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Pace con l'Eritrea e sviluppo dell'Africa nel colloquio tra il Papa e il premier dell’Etiopia

Nel pomeriggio, Papa Francesco ha ricevuto in udienza Abiy Ahmed, primo ministro della Repubblica Democratica Federale d'Etiopia. Temi del colloquio: l'intesa e la ripresa dei rapporti diplomatici con la vicina Eritrea, la stabilizzazione di tutto il Corno d'Africa, lo sviluppo del continente e il contributo della Chiesa cattolica nell'educazione e nella sanità

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

La recente intesa e la ripresa dei rapporti diplomatici con l'Eritrea è stata al centro del cordiale colloquio, oggi pomeriggio poco dopo le 16, di Papa Francesco con il primo ministro della Repubblica Democratica Federale d'Etiopia, il 42enne Abiy Ahmed, accompagnato dal seguito composto da sei persone. Il colloquio, che si è svolto nel Palazzo Apostolico, è durato circa 15 minuti. La Sala Stampa Vaticana riferisce che "si è parlato dell’impegno dell’Etiopia per la stabilizzazione del Corno d’Africa"  e "ci si è soffermati sulla situazione regionale, sulla soluzione pacifica dei conflitti e sullo sviluppo socio-economico dell’Africa". Il Papa e il premier etiope hanno parlato anche delle "importanti iniziative in corso per la promozione della riconciliazione nazionale, nonché per lo sviluppo integrale del Paese". In tale contesto, riferisce ancora il comunicato della Sala Stampa, "non si è mancato di sottolineare il ruolo del cristianesimo nella storia del popolo etiopico e di valorizzare il contributo delle istituzioni cattoliche nell’ambito educativo e sanitario".

Scambio di doni

Al termine dell’incontro, il premier ha donato al Pontefice delle stoffe tipiche dell’Etiopia e un dipinto raffigurante Cristo Risorto. A sua volta Francesco ha regalato un medaglione di un artista del secolo scorso raffigurante il deserto su cui spiccano una spiga e un grappolo d’uva: un riferimento – ha spiegato il Papa - alla profezia di Isaia “il deserto un giorno diventerà giardino”. Donato anche il testo del Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2019 e quattro documenti pontifici: Evangelii Gaudium, Laudato si’, Gaudete et Exultate e Amoris Laetitia. Successivamente il premier etiope è stato ricevuto dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

Momento importante per l’Etiopia

L’udienza del Papa al premier Abiy Ahmed arriva in un momento importante per l’Etiopia che, dopo 20 anni di guerra e migliaia di vittime, lo scorso anno ha prima concordato in luglio e poi siglato il 18 settembre 2018 un accordo di pace con l’Eritrea. Un fatto storico, come ha voluto sottolineare il 7 gennaio scorso Papa Francesco, nel discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede:

Nel corso dell’ultimo anno vi sono stati alcuni significativi segnali di pace, a cominciare dallo storico Accordo tra Etiopia ed Eritrea, che pone fine a vent’anni di conflitto e ripristina le relazioni diplomatiche fra i due Paesi.

Una luce di speranza per i due Paesi del Corno d’Africa

Un cammino di pace che il Papa ha voluto incoraggiare anche all’Angelus del primo luglio 2018:

In mezzo a tanti conflitti, è doveroso segnalare una iniziativa che si può definire storica, e anche si può dire che è una buona notizia: in questi giorni, dopo vent’anni, i governi di Etiopia ed Eritrea sono tornati a parlare insieme di pace. Possa tale incontro accendere una luce di speranza per questi due Paesi del Corno d’Africa e per l’intero continente africano. 

L’ aiuto della Chiesa per gli orfani e le vittime della guerra

Papa Francesco, già nel maggio del 2014 nel discorso ai presuli della conferenza episcopale dell'Etiopia e dell'Eritrea in visita “ad limina”, aveva invocato la pace nella martoriata regione del Corno d’Africa:

Cari fratelli vescovi, insieme con i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i fedeli laici delle vostre Chiese locali, - affermò in quell’occasione - siete chiamati a diffondere questa fragranza di Cristo in Etiopia e in Eritrea. Molti anni di conflitto e di tensioni costanti, oltre a una diffusa povertà e condizioni di siccità, hanno recato tanta sofferenza alla gente. Vi ringrazio per i generosi programmi sociali che, ispirati dal Vangelo, offrite in collaborazione con i diversi enti religiosi, caritativi e governativi, tesi ad alleviare tale sofferenza. Penso in particolare ai tanti bambini che servite, i quali soffrono la fame e sono rimasti orfani a causa della violenza e della povertà. Penso anche ai giovani che, come molti loro amici e familiari, altrimenti vorrebbero fuggire dal loro Paese alla ricerca di maggiori opportunità e rischiano di perdere la vita in pericolosi viaggi. E naturalmente dobbiamo sempre ricordare i numerosi anziani che, in mezzo a tante difficoltà, potrebbero essere così facilmente dimenticati. I vostri sforzi nei loro riguardi, che danno una testimonianza così potente dell’amore di Dio tra voi, sono una grazia straordinaria per la gente. Nella vostra amorevole preoccupazione per i poveri e gli oppressi, possiate continuare a cercare nuove opportunità per cooperare con le autorità civili nel promuovere il bene comune”.

(Ultimo aggiornamento: 18.05) 

21 gennaio 2019, 17:24