Le immagini dell'incendio a Beirut (Reuters / Mohamed Azakir) Le immagini dell'incendio a Beirut (Reuters / Mohamed Azakir)

Incendio al porto di Beirut: fiamme e fumo nero

Un gigantesco rogo è divampato al porto di Beirut, dopo le devastanti esplosioni del 4 agosto scorso. Numerosi i video diffusi sui social che riprendono persone in fuga dal porto

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

L'incendio nel porto di Beirut "è sotto controllo": lo ha affermato il ministro uscente dei lavori pubblici libanese, Michel Najjar, citato dai media locali.  A poco più di un mese dall'esplosione che ha provocato quasi 200 vittime e un numero imprecisato di dispersi, oggi è tornato a bruciare il porto di Beirut, in Libano. Una colonna di fumo nero si è alzata, poco dopo mezzogiorno, nel cielo della città come testimoniano numerosi video e immagini diffusi via social network da cittadini spaventati.  Il presidente libanese, Michel Aoun, ha convocato per stasera alle 19 locali (le 18 in Italia) una riunione straordinaria del Consiglio di difesa interministeriale e interforze per discutere dell'emergenza.

A fuoco un deposito di gomme

Il vasto incendio  si è sviluppato all'interno di un deposito di gomme e olii. Le autorità hanno invitato la popolazione a tenere chiuse le finestre, non ci sarebbero feriti. Il cielo di Beirut è tornato, dunque, a tingersi di nero e sono stati numerosi, come testimoniano le prime immagini giunte dalla capitale libanese, i cittadini in fuga dal luogo dell’incendio. 

La Croce Rossa libanese

"Non c'è rischio di esplosione". Lo ha riferito il presidente della Croce Rossa libanese, citato dal Daily Star, riferendosi al grosso incendio che si è sviluppato nella zona del duty free al porto di Beirut, già devastato dall'esplosione avvenuta il 4 agosto scorso. Resta comunque alta l'allerta in tutta la zona interessata dal fumo sprigionatosi rapidamente.

Il disastro del 4 agosto 

L'esplosione dello scorso mese ha causato la morte di quasi duecento persone, migliaia i feriti. La violenza in particolare della seconda esplosione ha ribaltato le auto e devastato gli edifici con struttura in acciaio del loro rivestimento. All'interno dell'area portuale, è stata interamente distrutta una sezione del litorale. Testimoni hanno riferito che le case fino a dieci chilometri di distanza sono state danneggiate dall'esplosione, e fino a 300mila persone sono rimaste senza casa a causa delle esplosioni. Secondo il governo libanese, il secondo più grande silo di grano della città è stato distrutto, esacerbando la carenza di cibo causato dalla pandemia di COVID-19 e dalla grave crisi finanziaria. I danni si estendono su oltre la metà di Beirut, con il costo probabile superiore a 10 miliardi di dollari; inoltre la maggior parte degli hotel della città è stato danneggiato e tre ospedali sono stati completamente distrutti, mentre altri due hanno subito danni.

La giornata di preghiera del Papa 

Il Papa ha pregato per il Libano in queste settimane, incoraggiando il popolo libanese a perseverare nella speranza e a trovare l’energia per ripartire. Ai politici e ai leader religiosi Francesco ha chiesto di “guardare al bene comune e di impegnarsi con sincerità e trasparenza nell’opera di ricostruzione”, ed alla comunità internazionale di sostenere il Paese. “Riprendete coraggio, fratelli! La fede e la preghiera, siano la vostra forza. Non abbandonate le vostre case e la vostra eredità, non fate cadere il sogno di quelli che hanno creduto nell’avvenire di un Paese bello e prospero”, sono state le parole rivolte ai libanesi, annunciando un giorno di preghiera per il Libano, tenutosi lo scorso 4 settembre.

(Ultimo aggiornamento 10 settembre 2020. 17.56)
 

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10 settembre 2020, 13:35