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Marcia della vita contro la legge sull'aborto Marcia della vita contro la legge sull'aborto 

Irlanda: vescovi contrari a referendum sull’aborto

Mons. Doran, vescovo di Elphin: "pericoloso abrogare l’articolo costituzionale che equipara il diritto del nascituro a quello della madre. Gli irlandesi votino no!"

Federico Piana - Città del Vaticano

In Irlanda entro il prossimo mese di maggio si voterà per l’abrogazione dell’ottavo emendamento costituzionale che equipara il diritto alla vita del nascituro al diritto alla vita della madre. Di fatto, un impedimento all’aborto in ogni sua forma. Se il referendum promosso dal governo dovesse passare, aprirebbe la strada alla formulazione di leggi abortiste. La conferenza episcopale del Paese è scesa in campo per gridare un forte no a questa nefasta possibilità con un documento col quale ha chiesto alla nazione di “scegliere la vita. Perché la vita di tutte le donne e dei loro bambini non ancora nati sia sempre amata, apprezzata, accolta e rispettata”.

Nel Paese è cambiata la cultura nei confronti dei temi sulla vita

“Come nel resto d’Europa, nel nostro Paese si è verificato un cambiamento culturale verso i temi relativi alla vita, una desensibilizzazione” spiega mons. Kevin Doran, vescovo di Elphin, diocesi fondata da San Patrizio. “Una cosa ha colpito i vescovi irlandesi: il fatto che nella società si sia propagata l’idea dell’aborto come ‘strumento compassionevole’ per aiutare soprattutto le donne in difficoltà. Una cosa è certa: le donne in situazioni difficili vanno aiutate ma quando si aspetta un bambino non si può scegliere liberamente tra la vita e la morte. Il bambino non ha alcuno strumento per difendersi”.

La Chiesa irlandese non accetta compromessi: la vita è un diritto fondamentale

I presuli irlandesi l’hanno scritto nel documento con il quale chiedono di votare contro il referendum: “Ognuno di noi ha diritto alla vita. E’ un diritto che non ci è stato dato né dalla costituzione d’Irlanda né da alcuna legge. Lo abbiamo ‘di diritto’, sia che siamo ricchi o poveri, sani o malati”. Mons. Doran rincara la dose: “La popolazione deve rifiutare il referendum proposto dal governo. Abrogare l’articolo 8 della carta costituzionale vorrebbe dire lasciare i bambini non ancora nati in balia di qualsiasi legge sull’aborto che verrà approvata in futuro. Una volta eliminata questa difesa della vita non rimarrà più nulla. Ieri il governo si è rivolto alla Corte Costituzionale per capire se il nascituro possiede altri diritti costituzionali. Stranamente la Corte ha risposto non solo che il bambino che deve nascere non ne possiede altri ma ha stabilito anche che il diritto naturale, anteriore, di questo nascituro non esiste! Questo è contro non solo la tradizione cristiana ma anche la civiltà greco-romana! ”.

Ascolta l'intervista a mons. Doran

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08 marzo 2018, 10:23