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La Santa Sede agli indù: costruiamo insieme la fraternità

Come ogni anno, il Pontificio Consiglio per il Dialogo ha inviato un messaggio in occasione del Deepavali, una delle più importanti feste induiste

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

E' una necessità che coinvolge "ogni persona, in particolare cristiani e induisti", quella di essere "costruttori di fraternità e coesistenza pacifica" ovunque ci si trovi. Ha il tono di un appello tanto accorato quanto non più rinviabile, il Messaggio a firma del presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il cardinale Miguel Ángel Cardinale Ayuso Guixot. 

I destinatari sono tutti gli indù del mondo che il 27 ottobre celebreranno il Deepavali, una delle feste indiane più antiche e significative che simboleggia la vittoria del bene sul male.

“Pertanto, vivere in uno spirito di fratellanza e di amicizia attraverso un dialogo costante è un corollario naturale dell’essere una persona religiosa induista o cristiana”

Un mondo contraddittorio

"Accanto ad uno sviluppo senza precedenti in molti campi - si legge nel Messaggio - viviamo in un’epoca in cui, da un lato, vengono compiuti sforzi verso il dialogo interreligioso e interculturale, la cooperazione e la solidarietà fraterna. Dall’altro lato, è presente apatia, indifferenza e persino odio tra alcune persone religiose nei confronti di altre. Questo accade spesso per il mancato riconoscimento dell’ altro come fratello o sorella".

Un modo per orientarsi

Cartina di tornasole e ispirazione a “vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare” - prosegue il Messaggio - è il Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune, firmato congiuntamente da Papa Francesco e lo Sceicco Ahmaed el-Tayeb, Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi il 4 febbraio scorso. Così come le parole di Giovanni Paolo II nel Messaggio per la celebrazione della XXV Giornata Mondiale della Pace del 1992, mettono in luce come sia "nella natura della religione favorire un rapporto sempre più solidale tra gli uomini". 

Un mare di bene

Tra le sfide del nostro tempo, quella di "spargere semi di fraternità" in nome di un mare di bene nascosto ma che sta crescendo:

"Sebbene le notizie negative dominino i titoli dei giornali, questo non deve diminuire la nostra determinazione a spargere semi di fraternità, poiché vi è un mare nascosto di bene che sta crescendo e ci porta a sperare nella possibilità di costruire, insieme ai seguaci di altre religioni, e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, un mondo di solidarietà e di pace".

Da qui, il conseguente invito a impegnarsi ancora di più negli sforzi per costruire l’edificio della fraternità e la convivenza pacifica, avendo “a cuore il bene di tutti”, come affermato da Papa Francesco in occasione dell’apertura dell’Incontro interreligioso di Preghiera per la pace “Ponti di pace”.

Un esempio e una preoccupazione comune

Nel Messaggio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, anche l'invito a seguire l'esempio del Mahatma Gandhi del quale ricorrono i 150 anni dalla nascita e che Giovanni Paolo II definì "straordinario e coraggioso testimone di verità, amore e non violenza". In virtù, dunque, sia di "profonde convinzioni religiose reciproche" sia di "una proccupazione condivisa per il benessere della famiglia umana", il documento si chiude con un invito collettivo: 

"Possiamo unire le nostre mani con quelle di diverse tradizioni religiose e tutte le persone di buona volontà e sforzarci di fare tutto il possibile - con un senso di responsabilità condivisa - per costruire una società più fraterna e pacifica!

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21 ottobre 2019, 11:26