Cerca

Vatican News
Profughe eritree in Israele Profughe eritree in Israele  (AFP or licensors)

Israele. Vescovi Terra Santa: no a espulsioni profughi eritrei e sudanesi

Capi delle Chiese: le autorità israeliane stanno imponendo ai richiedenti asilo eritrei e sudanesi di scegliere tra il carcere o l'esodo in altri Paesi, e tale scelta politica rischia di esporre “tante vite al pericolo e ad un futuro incerto”.

Lo scorso 1° gennaio l'Autorità israeliana per la popolazione e l'immigrazione ha reso nota la disposizione con cui - rilevano i Capi delle Chiese cattoliche di Terra Santa - viene lasciata ai richiedenti asilo del Sudan e dell'Eritrea presenti in Israele, soltanto l'opzione di scegliere tra il trasferimento in altri Paesi e l'incarcerazione. Per incentivare le partenze - riporta l'agenzia Fides - coloro che lasceranno Israele entro la fine di marzo 2018 riceveranno una somma di 3.500 shekel israeliani (meno di 850 euro) in aggiunta al biglietto aereo, mentre quelli che rimarranno in Israele dopo la data indicata potranno essere sottoposti a misure detentive.

I rifugiati hanno 60 giorni per lasciare il Paese

Tutti i rifugiati presenti in Israele e provenienti da Sudan e Eritrea – si legge nella disposizione delle autorità israeliane –, quando si recheranno a richiedere il rinnovo dei loro permessi di soggiorno, dal prossimo 2 febbraio verranno informati di avere solo 60 giorni di tempo per lasciare il Paese, trasferendosi nella propria nazione d'origine o in un altro Stato africano. La misura non si applica a donne, bambini, genitori di figli a carico e vittime di schiavitù, lavoro forzato e violenze sessuali.

L'espulsione espone i profughi eritrei e sudanesi a pericoli e guerre

“Pur riconoscendo la necessità di controllare il flusso di richiedenti asilo nel nostro Paese, come altrove” scrivono i vescovi cattolici, “non possiamo rimanere indifferenti alla difficile condizione di tanti profughi in fuga dalla dittatura, dalla guerra e da altre condizioni orribili. Il benessere della società israeliana” aggiungono i vescovi” non può essere raggiunto a spese di così tante persone respinte insieme e di così tante vite esposte al pericolo e ad un futuro molto incerto”. Al riguardo, i vescovi riportano anche un versetto del Levitico: “Lo straniero che risiede tra voi, lo tratterete come colui che è nato tra voi; tu l'amerai come te stesso, poiché anche voi foste stranieri nel Paese d'Egitto. Io sono il Signore, Dio tuo”. “Speriamo” concludono i vescovi, “che l'Amministrazione prenda in considerazione l'angoscia dei richiedenti asilo presenti in Israele, e trovi soluzioni più umane da offrire”.

Anche mons. Pizzaballa e P. Patton tra i firmatari del documento

Il documento dei Capi delle Chiese cattoliche di Terra Santa è firmato, tra gli altri, dall'arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, e da padre Fancesco Patton, Custode di Terrasanta. (G.V. - Agenzia Fides)

22 gennaio 2018, 12:53