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L'importanza dell'etica nel campo delle intelligenze artificiali

Intervista a mons. Polvani, sotto-Segretario aggiunto del Pontificio Consiglio della cultura, sulle parole di Papa Francesco durante l'Udienza ai partecipanti al Convegno "Il bene comune nell'era digitale"

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

"Dobbiamo raggiungere dei criteri e dei parametri etici di base capaci di fornire preziosi orientamenti ai problemi etici che l’uso pervasivo del progresso tecnologico solleva".

Ripercorrendo i nuovi elementi emersi dal convegno organizzato in Vaticano dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dal Pontificio Consiglio della Cultura, mons. Carlo Maria Polvani ribadisce le parole e la linea di Papa Francesco espressa anche durante l'Udienza di quattro giorni fa ai partecipanti al seminario: Le problematiche che siete stati chiamati ad analizzare riguardano tutta l’umanità e richiedono soluzioni estendibili a tutta l’umanità.

Ascolta l'intervista a mons. Polvani

D. – Quali sono gli elementi nuovi emersi da questo Congresso?

R. – Penso che siano due. Uno che è tipicamente del Congresso, e che è l’idea di mettere un’idea classica della cultura occidentale, come il bene comune, e metterla in un contesto totalmente nuovo, che è quello dell’era digitale. Questo, trovo che sia un grande sforzo e una grande innovazione. Il secondo è dovuto a una realtà, e la realtà è che nel linguaggio comune si continua a usare l’espressione “intelligenza artificiale”. In realtà, le cose non stanno esattamente così: cioè, dovremmo parlare dell’evoluzione delle intelligenze artificiali, che oggi è chiarissima in almeno tre tappe dove si vede come il bene comune interagirà con ciascuna di queste intelligenze.

D. – Vogliamo spiegare perché questa moltiplicazione delle intelligenze artificiali?

R. – Io direi così: quando noi facciamo un algoritmo, diciamo alla macchina di calcolare delle cose, guardare dei parametri, di gestirli. Questa è un’intelligenza artificiale semplice, e già con questa si può andare molto lontano. Poi possiamo dire alla macchina di imparare a farlo da sé: questo si chiama “machine learning”; e la macchina impara e ottimizza il sistema e si auto-programma. Ma non è finita qui: è quando chiediamo alla macchina di essere creativa lei, di auto-imparare, di avere un processo nel quale è lei che impara a partire da quello che ha già imparato. Un po’ come un essere umano: i bambini fanno così … E dunque, la macchina procede dal suo stesso sforzo di apprendimento. Questo si chiama “agi” (artificial general intelligence), o “strong ai” (strong artificial intelligence), l’intelligenza artificiale forte: nessuno sa fino a dove arriveremo, però questa esiste già.

D. – I principi dell’etica rimangono gli stessi?

R. – Assolutamente gli stessi. Basta pensare al principio del bene comune che forse è uno dei principi più antichi sicuramente raffinato da San Tommaso ma che era molto precedente alla cultura cristiana. 

D. –Quindi, non è un affare solo per credenti…

R. – Assolutamente no. Gli esperti che hanno partecipato al congresso, venivano da esperienza totalmente diverse e avevano fedi totalmente diverse e molti di loro non avevano nessuna fede e sono rimasti molto colpiti da questo approccio del Santo Padre. Una frase di Reid Hoffman, che è stato il fondatore di LinkedIn che è venuto al nostro congresso: “Technology make things very precises”, la tecnologia rende le cose precise. Un algoritmo alla fine non è che un calcolo. La macchina calcolerà, la domanda è fino a dove? Ci domandiamo: in altre applicazioni l’intelligenza artificiale colpirà molto più alcuni Paesi, alcuni settori della società, spesso i più deboli, in termini di lavoro, per esempio? E anche lì ci chiediamo dov’è il bene comune? Dov’è la nostra umanità? Siamo noi che governiamo tutto questo o ci lasciamo portare da quello che sta succedendo?

D. - Per concludere, la linea che Papa Francesco ha indicato qual è?

R. - Dobbiamo raggiungere dei criteri e dei parametri etici di base capaci di fornire preziosi orientamenti ai problemi etici che l’uso pervasivo del progresso tecnologico solleva. Senza questi parametri condivisi da tutti, rischiamo di perdere il controllo della situazione. Non che tutto sia negativo. Il Papa non dice assolutamente questo, anzi. Ci sono cose estremamente positive, però  il contributo che il Santo Padre e la Santa Sede possono dare in questo contesto, può essere molto prezioso.

 

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01 ottobre 2019, 13:15