Versione Beta

Cerca

Vatican News
Soldato in Afghanistan Soldato in Afghanistan  (AFP or licensors)

Messa di Natale tra i soldati in Afghanistan. Mons Marcianò: siate operatori di pace

Il ruolo delicato ma decisivo del contingente italiano di pace in Afghanistan: lo sottolinea celebrando il Natale con i soldati, l'Ordinario militare parlando del servizio ai poveri e agli indifesi nelle periferie del mondo

Luca Collodi e Gabriella Ceraso -  Città del Vaticano

“I soldati italiani in Afghanistan vivono il mistero dell’incarnazione sulla loro pelle: qui operano per il bene degli altri”. Così il vescovo mons. Santo Marcianò, Ordinario Militare per l'Italia che ha celebrato la Messa di Natale a Herat con il contingente militare di pace italiano al comando del generale Gianluca Carai .

Soldati a servizio della crescita del Paese
“Sono venuto a portare a questi soldati la vicinanza non solo delle famiglie e dell’Italia, ma anche della Chiesa e posso constatare con i miei occhi quanti progressi stanno operando per il bene di questo paese e del suo popolo”. Mons Marcianò sottolinea il bisogno che c’è in Afghanistan di sicurezza, di contrasto alla violenza e al terrorismo, di difesa della donna  ma soprattutto quanta sete c’è di cultura.

Messa di Natale: la vostra missione è difendere la pace
Con coraggio i soldati italiani, racconta l’Ordinario, vanno nelle periferie del mondo rischiando la loro vita. Nella Messa celebrata con loro, il messaggio lasciato è proprio quello di essere “uomini e donne chiamati a difendere la pace. E difendere la pace significa difendere i luoghi santi, come i tanti altri luoghi minacciati dalla guerra e dalla violenza, dall’intolleranza e dalle persecuzioni, dall’attacco alla dignità della persona e dalla violazione del creato, dall’abuso sui deboli e dallo sfruttamento dei poveri".

Al fianco dei poveri e dei sofferenti
Difendere la pace, spiega ancora mons Marcianò, significa anche mettersi a servizio dei deboli, dei piccoli e dei sofferenti, sempre più spesso vittima dell’odio dei violenti e dell’esclusione dei potenti, ma anche della manipolazione di una tecnologia senza limiti e persino del dominio di leggi dello Stato". 

La violenza dell’Is non si ferma
Poche ore dopo la celebrazione della Messa un attentato  rivendicato dall’Isa ha fatto almeno sei vittime a Kabul  vicino a un edificio dell'intelligence . Un terrorista si e' fatto esplodere tra i civili che si recavano a lavoro.

Ascolta l'intervista di Luca Collodi a mons Santo Marcianò
25 dicembre 2017, 08:48