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Mons. Jose Rafael Quiros Monsignor Jose Rafael Quiros, presidente della Conferenza episcopale della Costa Rica 

Costa Rica: i vescovi chiedono un voto coerente con i valori cristiani

Alla vigilia delle elezioni politiche nel Paese centramericano, il presidente della Conferenza episcopale della Costa Rica, monsignor José Rafael Quirós, parla di un popolo “che ha perso fiducia nella classe politica e non crede più alle false promesse elettorali”. Appello ai futuri governanti per una gestione della cosa pubblica “onesta e trasparente” e per la lotta alla disoccupazione

Alina Tufani – Città del Vaticano

Un ambiente calmo ma pieno di incertezze si presenta alla vigilia delle elezioni presidenziali e legislative in Costa Rica. Oltre 3 milioni 300 mila elettori sono chiamati a scegliere il prossimo presidente della Repubblica e i 57 deputati al Congresso per il periodo 2018-2022. Secondo i sondaggi, nessuno dei 13 candidati raggiungerà il 40 per cento dei voti necessari per aggiudicarsi la vittoria. Quindi si prospetta che sarà necessario un secondo turno di voto per il ballottaggio tra i più votati, previsto per il 1 aprile.

Manca fiducia nella classe politica

In questo ventaglio di alternative, l’ elettorato si presenta al voto indeciso e si prevede che l’astensionismo possa arrivare al 50 per cento. Lo conferma il presidente della Conferenza episcopale della Costa Rica, monsignor José Rafael Quirós, in una intervista a Vatican News. “Negli ultimi mesi – spiega - si percepisce una certa volatilità nel elettorato che non riesce a scegliere un candidato, tra le tante opzioni apparentemente simili e allo stesso tempo distanti”.

Secondo il presule, da quando si è “rotto il bipartitismo" una quindicina di anni fa, la proliferazione di candidati e di partiti ha creato “confusione e disaffezione” dei cittadini verso la politica e le istituzioni. “Anche le ideologie che non si presentano con chiarezza provocano nella gente tanta insicurezza” afferma l’arcivescovo di San José. “Il popolo ha perso fiducia nella classe politica e non crede più alle false promesse elettorali”.  

La Chiesa bersaglio della campagna

Il matrimonio omosessuale e l’ideologia di genere sono stati i temi più caldi alla fine della campagna elettorale. La grande “Marcia per la vita e la famiglia” convocata lo scorso 3 dicembre dalla Chiesa cattolica e le Chiese evangeliche è stata vista come un tentativo di influenzare il voto dei cittadini.  Così il Tribunale supremo elettorale ha imposto alla Chiesa Cattolica e l’Alleanza delle chiese evangeliche l’obbligo di astenersi dal diffondere messaggi politici che possano influenzare il voto.

“Questa decisione del Tribunale elettorale – racconta monsignor Quirós - ha provocato tanta costernazione perché la gente ha capito che nella convocazione alla marcia e alla preghiera non ci sono stati dimostrazioni di belligeranza politica”. La Chiesa ha presentato a fine mese un ricorso contro la misura del tribunale. Ricorso che è stato rigettato, ma è stato riconosciuto, spiega ancora il presule, “il diritto della Chiesa di esprimersi, illuminare e orientare la comunità”.

No ai matrimoni gay

Inoltre, la Chiesa ha contestato energicamente l’invito della Corte Interamericana dei Diritti Umani, del 9 gennaio scorso, al Costa Rica ed altri 12 paesi del continente di equiparare le unioni tra persone dello stesso sesso al matrimonio.  “Ad oggi – afferma monsignor Quirós -  il Paese non ha approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’intervento della Corte Interamericana ha costretto i candidati a prendere una posizione chiara di fronte a una popolazione a maggioranza contraria a questo tipo di unioni”.

Le sfide: disoccupazione e lotta alla corruzione

Il presidente della Conferenza episcopale parla poi di altre sfide come quella della disoccupazione, che è in aumento soprattutto tra i giovani e chi ha più di 40 anni. “Questa situazione – aggiunge - colpisce con violenza le tasche delle famiglie e di conseguenza l’equilibrio e la stabilita sociale”. Anche i casi di corruzione nell’ amministrazione pubblica sono sempre più frequenti e hanno provocato “sorpresa e indignazione” nella società. In questo senso, monsignor Quirós chiama i futuri governanti e responsabili della amministrazione pubblica a difendere i valori etici, l’ onestà e la trasparenza nella gestione della cosa pubblica.

03 febbraio 2018, 18:19