una esperienza pastorale nella Comunità di Rocca di Mezzo, in Abruzzo. “Quando mia madre era incinta di 9 mesi, poco prima che nascessi, ebbe un incidente stradale a seguito del quale perse molto sangue. In preda alla disperazione, pregò il Signore e gli disse che se mi fossi salvato, avrebbe pregato per la mia vocazione sacerdotale. Dopo 30 anni, eccomi qui. Dio ha accolto la sua preghiera”.

Joseph: una vita al servizio degli altri

Joseph Mariaraj, giunto dall’India in Italia nel 2016, spiega che la sua vocazione è sbocciatia grazie a suor Maddalena, “l’angelo mandato da Dio”. “Da ragazzo soffrivo molto di mal di gola. Un giorno suor Maddalena, vedendo che stavo molto male, mi diede dei soldi e mi disse di andare in ospedale a curarmi. In seguito pensai che in quel momento lei mi volle aiutare affinché io potessi aiutare gli altri. Qui nasce la mia vocazione”.

Pradeep: tra pazienza e fede

Pazienza e fede in Dio. Sono queste le due parole che Pradeep, 31enne indiano, ripete più spesso: sono le chiavi fondamentali della sua vita. “Da bambino tutto pensavo tranne che al sacerdozio, infatti non ho mai fatto il chierichetto. Poi però - spiega - entrai in seminario e compresi la chiamata di Dio”.
 

21 aprile 2018, 14:08