Papa Francesco e Marcelo Figueroa Papa Francesco e Marcelo Figueroa

Figueroa: l'ecumenismo di Francesco, rete sicura per un mondo che cade nel vuoto

Il biblista e giornalista argentino, amico di lunga data del Papa, riflette sul contributo ecumenico del Pontefice in questi dieci anni: "Un ordito accurato, persino chirurgico in termini di disegno, ma con il tempo si vedrà come una rete innovatrice per accogliere un mondo che sembra cadere nel vuoto delle sue miserie, dei suoi egoismi, delle sue crepe di odio"

MARCELO FIGUEROA

Biblista e giornalista

L’ecumenismo è, senza alcun dubbio, una delle colonne portanti o vie di confluenza più significative del pontificato di Papa Francesco. Mi riferisco  al termine ecumenismo in senso lato (in greco Oikoumene, terra abitata) per includere quello che conosciamo come dialogo interconfessionale e interreligioso. Tuttavia, nel caso di Papa Bergoglio, dobbiamo ampliare ulteriormente il concetto. Per riflettere sul suo approccio e contributo ecumenico è imprescindibile includere sguardi da e verso la interculturalità di razze e cosmovisioni, interconnettività del cosmo creato, interrelazione di ecosistemi e inculturazione periferica e popolare. Quest’ultimo concetto risulta fondamentale per farci avvolgere dalla luce del pensiero bergogliano sulla vera conversione ecumenica integrale.

Per riuscirci, bisogna immaginare i popoli poveri e quelli che vivono a contatto con la natura, ogni elemento del creato e del cosmo, e naturalmente ogni singolo sguardo trascendente e religioso, come soggetto mitico della sua ermeneutica ecumenica. Tutto ciò si comprende appieno se lo leggiamo con gli “occhiali cristocentrici” di Papa Francesco. E si traduce nella ricchezza di mantenere la sua visione di Gesù come garante di tutti i segreti della sapienza e della conoscenza (cfr. Col 2, 3), di sostenere senza fondamentalismi la sua identità cristiana nella solidità di un’incarnazione che risana la piaga di tutta l’umanità (cfr. Gv 1, 14) e arricchisce la sua cattolicità con un atteggiamento dialogante conciliante e conciliare.

Delle numerose linee ecumeniche che Papa Francesco ha tracciato da quando è diventato Vescovo di Roma, per motivi di spazio, ne esaminiamo solo alcune. Bergoglio ha definito l’ecumenismo in base alle situazioni che l’umanità e il pianeta hanno attraversato. Ha parlato dell’ecumenismo dell’amore, della misericordia, della pace, della solidarietà, della carne e del sangue. Nei suoi quaranta viaggi apostolici, in cui ha visitato più di sessanta Paesi, ha sempre dato all’ecumenismo un posto centrale nella sua agenda. Non sono stati pochi i viaggi esclusivamente ecumenici, come l’ultimo che ha compiuto, in Sud Sudan. Anche il sinodo per l’Amazzonia è stato ecumenico nella sua ideazione, nel suo svolgimento e nella sua documentazione testimoniale. Inoltre Papa Francesco ha incontrato centinaia di leader religiosi ortodossi, ebrei, musulmani, protestanti e di altre cosmovisioni o religioni mondiali.

Per molti vaticanisti le due encicliche che racchiudono il pensiero e l’eredità ancora in costruzione di Papa Francesco sono Laudato si’, che inizia con un riferimento al contributo del Patriarca ecumenico Bartolomeo, e Fratelli tutti, dove ricorda gli incontri e i documenti comuni con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb. Perciò queste due fonti inesauribili di studio, riflessione, analisi e prassi sono nella loro essenza ecumenici.

Per altri il momento culminante della parola e dell’influenza di Papa Francesco, per la sua drammaticità e universalità, è stato il suo discorso nella notte piovosa del 27 marzo 2020, in piena pandemia. Di fronte a quel “virus ecumenico” è stato Papa Bergoglio, solo in una piazza San Pietro vuota e silente, ad avere parole di speranza per un mondo sofferente. Risuonano ancora nel cosmo e nei nostri cuori le parole di quello Statio Orbis: “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”.

Quando cominciavamo a immaginare un mondo post-pandemia è sopraggiunto il flagello di una guerra in Europa, che si è aggiunta alle decine di conflitti bellici già in atto in diverse parti del mondo. Di fronte a questa terza guerra mondiale, Papa Francesco si è costituito voce profetica, di denuncia e d’instancabile appello alla pace. Innumerevoli sono i suoi messaggi, omelie, sermoni, discorsi e incontri ecumenici di preghiera per la pace, come pure le sue azioni concrete di vicinanza di fronte alla piaga del dolore delle persone sofferenti. Tuonanti e coraggiose sono le sue denunce dei poteri occulti bellicisti. Instancabili i suoi sforzi per implementare l’ecumenismo come diplomazia pacificatrice.

Conoscere la semiotica del suo ecumenismo, la forza dei suoi gesti, il linguaggio dei suoi silenzi, la profondità delle sue parole e il significato trascendente delle sue azioni concrete sarà indispensabile per comprendere la visione e la missione di Francesco. È un ordito accurato, persino chirurgico in termini di disegno, ma con il tempo si vedrà come una rete sicura e innovatrice per accogliere un mondo che sembra cadere nel vuoto delle sue miserie, dei suoi egoismi, delle sue crepe di odio e delle sue parole vacue. In questi primi dieci anni di papato, e nel suo legato inconcluso, il Papa argentino ci ha chiamati a costruire insieme ponti verso una Oikoumene piena di speranza.

(1) Contributo al documento “Reflexiones interreligiosas en gratitud a los 10 años del pontificado de Francisco” Conferenza Episcopale Argentina, marzo 2023.

 

 

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12 marzo 2023, 11:00