Le vie di La Paz dopo le proteste Le vie di La Paz dopo le proteste 

Crisi in Bolivia: riunione urgente dell’Osa

L’Organizzazione degli Stati Americani avvierà un incontro speciale questo pomeriggio per esaminare le condizioni di del Paese. Appelli alla pace e alla non violenza dei vescovi e del Celam

Federico Francesconi – Città del Vaticano

Sono ormai tredici i ministri del governo Morales ad aver lasciato i loro uffici, mentre l’ex Presidente è diretto verso il Messico, che gli ha garantito asilo politico. Intanto in Bolivia non si sono fermate le violenze e i saccheggi, soprattutto nella zona di Santa Cruz, nell’est del Paese. In risposta a queste tensioni, la polizia e l’esercito hanno annunciato un intervento congiunto per porre un freno ai disordini nelle strade.

La Bolivia si trova ora senza un governo e la priorità per il Paese potrebbe essere quella di trovare qualcuno che possa governare fino a portarla a nuove elezioni democratiche. Presumibilmente l’incarico di Presidente sarà assegnato alla seconda vicepresidente del senato, Jeanine Añez Chavez, che ha già confermato di essere disposta a guidare la transizione; tuttavia la decisione deve essere approvata dal parlamento, tecnicamente ancora in mano al Movimento per il Socialismo, il partito dell’ex Presidente Morales, che potrebbe opporsi alla mozione, spingendo per un diverso governo di transizione.

Perché le ultime elezioni sono state contestate

I brogli nelle elezioni boliviane del 20 ottobre sono una realtà quasi certa. Anche la sola candidatura di Morales – la quarta, nonostante la costituzione del Paese ne permetta solo due – era stata frutto di una sentenza piuttosto controversa della Corte suprema, considerata generalmente uno dei molti organi dello Stato in mano al Presidente. Subito dopo le elezioni poi, l’opposizione ha denunciato delle irregolarità nella comunicazione dei dati di voto: un conteggio preliminare ufficioso, istituito per garantire la trasparenza, si sono rivelati diversi da quello ufficiale successivo e mostravano Morales e il suo avversario, Carlos Mesa, adagiati su numeri molto simili, facendo pensare ad un ballottaggio; questi dati non sono stati in seguito aggiornati per un giorno intero e quando sono riapparsi mostravano un distacco maggiore tra i due candidati, che è bastato a Morales per passare al primo turno, evitando il ballottaggio.
Questa situazione, quasi certamente frutto di brogli, ha infiammato gli animi della popolazione, in particolare nelle zone dell’Est del Paese e ha portato l’opposizione a chiedere con insistenza le dimissioni del Presidente, sostenuta anche dalle forze armate – fedeli a Morales – che si sono dette preoccupate per l’unità nazionale.

L’appello alla pace e alla solidarietà della Chiesa

Radio Ichilo, nella municipalità di Yapacanì, è stata assalita domenica da un gruppo di manifestanti che ha saccheggiato gli studi e dato fuoco al primo piano della struttura. La radio appartiene ai Salesiani a quali l’ex Presidente Morales aveva avuto rapporti pacifici da sempre. Il consigliere generale per la comunicazione dei Salesiani, Filiberto Gonzalez ha dichiarato di “rigettare ogni atto di vandalismo e violenza” e ha espresso “solidarietà verso i Salesiani e tutti i dipendenti di Radio Ichilo”.

Allo stesso tempo i vescovi hanno fatto un appello alla pace, rassicurando i cittadini sul fatto quello che sta avvenendo nel Paese non è un colpo di stato. Intanto anche il Presidente della Celam, monsignor Cabrejos Vidarte, ha ribadito la sua solidarietà verso la popolazione “stanca non solo dell’ingiustizia ama anche della violenza”.

Un Paese sull’orlo della guerra civile

“È impossibile anche per chi si trova in Bolivia fare una previsione di cosa accadrà a breve. Morales ha ancora una forte popolarità tra le popolazioni della Sierra, che potrebbero mobilitarsi per lui anche con violenza, ma le zone prospere dell’est difficilmente molleranno la loro posizione. La speranza è che si trovi un tavolo di dialogo e si componga una roadmap per riportare nei cardini istituzionali il Paese, altrimenti il rischio di una guerra civile resta reale.” lo ha spiegato ai microfoni di Radio Vaticana Italia Loris Zanatta docente di scienze internazionali e diplomatiche per l’università di Bologna.

Ascolta l’intervista a Loris Zanatta


 

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12 novembre 2019, 14:59