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Civiltà Cattolica: Don Tonino Bello, "un vescovo fatto Vangelo"

La rivista dei gesuiti dedica un articolo del suo ultimo numero al vescovo di Molfetta, scomparso 25 anni fa. Il 20 aprile, Francesco si recherà in Puglia per rendere omaggio a questo testimone della Chiesa che serve il prossimo, "la Chiesa del grembiule".

Alessandro Gisotti – Città del Vaticano

Il viaggio di Papa Francesco a Molfetta, nella terra di Don Tonino Bello, “è il riconoscimento della Chiesa per una vita donata agli ultimi di un vescovo fatto Vangelo”. E’ quanto scrive il gesuita Giancarlo Pani sull’ultimo numero di Civiltà Cattolica, in un profilo del vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi, nel 25.mo della morte. “Il Vangelo e gli ultimi”, ricorda la rivista dei gesuiti, è sempre stato il binomio che ha contraddistinto tutta la vita di “Don Tonino”, scomparso prematuramente a 58 anni a causa di un tumore.

Don Tonino e “la Chiesa del grembiule”

Memorabile è rimasta la sua definizione della Chiesa che annuncia il Vangelo come “Chiesa del grembiule”. Tale espressione, annota padre Pani, “è divenuta oggi l’icona del magistero e dell’opera di don Tonino, da cui emergono due aspetti fondamentali del pastore: don Tonino è l’uomo di Dio e il servo degli uomini”. Una Chiesa che serve, dunque, una “Chiesa povera”, come ci ricorda oggi Papa Francesco.  E, annota Civiltà Cattolica, sono tante le similitudini tra il vescovo italiano e il Pontefice argentino. Don Tonino Bello ha, infatti, parlato più volte della “necessità di una Chiesa estroversa, cioè non autoreferenziale”. Una sottolineatura che ricorda in modo evidente la “Chiesa in uscita” di Papa Francesco.

“ La vocazione della Chiesa è il servizio dell’uomo soprattutto dei più poveri ”

I poveri come “protagonisti della storia della salvezza”

Padre Pani sottolinea che, pur essendo il vescovo di Molfetta conosciuto soprattutto per il suo impegno fattivo in favore degli ultimi, della nonviolenza, della pace e dell’accoglienza, è stato innanzitutto un “uomo di Dio”. “Il primo insegnamento che il vescovo di Molfetta ci ha lasciato – evidenzia – consiste nell’essere stato un uomo di preghiera, un contemplativo”, “la preghiera era la sua guida e dava il significato alla sua missione pastorale”. Da qui nasceva la sua prospettiva che “è nella linea di Papa Giovanni XXIII e del Vaticano II: scrutare i segni dei tempi e avere il coraggio di essere disponibili a quanto ci viene richiesto”. Per Don Tonino Bello, “la vocazione della Chiesa è il servizio dell’uomo soprattutto dei più poveri, dei più deboli”. Lui considerava gli ultimi “non tanto come destinatari privilegiati della sua pastorale, ma come protagonisti della storia della salvezza”.

La Chiesa non è un assoluto, l’assoluto è il suo Signore

L’articolo si sofferma quindi sul tema del “servizio della comunione”, particolarmente caro al vescovo di Molfetta per il quale “la Chiesa non deve mai collocarsi come un assoluto”. L’assoluto, affermava Don Tonino, è infatti “il suo Signore Gesù Cristo. La Chiesa è serva umile: quanto più, starei per dire, si toglie di mezzo, meglio è: per far risplendere Lui, Gesù Cristo, lo sposo che arriva”. A conclusione del suo articolo, padre Pani rammenta le significative parole che il capo storico del Pci a Molfetta, Sandrino Fiorino, scrisse alla morte del vescovo Bello: “Caro Don Tonino, grazie per avermi fatto conoscere il tuo Dio. E se un giorno ti faranno santo, sarò con te, perché i santi come te posso toccarli con mano, stringerli tra le braccia e sentirli vicini”.

07 aprile 2018, 12:13