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Myanmar, accorato appello dei leader religiosi per le prossime elezioni

"Facciamo nascere un nuovo Myanmar di speranza, pace e prosperità mentre marciamo verso l'obiettivo della democrazia attraverso le elezioni”, scrivono in un messaggio diffuso dal cardinal Bo i leader religiosi locali di Religions for Peace in vista del voto di novembre. Il Paese asiatico è alle prese con tre crisi che il nuovo Parlamento dovrà affrontare

Lisa Zengarini - Città del Vaticano

Cogliere “l’occasione d’oro” offerta dalle prossime elezioni politiche “per ascoltarsi l’un l’altro e decidere di perseguire il bene di tutti”, aiutando il Myanmar a superare la triplice crisi sanitaria, ambientale e sociale che sta vivendo. È il pressante appello rivolto a tutti gli attori politici, sociali e confessionali del Paese dai leader religiosi birmani di Religions for Peace (RfP), l’organizzazione interreligiosa mondiale impegnata nella promozione della pace, in un messaggio pubblicato in vista del voto di novembre. Intitolato “Seize this opportunity!” (“Cogli questa occasione!”), il documento porta le firme di numerosi esponenti buddisti, musulmani induisti e cristiani tra i quali i vescovi cattolici, ed è stato diffuso dal cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (Fabc), nonché co-presidente di RfP.

Le tre crisi 

Nel testo - pubblicato sul sito dell'agenzia Ucanews - essi ricordano che il Paese sta facendo i conti con tre crisi globali: la nuova emergenza del coronavirus, quella ecologica, che - sottolineano - riguarda in modo particolare il Myanmar, “uno dei cinque Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici”, e gli interminabili conflitti armati tra le comunità etniche e il Governo centrale, che da decenni insanguinano il Paese e che neanche la crisi sanitaria è riuscita a fermare. Guerre che chiamano in causa la responsabilità di tutti: l’esercito birmano, per la sua “ostinazione a rifiutare un completo cessate il fuoco per consentire alla Nazione di far fronte alla pandemia”, le autorità civili per la loro debolezza, i leader etnici e i loro complici stranieri “che traggono profitto dal commercio della giada o della droga”, ma anche i leader religiosi “troppo timidi nel protestare contro l'ingiustizia”.

Il futuro dei giovani

“Cosa possiamo fare di diverso invece di tornare a divisioni insensate?”, chiedono quindi i firmatari messaggio. “Quale futuro vogliamo per i nostri giovani? Come possiamo promettere un futuro migliore e dare salute, vantaggi e dignità alla nostra gente? Con quale coraggio e creatività possiamo rivendicare il nostro diritto al rispetto, all'uguaglianza, alla prosperità sostenibile e alla pace duratura per il Myanmar?”. Secondo i leader religiosi birmani, non basta siglare “accordi di pace fragili”, per superare i conflitti sociali nel Paese: Essi “possono sospendere i combattimenti, ma le foreste sono ancora saccheggiate. Ricchezze preziose vengono ancora prese dal nostro suolo e rubate alle generazioni future”. Occorre invece andare fino in fondo, "investire nella speranza, prepararsi per il mondo futuro dopo la pandemia, ascoltare il grido della Madre Terra, rispettarsi l’un l’altro, incoraggiare i giovani a studiare".

La pace 

“I buddisti, i cristiani e i musulmani del Myanmar, con leader etnici e delle comunità, possono vivere il messaggio che il mondo desidera ardentemente ascoltare”, sottolineano. “Quando presteremo attenzione l’un all’altro e guarderemo insieme verso il futuro, promuoveremo un mondo pacifico, giusto e inclusivo". “Il popolo del Myanmar merita la pace, non una guerra senza fine", ribadiscono quindi i leader religiosi, ma “non può esserci pace senza giustizia, non può esserci giustizia senza verità". Di qui, in conclusione, l'appello: "Facciamo nascere un nuovo Myanmar di speranza, pace e prosperità, mentre marciamo verso l'obiettivo della democrazia attraverso le elezioni”.

14 luglio 2020, 10:12