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Monsignor Camillo Ballin con Papa Francesco Monsignor Camillo Ballin con Papa Francesco 

La scomparsa del vicario dell’Arabia settentrionale Ballin, uomo del dialogo

Comboniano, una vita spesa tra l’Egitto, il Sudan, il Kuwait. Monsignor Camillo Ballin è stato il primo Vicario apostolico dell’Arabia settentrionale, nominato da Benedetto XVI nel 2011. A Pasqua la sua scomparsa

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Missionario, vescovo, una vita spesa nell’imitare Gesù al servizio delle comunità cristiane presenti nei Paesi arabi a maggioranza musulmana. Monsignor Camillo Ballin, scomparso nella Domenica di Pasqua, a Roma, a causa di una malattia, ha lasciato un segno importante nella Chiesa perché primo Vicario apostolico dell’Arabia settentrionale. Venne nominato il 31 maggio 2011 da Papa Benedetto XVI che così gli aveva affidato la guida delle comunità cattoliche presenti in Bahrain, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita.

Comboniano appassionato

Era nato – riferisce l’agenzia Fides - in provincia di Padova, a Fontaniva, il 24 giugno 1944, era entrato prima nel seminario di Vicenza e poi, nel 1963, era passato al noviziato dell’Istituto religioso dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, dove aveva emesso la professione perpetua il 9 settembre 1968. Il 30 marzo 1969 aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale. Poi i viaggi in Libano e in Siria per studiare l’arabo, il servizio in Egitto poi 10 anni passati in Sudan e nel 2005 la nomina a Vicario apostolico del Kuwait. Per 15 anni è stato poi Vicario apostolico dell’Arabia settentrionale, servendo una comunità variegata, frutto dell’immigrazione dalle Filippine e dall’India, quasi due milioni e mezzo di persone, di cui un milione e mezzo in Arabia Saudita.

Le minoranze vanno sostenute

“Tutte le minoranze – aveva spiegato in un’intervista alla Radio Vaticana nel 2014 - devono essere sostenute, perché ogni persona è una creatura di Dio, sia essa cristiana o no. Anche i musulmani hanno delle minoranze. E ogni minoranza ha il diritto di esistere, di vivere, perché ogni persona è un essere umano e quindi perché deve subire oppressioni, fucilazioni, esecuzioni immediate, furti, imposizioni della religione? Perché? Ogni persona deve essere libera di scegliere la religione che vuole, di vivere secondo il rispetto della persona umana, della società umana, secondo i diritti umani. Ogni persona è creata da Dio e quindi, in quanto creatura di Dio, ha il diritto di vivere la propria vita, umana e religiosa, come desidera”.

L’Islam non è violento

Monsignor Camillo Ballin era un uomo diretto, seppur prudente. In un’intervista del 2016 sempre alla Radio Vaticana invitò l’Islam moderato a dire un “no” deciso al fondamentalismo. Così commentava l’invito al dialogo e all’accoglienza dell’altro rivolto dal Papa nel suo Messaggio al Meeting di Rimini, promosso da Comunione e Liberazione:

Ascolta l'intervista del 2016 a monsignor Ballin

R. – Certamente è un tema molto attuale, soprattutto in Italia che è il Paese più esposto a ricevere queste persone che scappano da guerre e da situazioni umanamente estremamente difficili e quindi è importante che conserviamo in noi questo senso di fraternità, di comprensione dell’altro. Io vivo nei Paesi arabi da 47 anni, ho vissuto anche 10 anni in Sudan con situazioni umanamente disperate: gente che soffriva terribilmente la fame, la discriminazione sociale e religiosa … Quindi, mi rendo conto come queste persone, che vengono dal Sudan e adesso anche da altri Paesi, vogliano scappare da situazioni che sono veramente difficili. Tante volte mi sono chiesto: ma, io sono italiano, io ho una base sicura, ho la mia famiglia religiosa, la mia famiglia naturale … ma se io fossi uno di loro, cosa farei? Farei come loro, cioè cercherei di scappare da questa situazione per assicurare alla mia famiglia e ai miei figli un avvenire più umano, più sereno, più felice. Quindi, bisogna stare molto attenti a non lasciarci ideologizzare, politicizzare da queste situazioni umane veramente straordinarie e pesanti.

Che cosa sta succedendo, invece, all’inizio del Terzo millennio nel mondo arabo? C’è un mondo arabo in movimento …

R. – C’è molto movimento, molta voglia di rivoluzione …

Rivoluzione, di che tipo?

R. – Rivoluzione dal punto di vista sociale: le famose primavere arabe. Ma poi i fondamentalisti se ne sono impossessati e da rivoluzioni sociali sono diventate rivoluzioni fondamentaliste. Come sarà il futuro, è difficile dirlo anche perché i “moderati” non si sono mai espressi. Cioè: cosa hanno fatto, cosa hanno detto i moderati? Li abbiamo visti improvvisamente in chiesa, alcune settimane fa, dopo l’uccisione di quel sacerdote, ma per me è stato più un evento emotivo che non una vera presa di posizione contro qualche cosa. Avrei preferito un evento più laico. Non hanno mai fatto una dimostrazione civica, pubblica, per dire che l’islam non è quello là. Possiamo noi convincere il mondo che l’islam non è violento, se questi “moderati” non hanno mai fatto una dimostrazione per dimostrare al mondo che quello non è il vero islam? Occorre una presa di posizione molto più seria, molto più radicale, con interviste ai giornali e con prese di posizione anche politiche, con espressioni chiare, forti, per dire che quello non è il vero islam. Ma questo non è successo e mi sembra che non stia succedendo.

 

14 aprile 2020, 14:46