Un'area a sud del Mar Morto in cui risulta evidente la progressiva diminuzione dell'acqua Un'area a sud del Mar Morto in cui risulta evidente la progressiva diminuzione dell'acqua 

Costruire la pace sull’acqua: l’esperienza di una ong in Medio Oriente

E’ sempre più forte il legame tra questioni ambientali e contesti in cui è difficile assicurare pace e sicurezza. La scarsità di risorse naturali diventa una delle principali fonti di conflitto tra comunità o all'interno di comunità. Ma la gestione delle risorse può invece diventare il primo terreno su cui costruire condivisione ed è proprio quello che fa EcoPeace Middle East, come spiega Dalit Wolf Golan, tra i responsabili dell'Organizzazione non governativa

Fausta Speranza – Strasburgo

Il contesto del conflitto israelo-palestinese rappresenta uno dei più difficili per immaginare programmi condivisi di sostenibilità ambientale. Ma è proprio questa la scommessa che da anni porta avanti la ong senza scopo di lucro EcoPeace Middle East, che ha presentato il suo programma nell’ambito del Forum Mondiale per la Democrazia del Consiglio d’Europa, che si conclude oggi a Strasburgo. Al Palazzo d’Europa abbiamo incontrato Dalit Wolf Golan, tra i responsabili di EcoPeace Middle East. Spiega che se non c’è un rapporto diretto di causa - effetto tra scarsità di risorse naturali e guerre -, c’è sempre però un forte legame tra la carenza di risorse come l’acqua e l’insorgere di conflittualità. Sottolinea che in ogni caso una buona o una cattiva gestione delle risorse naturali giocano un ruolo importante in un senso o in un altro. E sottolinea che bisogna impegnarsi a valutare quali siano i migliori strumenti a disposizione per la risoluzione dei conflitti quando si tratta di risorse naturali. Bisogna studiare – raccomanda -  come integrare la gestione dei conflitti nelle politiche e nelle strategie relative alla gestione delle risorse naturali.

L’impegno di EcoPeace Middle East 

Dalit Wolf Golan spiega che EcoPeace Middle East è un'organizzazione non governativa senza scopo di lucro che riunisce ambientalisti giordani, palestinesi e israeliani. Ricorda che è stata fondata nel 1994 per promuovere lo sviluppo regionale sostenibile e le condizioni per la pace promuovendo la collaborazione intorno alle sfide ambientali condivise, in particolare la necessità di acqua. Racconta che EcoPeace mostra a israeliani, palestinesi e giordani come i loro destini nazionali e i loro interessi personali siano indissolubilmente legati al loro ambiente, e quindi l'uno all'altro. Tra gli obiettivi indica innanzitutto quello di incoraggiare un’azione che attraversi le linee di conflitto per avanzare soluzioni alle pressanti preoccupazioni ambientali, anche attraverso iniziative strategiche e partnership.

Tutti sulla stessa barca

Dal punto di vista ambientale, siamo tutti sulla stessa "barca", afferma Wolf Golan, raccontando che EcoPeace cerca di far sì che vengano sostituite le politiche che non tengono conto delle interdipendenze dell'ambiente condiviso con politiche che riconoscono una prospettiva più ampia di interessi, e cerca di promuovere una leadership preparata ad approfondire le aree di cooperazione e fiducia anche nell’ambito di un conflitto. In definitiva EcoPeace – ricorda - contribuisce alla sostenibilità ambientale e alla costruzione della pace in uno degli ambienti più difficili che si possano immaginare, dimostrando dunque che è possibile.  

Intervista originale in inglese:

Ascolta l'intervista con Dalit Wolf Golan

 

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10 novembre 2021, 09:18