Non possiamo dimenticare parole e gesti di Papa Francesco in Armenia

Intervista al Presidente della repubblica d’Armenia Serzh Sargsyan, dopo l’udienza con Papa Francesco e la benedizione della statua di San Gregorio di Narek nei giardini vaticani. “Senza compromessi la pace in Nagorno-Karabakh non sarà possibile”. “Il Papa ci considera davvero il primo paese cristiano”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Dopo l’udienza con Papa Francesco e la benedizione della statua di San Gregorio di Narek nei giardini vaticani, il Presidente della repubblica d’Armenia Serzh Sargsyan, ha concesso a Vatican News questa intervista esclusiva sulla statua del santo monaco armeno e sui temi toccati nel colloquio con il Pontefice.

Signor Presidente, la statua di San Gregorio di Narek inaugurata oggi nei giardini vaticani è davvero un ponte tra Vaticano e Armenia e tra Chiesa cattolica e Chiesa armena apostolica?

R - Con la sua presenza in Vaticano e con il suo patrimonio spirituale, San Gregorio di Narek aggiunge un mattone che rafforza i legami spirituali tra l’Armenia e la Santa Sede.

 

Con Papa Francesco avete auspicato la soluzione delle situazioni di conflitto nella vostra regione. C’è speranza che con Azerbajgian e anche Turchia arrivi finalmente una vera pace?

R - Io non vedo nel futuro prossimo possibilità che queste relazioni possano essere regolate. Loro dovrebbero lasciare da parte le loro illusioni. Noi non accettiamo la loro convinzione di poter risolvere i problemi con la forza, perché sono forti. Il problema del Nagorno-Karabakh è molto complicato e senza compromessi da entrambe le parti non si potranno trovare soluzioni, quindi se riuscissimo ad ottenere un accordo con l’Azerbaigian per la soluzione del problema del Nagorno-Karabakh, sono sicuro che potremo regolare anche le nostre relazioni con la Turchia.

 

Con il Papa avete parlato anche della condizione dei cristiani nelle zone di guerra. C’è speranza che i profughi delle comunità armene in Siria e Iraq possano tornare presto nelle loro case?

R - I danni che sono stati causati in Medio Oriente a tutta la popolazione e alle nostre comunità armene sono difficilmente recuperabili, soprattutto per la nostra gente. Il danno è talmente grande, che difficilmente si potrà ricostruire una comunità in quelle zone, anche nel caso finisse il pericolo della guerra. Anche se io ho grandi dubbi che nel prossimo futuro, la guerra possa finire.

Gli armeni tengono ancora nel cuore i gesti e le parole di Papa Francesco nella visita di due anni fa?

R - Noi ovviamente siamo grati al Santo Padre, e non soltanto gli abitanti dell’Armenia, ma tutti gli armeni sparsi nel mondo. Quando noi armeni diciamo di essere il primo Paese che ha accolto il cristianesimo è un conto, ma quando questa cosa la dice il Papa di Roma, è tutta un’altra cosa. Come potremmo dimenticare questo? E’ impossibile.

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06 aprile 2018, 12:15