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Mons. Camara dichiarato Patrono brasiliano dei diritti umani

Arcivescovo di Olinda-Recife, dedicò la propria vita ai poveri e ai perseguitati dal governo militare. Incarnò le parole del Vangelo: "Sento compassione di questa folla, perchè non hanno nemmeno da mangiare" (Mc. 8,2)

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

“Un uomo di Dio con una spiritualità profondissima, lo potevi leggere nei suoi occhi”. E’ così che il Rettore del Collegio Pio Brasiliano di Roma, p. Geraldo Maia, ricorda mons. Helder Camara che mercoledì 27 dicembre è stato dichiarato “Patrono brasiliano dei diritti umani” dalla Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

 

La scelta della povertà


Conosciuto come il “Vescovo dei poveri”, nei quali vedeva la carne di Cristo, fu una spina nel fianco per il governo militare che dal 1965 al 1985 segnò drammaticamente la storia del Paese. Per 16 lunghi anni gli fu proibito di parlare attraverso i mass media, venne ostracizzato, molti dei suoi collaboratori uccisi ma la sua opera a difesa dei diritti umani non ebbe sosta. Scelse di vivere in povertà nell’arcidiocesi di Olinda-Recife, lasciando ai poveri il suo palazzo vescovile.

 

L'impegno e le accuse


Negli anni ‘70, mons. Hélder Câmara denunciò l’uso sistematico della tortura contro i dissidenti politici, si oppose allo sfruttamento e all’oppressione perpetrata dai latifondisti e all’accusa di essere un “vescovo rosso”, così rispondeva: “Quando io do da mangiare a un povero tutti mi dicono santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista”. Nel 2015, per “quest’uomo profeta e vero pastore”, come definito da p. Maia, è stata aperta la fase diocesana del processo di Beatificazione a cui Papa Francesco ha dato il suo consenso.

 

Ascolta e scarica il podcast con l'intervista a p. Geraldo Maia
28 dicembre 2017, 13:02