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Jurkovič: la proprietà intellettuale non ostacoli l'accesso a vaccino

Riconoscere i diritti della proprietà intellettuale, ma evitare che diventino un ostacolo al vaccino contro il Covid-19: lo ha chiesto l'arcivescovo Ivan Jurkovič, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, intervenuto ieri all'Organizzazione mondiale del commercio

Isabella Piro - Città del Vaticano

“I diritti della proprietà intellettuale, compresi i brevetti, non siano da ostacolo ad un accesso tempestivo a prodotti medici a prezzi accessibili, compresi vaccini e farmaci, o all’incremento di ricerca, sviluppo, produzione e fornitura di dispositivi medici essenziali per combattere il Covid-19”: questa la richiesta dell’Arcivescovo Ivan Jurkovič, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, intervenuto oggi al Consiglio per i diritti della proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPs), presso l’Organizzazione mondiale del commercio.

 Tra diritti privati ed esigente della società

“Un sistema di proprietà intellettuale ben progettato – ha aggiunto – deve bilanciare i diritti privati degli inventori con le esigenze pubbliche della società”. Se da una parte, dunque, “tali diritti devono essere adeguatamente riconosciuti” anche per “incoraggiare la ricerca di soluzioni che vadano a beneficio di tutte le persone bisognose”, dall’altra tuttavia, ha ribadito il presule, “è importante notare che i diritti della proprietà intellettuale non sono fine a se stessi, ma piuttosto un mezzo per raggiungere un fine”. Per essere validi, dunque, essi devono essere “subordinati alle esigenze del bene comune”. E questo, ha spiegato Monsignor Jurkovič, richiede “l'implementazione di meccanismi di controllo per monitorare o correggere, quando necessario, la logica del mercato”. Come diceva San Giovanni Paolo II, infatti, “la legge del profitto da sola non può essere applicata a ciò che è fondamentale per la lotta contro la fame, la malattia e la povertà”.

Assistenza sanitaria non sia subordinata a interessi privati

Di qui, il richiamo dell’Osservatore permanente affinché le politiche e le leggi mantengano “una prospettiva incentrata sul rispetto e sulla promozione della dignità umana, in uno spirito di solidarietà all'interno delle nazioni e tra le nazioni”. Sì, quindi, alla “tutela della proprietà intellettuale”, purché ciò non comporti “uno squilibrio” con “conseguenze negative” sulla società. Per questo, ha aggiunto il presule, è bene ricordare che “l'assistenza sanitaria non deve essere subordinata agli interessi privati” e che “l'accesso alle medicine dovrebbe essere garantito in accordo con il principio di non discriminazione e in uno spirito di equità, trasparenza, partecipazione e responsabilità”. L’impegno deve essere di tutti, ha sottolineato l’Osservatore permanente: nel mezzo di “questa crisi sanitaria globale”, infatti, tutti devono sentirsi chiamati a mettere a frutto “generosamente il meglio delle proprie capacità” per affrontare la pandemia e “guardare al futuro con creatività e speranza”, perché solo così si potrà “testimoniare la solidarietà concreta, indispensabile di fronte alle sfide globali” contemporanee.

Vaccino anti-Covid sia universale e per tutti

In quest’ottica, Monsignor Jurkovič ha suggerito all’Omc di prendere esempio dal passato, ovvero da quando, circa vent’anni fa, sono state rimosse alcune restrizioni sulla proprietà intellettuale per favorire l’importazione e l’esportazione di farmaci generici e a prezzi accessibili. Ora si potrebbe fare lo stesso, ha detto l’Arcivescovo, in relazione “alla prevenzione, al contenimento e al trattamento del Covid-19”. L’Osservatore permanente della Santa Sede ha concluso, poi, il suo intervento richiamando le parole di Papa Francesco, pronunciate all’Udienza generale del 19 agosto scorso: “Sarebbe triste se nel vaccino per il Covid-19 si desse la priorità ai più ricchi! Sarebbe triste se questo vaccino diventasse proprietà di questa o quella Nazione e non sia universale e per tutti”.

17 ottobre 2020, 07:42